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Alibaba chiude l’Ipo dei record

Alibaba, alla sua quotazione al New York Stock Exchange sotto il simbolo BABA, potrebbe “doppiare” il debutto di Facebook, avvenuto a 104 miliardi, rivaleggiando con la market cap odierna del re dei social network. E potrebbe non fermare qui le sue aspirazioni: i principali titoli sbarcati nell’ultimo anno a Wall Street ad oggi possono vantare, nell’insieme, guadagni di circa il 40 per cento. A dar conto della fame di titoli della società cinese ci sono le scommesse degli investitori istituzionali: almeno 50, secondo PivCo, hanno chiesto di investire oltre un miliardo di dollari. Un obiettivo, questo, in realtà voluto dall’azienda per favorire la solidità di un’Ipo sviluppatasi tra crescendi attese.
Alibaba sta cercando anche in altri modi di generare entusiasmo evitando allo stesso tempo di creare bolle speculative e troppa volatilità, lo spettro oggi temuto dagli investitori più prudenti: ha lasciato filtrare che non dovrebbe alzare oltre il prezzo di collocamento per mantenere valori «accessibili». Con multipli prezzi/utili del 2015 stimati tra 25 e 29, e’ al momento tra Amazon (71) e Google (19).
Le grandi sfide non finiscono però con l’arrivo in Borsa di venerdì. In gioco, hanno avvertito gli operatori durante il road show che sta per terminare dopo un giro del mondo in due settimane da New York a Hong Kong, resterà ancora la trasparenza del business, dei margini di profitto e della governance. E fin da subito nascerà anche un altro grande interrogativo: quello sull’impiego efficace delle nuove risorse per continuare il suo veloce passo di crescita – da ricordare che soltanto nell’ultimo trimestre Alibaba ha evidenziato numeri robustissimi, ha aumentato il fatturato del 46 per cento e ha addirittura triplicato gli utili – e soprattutto per dar corpo all’immagine di azienda davvero globale.
Stando ad alcuni analisti il colosso cinese potrebbe mobilitare, tra capitali raccolti o prestati, un tesoro da 50 miliardi da investire in acquisizioni. Un assaggio della sua strategia acquisitiva l’ha già dato in Cina, dove vuole proseguire nella cattura dei nuovi ceti medi, rilevando in pochi mesi una dozzina di aziende, da case cinematografiche e di video a imprese di prenotazioni di taxi, da società di robotica a gruppi di realtà virtuale. Ora però il palcoscenico diventerà internazionale e il patron Jack Ma ha già definito Alibaba alla stregua di uno «zoo con molti animali piuttosto che una fattoria con un unico allevamento».
La lista provvisoria di un possibile shopping post-Ipo – Alibaba ha previsto di crescere in particolare negli Stati Uniti e in Europa – è stata ormai redatta a Wall Street e comprende nomi di rilievo: c’è la messaggistica istantanea di Snapchat e Kik. Come anche la casa di produzione cinematografica e televisiva indipendente Lions Gate e il gruppo di streaming Tv Roku. Spuntano poi i servizi di cloud computing di Akamai e Rockspace. E non manca chi vede quale obiettivo addirittura la stessa Yahoo, tuttora alla ricerca di identità nonchè azionista di Alibaba.
Tutte operazioni che apparirebbero in linea con l’ambizione del colosso cinese di diventare la prossima Facebook o, meglio, la futura Google, un gigante tecnologico e di Internet che dal business originario, nel suo caso il commercio elettronico, è in grado di diramare le sue attività in molteplici direzioni. È un’ambizione, oltretutto, che non nasconde: per volumi di transazioni elettroniche gestite, grazie a piattaforme quali Taobao e Tmall, già supera con 248 miliardi di dollari il totale di rivali quali Amazon ed eBay. Domani, si legge nel prospetto per il collocamento, «intendiamo compiere acquisizioni strategiche per allargare la nostra base di utenti, per migliorare il cloud computing, per aggiungere prodotti e tecnologie complementari e per rafforzare ulteriormente il nostro eco-sistema».
L’effetto Alibaba, di sicuro, già sta condizionando gli scambi sui mercati, da New York a Hong Kong e Shanghai, ancor prima del collocamento. Le cosiddette “magnifiche sette”, una pattuglia di sette aziende cinesi con stretti rapporti d’affari con Jack Ma o che gli hanno ceduto partecipazioni, sono in rialzo in media del 15 per cento nell’ultimo mese sulla scia dell’ottimismo per lo sbarco a New York. Mentre a Wall Street il “rumor” è che recenti pressioni sul Nasdaq e su numerosi titoli tecnologici riflettano il desiderio dei gestori di liberare risorse per potersi gettare, i prossimi giorni diranno se a torto o a ragione, sull’Ipo che promette nuovi record.

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