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Alfa e Maserati, la guida a Bigland

Riassetto al vertice per Alfa Romeo e Maserati. Harald Wester ha lasciato la responsabilità dei due marchi per concentrarsi sul ruolo di Chief technology officer di Fca (Roberto Fedeli, arrivato dalla Bmw, dopo essere stato in Ferrari a febbraio era stato già nominato Chief technology officer di Alfa Romeo e di Maserati). Dei due brand ora si occuperà Reid Bigland, dal 2015 a capo di Alfa Romeo e delle vendite di Fca per la zona Nafta, nominato nuovo chief executive officer di Alfa e Maserati. Bigland ha doppia cittadinanza, americana e canadese, e ha in mano tutte le strategie commerciali e i rapporti con i concessionari della regione. È entrato a far parte del Group executive council (Gec) di Fca nel 2010, dimostrandosi uno dei migliori collaboratori di Sergio Marchionne negli Usa.

L’avvicendamento era nell’aria da tempo e conferma le ambizioni che Fca ripone in questi marchi. Entrambi presentano due modelli chiave – Alfa Romeo Giulia e Maserati Levante – per inserirsi in mercati determinanti per l’espansione globale di Fca, come quello americano in particolare, da cui era esclusa da anni. Alfa e Maserati si collocano, rispettivamente, in segmenti di forte crescita: la prima tra le berline eleganti, di categoria «premium», a cui ambiscono le flotte delle aziende, il secondo rappresenta il suv elitario.

Le due vetture hanno subito ritardi di produzione (la ragione vera della sostituzione di Wester?) dovuti al raggiungimento della qualità superiore, richiesta da entrambi i progetti che sicuramente hanno comportato costi aggiuntivi. Maserati, a livello commerciale, ha una propria struttura indipendente, Alfa Romeo, invece, sarà supportata dalle singole regioni che gestiranno, individualmente, la rete di vendita.

Nel frattempo la diatriba tra il governo tedesco e quello italiano relativo a presunti problemi riguardanti le emissioni di motori Fca, si sta stemperando. In Germania, la stampa sta appoggiando la posizione – corretta – del gruppo italoamericano che ha affermato che il controllo deve essere effettuato nel paese di produzione e omologazione dei vari modelli. Un principio che non può essere messo in discussione poiché, a nostra volta, potremmo richiedere test di verifica per tutte le auto straniere che vengono immatricolate in Italia. Sarebbe un pessimo esempio per un’Europa unita.

Bianca Carretto

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