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Alfa Romeo e Cassino, la voglia di Volkswagen. La resistenza Fiat

MILANO — C’è molta attenzione per la presentazione dei conti semestrali di Fiat e Chrysler che Sergio Marchionne terrà questo pomeriggio. Oltre allo stato di salute del gruppo dopo il crollo delle vendite che ha fatto piombare il Lingotto ai livelli del 1979 e lo stop di due settimane a Pomigliano per cassa integrazione, gli analisti molto probabilmente chiederanno all’amministratore delegato di tornare sulle polemiche nate dalla sua denuncia di concorrenza al ribasso sui prezzi portata avanti da Volkswagen e sulle indiscrezioni circa un interesse della casa tedesca per il marchio Alfa Romeo, che potrebbe essere rilevato insieme con uno dei quattro stabilimenti Fiat (le ipotesi spingono per Cassino).
È noto che il Lingotto ha sempre sostenuto che il marchio Alfa Romeo non è cedibile perché è proprio su di esso che la Fiat intende tornare in forza sul mercato americano. Ma adesso ci sarebbe stata un’accelerazione nell’interesse del gruppo tedesco — come rivelato domenica dal Corriere —, che avrebbe fatto sapere alla Fiat di puntare proprio a rilevare insieme con il marchio anche uno stabilimento.
In Europa c’è un problema enorme di sovrapproduzione, ha più volte sottolineato Marchionne. Che colpisce però soprattutto Fiat, Peugeot, Ford Europe, meno la Volkswagen. E anche nei giorni scorsi ha ripetuto che, se le cose non cambieranno, uno stabilimento su quattro è a rischio: una situazione completamente diversa da quella che si profilava al momento del lancio del piano 2010-2014 «Fabbrica Italia».
Cedere uno stabilimento consentirebbe a Marchionne di ridurre la sovrapproduzione, ma lascerebbe insediarsi in Italia un concorrente temibile che già ha fatto ingresso nel settore rilevando — attraverso Audi — la Ducati per di più senza barricate dei sindacati. Volkswagen potrebbe fare leva sull’essere un produttore veramente mondiale — sono 8,3 milioni nel pianeta le auto del colosso di Wolfsburg contro i 4 milioni di Fiat-Chrysler —, sulla presenza più equilibrata nei vari mercati e su una forza finanziaria che il Lingotto non ha. Da Torino non commentano l’ipotesi, visto che più volte è tornata a circolare.
Una indicazione potrà arrivare anche dall’incontro di domani con i sindacati: «In questo momento non ci sono le condizioni per parlare di vendita di marchi e stabilimenti», è il commento di Rocco Palombella, segretario generale della Uilm, «da Marchionne ci attendiamo comunque un aggiornamento sulle prospettive di mercato e una riconferma degli investimenti previsti a partire da Mirafiori e Cassino. Il resto sono indiscrezioni sulle quali chiederemo chiarimenti».

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