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Alfano, frenata sul processo breve: elimineremo la norma transitoria

di Dino Martirano

ROMA — La campagna del governo a sostegno della riforma costituzionale della giustizia non conosce soste. Così, dopo l’intervento di sabato contro «la dittatura dei giudici» , il presidente del Consiglio torna sull’argomento nel corso di un collegamento telefonico con una convention del Pdl a Torino: «Sono coraggioso, temerario, forse anche un po’ eroico e matto per cui ho detto "variamo subito questa importante riforma e lo abbiamo fatto nel consiglio dei ministri» . Sulla riforma, aggiunge il premier, «non faremo forzature, ci sarà l’impegno di adeguare il nostro Paese a quanto avviene negli Usa, in Francia e in Gran Bretagna» . Berlusconi, dunque, dice di essere un «po’ matto» perché, ha spiegato ai suoi supporters, «sono sotto cinque processi, di cui uno civile terribile (lodo Mondadori, ndr) perché mi si chiede una montagna di soldi e tutte le persone sagge mi hanno detto di non presentare adesso la riforma della giustizia perché altrimenti "chissà che ti fanno"» . Invece, ha aggiunto il premier, «ho ritenuto che, avendo finalmente la maggioranza in grado di andare avanti, ora sia davvero necessario varare la riforma della giustizia» . Dunque la strategia comunicativa del governo punta a sganciare gli interventi legislativi sulla giustizia dai processi che vedono come imputato il presidente del Consiglio. E su questa strada si muove, in sincronia con il premier, il Guardasigilli Angelino Alfano, che dice a In mezz’ora: «Proporrò il ritiro della norma transitoria sul processo breve» , il testo che il 28 marzo va in aula alla Camera, anche perché «non ho mai considerato la legge sulla ragionevole durata del processo come una norma ad personam verso Berlusconi» . E ora l’apertura del ministro — che però ancora non ha detto una parola definitiva su un’altra norma in cantiere, quella che potrebbe ritoccare verso il basso i termini della prescrizione del reato, con ricaduta su tutti i processi in corso — viene definita «una buona idea» dal vice presidente del Csm, Michele Vietti. Anche Italo Bocchino, vicepresidente di Futuro e libertà, parla di segnale positivo: «Si realizzerebbe una delle precondizioni per il dialogo. Anche se poi il vero problema è quello delle risorse per far funzionare l’amministrazione della giustizia» . Il clima politico appare meno aspro. E così il ministro Alfano è ormai impegnato su tutte le reti televisive -«È davvero un bravo comunicatore» , gli riconosce il leader della Destra, Francesco Storace — a lanciare un messaggio teso a far muovere il Pd dalla posizione del muro contro muro: «Il Pd ha una posizione un po’ cinica. Quando si dice "la proposta si può discutere ma non va bene il proponente", significa affermare che "è utile fare la riforma della giustizia ma non siamo disponibili a condividerla perché c’è Berlusconi"» . Alfano, poi, dice di non temere lo sciopero dei magistrati: «Spero però che non arrivi neanche il primo. Gli scioperi producono contrapposizione violenta. E visto che i magistrati saranno ascoltati nelle commissioni parlamentari, sono convinto che la magistratura possa ottenere molti più risultati confrontandosi con il governo, spiegando nel merito le posizioni dell’Anm» . Sulla legge che limita le intercettazioni, ferma alla Camera, il ministro annuncia che la maggioranza è «pronta a discutere un testo il più possibile condiviso a patto che, prima di riprendere a parlarne, non si scatenino le strumentali manifestazioni di piazza» . E ancora, il ministro teme ritorsioni giudiziarie? «Assolutamente no. Non temo neanche le intercettazioni, neanche se mi mettono una microspia tra un neurone e l’altro, perché i reati nemmeno li penso» . E poi, ha aggiunto il ministro che rappresenta l’intera organizzazione giudiziaria, «perché non posso immaginare una magistratura che si vendichi con il legislatore con un’azione personale» . Alfano infine conviene che la nuova classe dirigente politica non ci sarebbe se non ci fosse stata Tangentopoli: «Non ho recriminazioni per quell’epoca storica, neanche a titolo personale» .

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