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Alibaba vola alto Offrirà a Wall Street azioni per 24 miliardi

Alibaba sbarca a Wall Street deciso a “incantare” i grandi investitori americani. Segno dei tempi, il record di un collocamento alla Borsa di New York potrebbe essere battuto da un gigante dell’economia digitale cinese. 24 miliardi di dollari è l’offerta di azioni sul mercato, per un valore complessivo della società stimato a 155 miliardi. Alibaba, numero uno del commercio online nella Repubblica Popolare, si può descrivere come “Amazon più Ebay più Paypal”, su scala cinese. Cumula mestieri che vanno dalla vendita al consumatore fino al “business-to-business” e l’export all’ingrosso. Inoltre ha al suo interno anche le piattaforme tecnologiche per il pagamento online, l’acquisto via smartphone, più diverse partecipazioni in attività che spaziano dalle telecom alla finanza.
Il suo punto di forza: comprare una quota di Alibaba è un po’ come diventare soci del boom economico cinese (mai veramente interrotto, neppure quando l’intero Occidente era in recessione), visto che quest’azienda è quasi un “riassunto” delle forze di quel mercato. Il suo punto debole: la tradizionale opacità delle società cinesi, i conflitti d’interessi, una corporate governance “tirannica”, e i legami incestuosi con il potere politico. Da ieri, con un primo incontro nella sede di Citigroup e un pranzo all’hotel Waldorf Astoria di New York, è cominciato il roadshow per convincere gli investitori americani. Decisivo sarà il responso dei big, gli investitori istituzionali come Fidelity. Un’operazione di queste dimensioni ha successo solo se “sfonda” nei portafogli di quelle istituzioni, fondi comuni, compagnie assicurative, gestori delle pensioni.
Il pubblico americano ha l’occasione di scoprire un personaggio davvero unico, il fondatore e capo assoluto di Alibaba. Si fa chiamare da anni Jack Ma anche se il suo nome cinese è Ma Yun. A 49 anni, come singolo maggiore azionista con il 9% del capitale, al termine del collocamento americano Jack Ma potrebbe diventare l’uomo più ricco del suo paese. Già oggi il suo patrimonio è valutato a 15 miliardi di dollari. Ma come il suo modello Bill Gates, anche lui ha annunciato che devolverà la maggioranza dei suoi averi in beneficienza.
Jack Ma si è formato proprio nella città dove ha sede Microsoft, a Seattle. Da ragazzo nella nativa Hangzhou la sua passione per l’America lo aveva portato a frequentare gli hotel per stranieri, per imparare l’inglese chiacchierando coi turisti. Poi era diventato interprete, con una sua agenzia di traduzioni inglese-mandarino. Infine, grazie a un amico sino-americano, il viaggio a Seattle nel 1995 gli spalanca nuovi orizzonti. Lì Jack Ma dà prova del suo talento visionario: Internet è ancora ai suoi sviluppi iniziali perfino in America, è un “oggetto” sconosciuto in Cina, eppure lui ne capisce le potenzialità, lo studia, e al ritorno in patria fonda una start-up che all’inizio è poco più che un indirizzario online.
L’avventura di Alibaba comincia invece nel 1999, con 17 amici riuniti in casa sua. La vocazione di partenza è soprattutto il “business-to-business”, il commercio tra aziende: Alibaba offre i suoi servizi come una piattaforma per i rapporti di importexport tra la Cina e il resto del mondo. E’ un’opportunità che colgono prevalentemente le piccole e medie imprese, che non hanno i mezzi delle multinazionali per affacciarsi sui mercati globali. Il commercio online al dettaglio, in stile Amazon, è una tappa successiva, quando Jack Ma crea il portale Taobao (letteralmente “cercare un tesoro”, sempre in sintonia col nome di Alibaba). A quel punto la sua crescita viene notata da Ebay che cerca di comprarlo. Segue una gara con Yahoo, che la spunta e diventa azionista al 40% versando un miliardo di dollari cash. Ma se il gruppo californiano s’illudeva di poter colonizzare Alibaba, deve presto ricredersi. Jack Ma non condivide il suo potere con nessuno, inizia una guerriglia strisciante contro Yahoo che al termine dovrà rivendergli una parte del capitale scendendo al 22% e accettare i suoi diktat. Oggi Alibaba ha un utile di circa 10 miliardi di dollari, su oltre 170 miliardi di fatturato. Ha 22.000 dipendenti, 250 milioni di comnpratori, e si stima che il 60% di tutti i pacchi consegnati in Cina passino attraverso questo intermediario.
Resta da vedere se gli investitori vogliano fidarsi di un imprenditore-autocrate, che ha molte compartecipazioni in comune coi rampolli della nomenclatura comunista. Il responso è vicino: il roadshow si conclude il 18 settembre, la sera stessa dovrebbe essere noto il prezzo.
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