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Alitalia, a Etihad slot e Millemiglia

I 560 milioni di euro che Etihad Airways, salvo imprevisti, pagherà per il matrimonio con la nuova Alitalia, con meno debiti e meno personale, non saranno tutti destinati alla ricapitalizzazione della compagnia e all’acquisto del 49% del capitale.
La spesa per la ricapitalizzazione è limitata a 400 milioni, secondo quanto confermato da fonti autorevoli. Il resto dei soldi prenderà altre direzioni.
Circa 100 milioni, secondo lo schema di accordo, verranno impiegati dal vettore degli Emirati Arabi Uniti per l’acquisto della maggioranza azionaria di Alitalia Loyalty, la società al 100% della compagnia italiana nella quale a gennaio 2013 è stato conferito al valore di 150 milioniil ramo «Mille Miglia», il programma a punti per i biglietti premio.
Questi 100 milioni entrerebbero nelle casse di Alitalia-Cai, che si svuoterebbe delle attività di volo. Ulteriori 60 milioni verrebbero spesi da Etihad per comprare slot nell’aeroporto di Londra Heathrow, dove Alitalia per tamponare la crisi ne ha già venduto diversi. Etihad girerà gli slot di Londra ad Alitalia, che pagherà agli arabi un canone, si presume salato.
Tra analisti e osservatori c’è chi si è chiesto perché prevedere un’architettura dell’accordo così complessa. La via più semplice sarebbe fare un’unica iniezione di capitali di Etihad nella nuova Alitalia. Ma se Etihad versasse più soldi pretenderebbe una quota superiore al previsto 49% di Alitalia. Questo però non si può fare. Secondo le norme dell’Unione europea e le convenzioni internazionali il controllo di Alitalia deve rimanere a soggetti dell’Ue, altrimenti la compagnia perderebbe i diritti di volo.
Con lo schema concordato Etihad potrà versare più soldi per il salvataggio di Alitalia-Cai. Una conseguenza è che Etihad, oltre a detenere il 49% della nuova compagnia (il 51% sarà della Cai, nella quale ci sono le banche, Poste e gli altri soci italiani), potrà esercitare un controllo penetrante perché avrà in mano sia gli slot a Heathrow sia la banca dati dei clienti del Mille Miglia, considerata un prezioso veicolo di marketing.
Un passaggio simile c’è già stato con Air Berlin, la seconda compagnia tedesca, poco più grande di Alitalia, nella quale Etihad a fine 2011 ha incrementato la quota dal 3% al 29,2%, con un aumento di capitale nel quale ha versato 73 milioni. Nell’occasione Etihad ha anche fatto un prestito pari a 196 milioni in euro. A fine 2012 Etihad ha fatto la seconda mossa a favore di Air Berlin in crisi, ha comprato il 70% del suo programma di biglietti premio, Topbonus, per 184,4 milioni. Ora per dare i biglietti premio Air Berlin deve comprare le miglia da Topbonus-Etihad, in base a una «collaborazione». Il bilancio 2013 di Air Berlin afferma che «l’interruzione o il fallimento di questa collaborazione avrebbe un impatto negativo sull’attività e sulla posizione finanziaria della compagnia».
Air Berlin continua a perdere soldi (-315,5 milioni nel 2013), così il 27 aprile scorso Etihad ha dato un altro aiuto: si è impegnata a comprare 300 milioni di obbligazioni convertibili in azioni di Air Berlin. Questi interventi, a tappe, in Germania hanno rafforzato l’opinione che Etihad sia la padrona di Air Berlin. La Ue finora non ha sollevato obiezioni.
Per Alitalia l’intervento finanziario degli arabi avverrebbe in un solo colpo. La Commissione Ue vuole verificare se il piano di Etihad su Alitalia rispetta il regolamento europeo in base al quale devono essere soggetti Ue ad averne il controllo, non solo di diritto ma anche di fatto.

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