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Alessandra Manuli

Dall’industria alla finanza, convinta che mercati e investimenti abbiano il «dovere» di giocare un ruolo nella ripartenza dell’economia reale. E che anche i capitali familiari debbano fare la loro parte. Così Alessandra Manuli, fedele alle proprie idee, ha subito aderito a Hope, la piattaforma per sostenere il Paese nella fase critica della trasformazione e dello sviluppo post Covid-19 che attraverso un fondo raccoglierà a regime 10-15 miliardi. Tra i soci promotori — poco più di 20 in questa fase e nessuno con il controllo — ci sono nomi come Unicredit, Bnl, Banca Mediolanum, Banca Generali, Banco Bpm, Amundi e tante famiglie.

C’è infatti anche la AM Holdings, il family office di Antonello Manuli e di cui sono vice presidenti Alessandra e la sorella Elisabetta. Entrambe votate alla finanza per le imprese ma con tanta industria alle spalle.

«Ci siamo subito innamorati dell’iniziativa che ci è stata proposta perché Hope è un modello del tutto nuovo per la crescita del Paese convogliando i capitali privati sull’economia reale. E riflette anche quello che facciamo noi attraverso il nostro family office. Questo è un momento di fermento positivo sul mercato, iniziato con l’arrivo del governo di Mario Draghi. C’è voglia da parte delle famiglie di essere attori nella ripartenza e anche gli investitori stranieri sono tornati a guardare con vivacità al mercato italiano».

Alessandra Manuli, 46 anni, laurea in Economia alla Bocconi, terza generazione degli industriali di Manuli Rubber industries, uno dei champion nazionali nell’oleodinamica, è l’amministratore delegato della Hedge invest sgr, forse la più conosciuta delle declinazioni di AM Holdings con circa un miliardo di asset gestiti, di cui la famiglia è sempre stata, oltreché azionista di controllo, tra i principali investitori: «Mostriamo a chi investe che la famiglia partecipa al rischio e ai risultati».

Hedge Invest è stata uno dei pioniere nel mondo degli investimenti alternativi. Nel 2001 ha lanciato il primo fondo hedge, poi sono arrivati quelli di private debt, real estate e Npl. «È nata come boutique di investimenti — racconta Alessandra Manuli — ma non ha mai smesso di evolvere».

Adesso il family office è di nuovo protagonista perché è entrato con il 4,5% (una delle quote più consistenti dopo quella delle banche) nella cabina di regia di Hope che si configura come una sorta di Fondo sovrano, ma tutto privato: investirà nella rigenerazione delle città e e sosterrà le imprese, con un approccio di lungo periodo.

Smart city

«Tante volte i governi hanno parlato di un fondo pubblico per intervenire a sostegno di imprese e città. Questa volta è nata un’iniziativa di matrice tutta privata. Per il 70% la raccolta sarà investita in prevalenza nelle Smart City, per promuovere modelli di Smart City in Italia, e il resto sarà convogliato su Pmi innovative, high tech e startup. Ma si guarderà a imprese sostenibili, a infrastrutture green, che sono poi anche in linea con gli obiettivi del Recovery fund, spiega l’imprenditrice —. Hope valuterà investimenti anche in settori più tradizionali, ma che rispettino i criteri Esg».

C’è d’altronde ben più di un filo rosso che collega Hope all’attività di Alessandra Manuli. È stato infatti Galeazzo Pecori Giraldi, banker di lungo corso tra Société Générale e Morgan Stanley e dal 2019 presidente proprio di Hedge Invest, a presentare l’iniziativa al suo family office. E, secondo quanto risulta a L’Economia, potrebbe fare parte del futuro Comitato investimenti corporate del nuovo super fondo. Hope sarà una Sicaf Eltif, quotata e Pir Alternative prevista dal dl Liquidità, un profilo tecnico che Hedge Invest conosce bene. Proprio nel suo vivaio è nato un fondo Eltif in partnership con Algebris, che la scorsa settimana ha firmato il primo closing con l’obiettivo di arrivare a 100-150 milioni.

«Anche qui saremo investitori pazienti che guardano alle mid e small-cap italiane, quotate o in fase di quotazione, con una capitalizzazione inferiore ai 500 milioni e su un orizzonte temporale medio-lungo. L’investimento avverrà principalmente in sede di Ipo e pre Ipo. In un mercato che ha visto tanti delisting noi sosteniamo le aziende lungo il cammino verso Piazza Affari», dice Manuli che racconta come quest’anno, secondo chi il mercato lo conosce, ci siano una cinquantina di quotazioni in rampa di lancio tra Aim e allo Star, un segmento che «non ha nulla da invidiare al Nasdaq perché ha reso il 500% negli ultimi 15 anni». Ora «Cercheremo le eccellenze per accompagnarle nella crescita — dice — facilitati anche dagli incentivi fiscali. Chi investe nel capitale di un’impresa e resta per almeno cinque anni sarà esente dalla tassazione sul capital gain e godrà dei crediti di imposta perché sostiene aziende italiane, che hanno bisogno di finanziamenti stabili sul lungo termine, e i progetti infrastrutturali sulle città».

Le prossime sfide

E proprio la rigenerazione dei nuclei cittadini è l’altro link tra il family office di famiglia, Hope e la rinascita delle città. La nuova nata sotto il cappello di AM Holding è la AMH Urban Regeneration Holding, lanciata ora pienamente operativa. Sarà questa la società — presieduta proprio da Alessandra Manuli —, attraverso la quale la famiglia partecipa al maxi fondo. «Abbiamo iniziato con la rigenerazione di condomini, con l’efficientamento energetico, che grazie all’ecobonus al 110% è di fatto gratuito. Siamo partiti da Biella dove è nata un’opportunità e dove anche una burocrazia più semplice ci ha permesso di procedere più spediti. Ma non dimentichiamo Milano, dove siamo impregnati nell’upgrade di un palazzo storico di famiglia in via Vittor Pisani, con dieci piani di mille metri quadrati ciascuno. Sarà dedicato a spazi per uffici e avrà tutte le certificazioni più avanzate».

Quindi è convinta che il lavoro ripartirà nella modalità pre Covid? «La modalità sarà più flessibile e gli spazi devono riflettere questo trend che la pandemia ha solo confermato. Ma su Milano la richiesta resta forte, trainata dai gruppi internazionali, grazie al nuovo governo, alla stabilità e alla fiducia. Le imprese forse ora cercano superfici più piccole, ma a Milano vogliono esserci». Il real estate è sempre stato un business di famiglia. Nel 2009 Hedge Invest aveva lanciato il primo fondo dedicato al settore negli Usa. «La crisi immobiliare faceva emergere opportunità. Ma oggi come famiglia vogliamo partecipare al rilancio dell’Italia».

Tanti i fronti aperti. Un’altra carta Hedge Invest la giocherà per i liberi professionisti. «Quelle partite Iva che hanno difficoltà a finanziarsi. Stiamo raccogliendo Hi Confilend, un fondo dedicato ai finanziamenti di piccolo taglio, in partnership con gli otto principali Confidi ed è visto con favore dalle maggiori Casse perché è un’iniziativa di sistema», dice Manuli. La finanza è nel cuore, ma l’impresa è nel Dna. A rotazione con la sorella Elisabetta siede nel cda di Manuli Rubber, di cui il suo ramo familiare possiede ancora il 20 per cento.

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