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Alierta: «Telecom resterà italiana»

L’incontro tra il premier Enrico Letta e il presidente di Telefonica Cesar Alierta è stato interlocutorio. Letta, riferiscono fonti governative, «ha ascoltato con attenzione il piano di Alierta, in particolare per quanto riguarda investimenti e occupazione e si riserva una valutazione complessiva in sede collegiale con particolare attenzione anche alla sicurezza della rete nazionale di comunicazione».
Subito dopo il colloquio, era stato lo stesso Alierta a declinare i grandi temi trattati. Gli stessi – investimenti e occupazione – che erano stati oggetto di approfondimenti alla vigilia con l’ad Telecom Marco Patuano. E qualcosa in più sul ruolo di Telefonica come «socio industriale» con la promessa di mantenere l’«italianità» del gruppo. «È stata una riunione molto cordiale – ha riferito il numero uno di Telefonica – Abbiamo manifestato al premier il nostro impegno, come socio industriale di Telecom Italia, di aiutare a sviluppare il mercato domestico e gli investimenti». In particolare c’è l’impegno degli spagnoli a «far crescere gli investimenti in fibra ottica e 4G» e affinchè «Telecom resti una compagnia italiana e mantenga l’occupazione in Italia».
Dal contesto si evince che di integrazione tra Telefonica e Telecom, in questa fase, non si è parlato. E neppure, pare di capire, sarebbero state fornite rassicurazioni sul destino di Tim Brasil o di Telecom Argentina, due attività che in Sud-America sono in netta concorrenza con quelle degli spagnoli. Del resto anche per andare avanti in Telco, rilevando le residue quote degli italiani e salire così direttamente al 22,4% di Telecom, Alierta dovrebbe risolvere almeno il problema della sovrapposizione delle attività latino-americane, che le autorità locali non consentirebbero di assommare. E per ipotizzare una fusione dovrebbe anche affrontare il problema del debito perchè Telefonica, già di suo impegnata a proteggere il proprio livello di rating, non può farsi carico anche del fardello che oggi grava sulle spalle del gruppo italiano.
Oltretutto, come anticipato da «Il Messaggero», la Consob sul versante del debito si è già mossa con Telco per accertare se sussista il presupposto del controllo di fatto che, alla luce della normativa vigente, non rileverebbe ai fini dell’Opa ma rileverebbe sulla rappresentazione contabile della holding, che dovrebbe consolidare il debito di Telecom. La risposta all’Authority presieduta da Giuseppe Vegas è arrivata lunedì: Telco ha fatto notare che, come si evince dalla partecipazione alle ultime assemblee dove si è presentato circa il 50% del capitale, la sua partecipazione non è sufficiente ad assicurare il controllo. Adesso gli uffici della Consob stanno valutando se e come procedere.
Nel frattempo mentre i piccoli azionisti dell’Asati continuano a contestare il ruolo di Telefonica e reclamano di essere ascoltati anch’essi a Palazzo Chigi, lo sfidante di “minoranza”, Marco Fossati, che ha richiesto la convocazione dell’assemblea per valutare la revoca dei consiglieri Telecom espressi da Telco, ha a sua volta rivolto critiche alle valutazioni espresse nel corso e a margine dell’assemblea Mediobanca, che con Generali e Intesa partecipa a Telco. «I soci italiani di Telco e i loro relativi consiglieri nel cda di Telecom Italia dovrebbero avere la decenza di non fare dichiarazioni a favore di Telefonica soprattutto in conseguenza della loro uscita e cessione alla stessa – ha commentato Fossati da Londra dove sta incontrando i grandi investitori per spiegare la sua iniziativa – Se fossero sinceri nelle loro espressioni non avrebbero dovuto vendere la loro posizione, lasciando tutte le minoranze in mano al comando di Telefonica. Non si tratta di dare il benestare per il comando a gruppi stranieri o italiani ma bensì se consegnare il comando della società a gruppi che realmente abbiano a cuore la valorizzazione di Telecom Italia oppure opportunisticamente i propri interessi, sborsando pochi denari e tenendo in minoranza l’85% dell’azionariato». Secondo Fossati, che spezza una lancia a favore della riforma dell’Opa proposta da Massimo Mucchetti, «il sistema deve cambiare se vogliamo attrarre più investimenti esteri». «E le azioni si devono contare e non pesare». Quelle di Telecom, a Piazza Affari, sono salite ieri del 6,12%.

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