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Alitalia, 32 offerte ai nastri di partenza ma pesano gli accordi con Skyteam

Salvataggio Alitalia, buona la prima. Sul tavolo dei Commissari dell’ex-compagnia di bandiera sono arrivate ben 32 manifestazioni di interesse per la società. Ai nastri di partenza per l’asta si sono presentati un po’ di rivali (secondo indiscrezioni ci sarebbero tra gli altri Ryanair, Easyjet, Delta ed Etihad), private equity, studi legali che coprono i nomi dei loro clienti e persino il gruppo iGreco, storica famiglia calabrese attiva nella produzione di olio e vino. Nessuno, ovviamente, canta vittoria. Le proposte in questa fase sono più o meno scritte sull’acqua. Non prevedono la quantificazione dell’offerta in denaro, possono riguardare l’intera società o singoli pezzi e non sono vincolanti. Di più: garantiscono l’accesso (gratuito) ai segreti industriali di Alitalia. Luigi Gubitosi, Stefano Paleari ed Enrico Laghi scremeranno nelle prossime ore le lettere dei potenziali acquirenti e dal 12 giugno apriranno la “data room” ai partecipanti alla procedura di vendita. Entro fine luglio i candidati dovranno presentare offerte più circostanziate. A ottobre – a quel punto con il rischio di essere in piena campagna elettorale o post-elettorale – si arriverà alla volata finale. «Sono fiducioso che alla fine si troverà una soluzione per l’acquisizione dell’intero gruppo, è un asset interessante », ha detto ottimista il ministro alle infrastrutture Graziano Del Rio.
La partita a scacchi però è appena iniziata. E molti dei big preferiscono adesso rimanere alla finestra. Anche perché i meccanismi dell’asta – come saggiamente previsto dai Commissari – consentono di scendere in campo a eventuali new entry nelle prossime fasi e prevedono la formazione di cordate fino all’ultimo momento. Il numero uno di Lufthansa Carsten Spohr ha detto ieri di «non aver alcun progetto di rilevare Alitalia, ma di essere magari interessato a pezzi di flotta». Pronto in caso di fallimento dell’azienda italiana, a prenderne il posto sul mercato italiano piazzando sulle rotte i velivoli della Eurowing, la controllata low-cost del vettore tedesco. Più o meno la stessa linea di Ryanair (ieri pronta a mettere in gioco 20 aerei) e della Iag, la casa madre di British Airways e Iberia: il consigliere delegato Willie Walsh ha ribadito di non puntare al gruppo tricolore ma di «vedere opportunità di crescita in Italia attraverso Vueling».
A raffreddare gli entusiasmi, oltre allo stato di salute finanziaria non proprio brillantissimo di Alitalia, c’è la gabbia di ferro delle intese con SkyTeam. L’aerolinea tricolore è legata fino a fine 2022 alla joint venture transatlantica con Delta ed Air France e non può crescere almeno fino ad allora sul ricco mercato tra il Belpaese e gli Stati Uniti. Uscire da questo vicolo cieco comporterebbe il pagamento di penali pesanti.
La troika di commissari continua intanto il suo lavoro. I fronti aperti sono due: da un lato c’è il lavoro di lima per tagliare i costi. Il primo colpo di forbice, facile facile, è stato l’addio ai derivati sul carburante che ha portato a un risparmio una tantum di 90 milioni. Ora si sta cercando di operare interventi strutturali come la riduzione dei costi del leasing, da sempre una delle palle al piede del gruppo. L’altro fronte è quello del riposizionamento dell’offerta, rafforzando le tratte a lungo raggio. Ieri è stata annunciata la riapertura del volo giornaliero Roma-Delhi, a ottobre la capitale sarà collegata con le Maldive e verranno rafforzate le tratte con il Sud America. Un aiutino per il futuro di Alitalia è arrivato anche dall’Europa che – come anticipato da “La Repubblica” – ha iniziato a rivedere le regole dei cieli continentali con un processo che dovrebbe ammorbidire le regole che limitano al 49% le partecipazioni di società extra Ue nel capitale di vettori continentali.

Ettore Livini

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