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Aliquote Tasi, i Comuni scelgono la fascia alta

Il sospetto sarebbe dovuto nascere fin dall’inizio, quando si è parlato di una nuova tassa – la Tasi – sui servizi indivisibili. E che cosa sarebbero questi servizi «indivisibili»? L’illuminazione, la pulizia delle strade e poi che altro? E perché si è sentito il bisogno di farli pagare solo a partire dal 2014? 
In realtà il contribuente è di fronte a una specie di gioco delle due carte. Lo Stato rinuncia all’Imu. Ma taglia i trasferimenti ai Comuni. E li lascia liberi di recuperare quanto era venuto a mancare dalle loro casse introducendo una nuova tassa. La Tasi, appunto.
Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha annunciato settimana scorsa a «Porta a Porta» l’apposizione di un tetto alla tassazione del Comuni. Nell’attesa di una futura soglia, oggi sulla Tasi i municipi possono fissare un’aliquota massima del 3,3 per mille, purché lo 0,8 per mille sia destinato alle detrazioni per le categorie meno abbienti. «Secondo le nostre prime verifiche, i Comuni italiani si stanno orientando sul 2,5-2,6 per mille che poi sono le aliquote che consentono di ripristinare le entrate venute meno con la cancellazione dell’Imu sulla prima casa», tira le somme Guido Castelli, sindaco di Ascoli e responsabile finanza locale per l’Anci. Confedilizia, associazione che rappresenta i proprietari di immobili, fa previsioni un po’ diverse: «Bisogna tenere conto anche dell’Imu. Secondo noi il gettito dalla tassazione sulla casa aumenterà, e di molto. Ci aspettiamo che i contribuenti sborsino 24,8 miliardi, 15,6 in più rispetto al gettito Ici, 9,2 miliardi del 2011», valuta Giorgio Spaziani Testa, segretario generale di Confedilizia.
Quando si parla di Tasi regna la confusione per un motivo molto semplice: la scadenza di pagamento non è uguale per tutti. Ci sono Comuni che hanno fatto versare la prima rata entro il 16 giugno (2.178), altri dove si pagherà entro il 16 ottobre (poco più di 5.000), altri ancora dove il dovuto è atteso in un’unica soluzione entro il 16 dicembre. Il numero preciso sarà reso noto il 18 settembre, ma si parla di circa 800 municipi. Pochi per un motivo molto semplice: le amministrazioni che fanno pagare tutto in un colpo solo non possono andare oltre l’aliquota base dell’1 per mille.
Ad aggiungere confusione alla confusione ci pensano le detrazioni. Con la vecchia Imu c’era una franchigia di 200 euro che riduceva l’esborso per chi aveva un immobile modesto. Oggi, invece, tocca ai Comuni, caso per caso, decidere quali sono le categorie da salvaguardare. Modena ha deliberato 11 diverse misure di detrazione fissandole in funzione delle rendite catastali degli immobili. Delle nove detrazioni introdotte ad Asti, una ammonta a 5 euro. Alcuni Comuni, invece di usare per le detrazioni il parametro della rendita, usano quello della categoria catastale. E’ il caso di Lecco: 100 euro di detrazioni per la categoria A/4 e così via scontando. Avere un figlio a carico, poi, dà diritto a detrazioni diverse da Comune a Comune.
Ad Agropoli, in provincia di Salerno, è prevista l’aliquota dell’1,5 per mille per le unità «in uso a familiari». Ma non si chiarisce fino a quale grado di parentela. E già c’è chi sta riscoprendo prozii e biscugini. In molti Comuni, come a Macerata, la detrazione dipende anche dall’Isee, rendendo ancora più fumosa la faccenda.
In tutto questo una domanda pare sacrosanta: a quando i bollettini Tasi spediti a casa del contribuente come richiesto anche dall’ultima legge di Stabilità? «E’ anche il nostro obiettivo, solo dateci il tempo – risponde il responsabile finanza locale dell’Anci, Guido Castelli –. La Tasi è un contributo molto complesso prima di tutto per gli stessi Comuni. Abbiamo bisogno di mettere la macchina a regime».

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