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Aliquota minima per 130 paesi

Centotrenta paesi trovano l’accordo sul futuro del fisco internazionale delle società. Aliquota minima almeno al 15% e mini-prelievo sul reddito dei giganti di internet. Per chiudere i dettagli sarà necessario aspettare ottobre, ma intanto gli Usa hanno già bocciato la Ue sulla web tax.

I 130 paesi (su 139) dell’Inclusive Framework dell’Ocse, che rappresentano più del 90% del Pil mondiale, hanno approvato, ieri, una dichiarazione che stabilisce le linee guida definitive per la riforma del fisco internazionale formata da due pilastri.

Il primo pilastro ha lo scopo di garantire che le più grandi imprese multinazionali, comprese le società del tech, siano tassate dove operano e guadagnano.

Il pilastro riallocherà una parte dei diritti di tassazione delle multinazionali – dal paese di residenza verso il paese mercato, indipendentemente dal fatto che le imprese abbiano una presenza fisica nel paese.

Il secondo pilastro, invece, vuole limitare la concorrenza verso il basso sull’imposta sul reddito delle società, attraverso l’introduzione di un’aliquota minima globale.

Nell’ambito del primo pilastro, dovrebbero essere riassegnati più di 100 miliardi di dollari di profitti verso i paesi-mercato ogni anno.

Mentre, l’imposta minima globale, con un’aliquota minima di almeno il 15%, potrebbe raccogliere 150 miliardi di dollari di entrate aggiuntive ogni anno.

Nonostante l’accordo sul piano internazionale, il governo degli Stati Uniti ha chiesto urgentemente a diversi paesi all’Unione europea di bocciare la proposta per la tassa sul digitale prevista nell’Ue.

Gli Usa minacciano che l’imposta sul digitale, che sarà introdotta per finanziare parte delle risorse del Recovery Fund, potrebbe far saltare i colloqui Ocse, secondo un documento diplomatico Usa visto mercoledì dall’agenzia stampa francese Afp.

Il dibattito è stato lanciato negli ultimi giorni «in una discreta ma fortemente argomentata azione diplomatica da parte di Washington verso alcune capitali dell’Ue», hanno riferito le fonti diplomatiche.

La web tax Ue, che sarà annunciata dalla commissione europea il 14 luglio, «minaccia il lavoro intrapreso attraverso il processo Ocse/G20», afferma il documento del governo di Washington. «Vi esortiamo a lavorare con il consiglio europeo e la commissione europea per ritardare il suo rilascio», ha aggiunto il documento.

La tempistica «rischierebbe di far deragliare completamente i negoziati in un momento delicato», hanno dichiarato gli Stati Uniti.

Fonti diplomatiche hanno detto ad Afp che la richiesta degli Stati Uniti è stata consegnata ai ministeri di diversi paesi dell’Ue, tra cui Germania, Paesi Bassi, Svezia e Danimarca, anche se le autorità hanno rifiutato di confermare.

Insieme all’Irlanda, alcuni dei paesi contattati da Washington sono proprio quelli che hanno causato il fallimento della prima web tax europea proposta nel 2018 da Bruxelles.

Anche se non ancora pubblicata, la commissione europea afferma che la nuova proposta (diversa da quella precedente) sarebbe conforme a quanto concordato in sede Ocse e colpirebbe migliaia di aziende, comprese quelle europee.

In particolare, il commissario all’economia Paolo Gentiloni ha dichiarato che l’imposta non sarà discriminatoria e avrà un’aliquota contenuta.

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