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Albo curatori, criteri meno severi

Il decreto ministeriale sull’Albo nazionale dei curatori potrebbe essere varato già all’inizio del prossimo anno, ma le regole per il suo popolamento dovranno essere modificate prima. La revisione, con molta probabilità, non verrà affidata al Dlgs correttivo del codice della crisi, perché va approvata in tempi più brevi.

Le modifiche dovrebbero rendere meno stringente il meccanismo di primo accesso, fortemente criticato dalle categorie interessate perché non tiene conto della durata, spesso pluriennale, delle procedure. Attualmente il codice prevede che per iscriversi al nuovo Albo nazionale dei soggetti incaricati dall’autorità giudiziaria di gestire le procedure di crisi sia necessario aver ricevuto 4 incarichi in 4 anni.

La questione più scottante, su cui la polemica è accesa, è però il rinvio dell’entrata in vigore delle procedure di allerta per le piccole imprese, che scatteranno a metà agosto 2020. Una richiesta avanzata dai commercialisti, ma anche da Confindustria e Unioncamere e che, per ora, il ministero della Giustizia non intende accogliere.

La proroga non è infatti prevista dal testo del decreto correttivo del codice cui sta lavorando l’ufficio legislativo del ministero e che dovrebbe essere pronto per fine novembre. Oltre a cancellare errori (in alcuni punti compare ancora la parola fallimento), il Dlgs toccherà un po’ tutti gli istituti (tranne la liquidazione giudiziale).

Le modifiche serviranno anche a eliminare le norme incompatibili con la nuova direttiva Insolvency – la 2019/1023 (il cui recepimento richiederà comunque un provvedimento ad hoc) – come ad esempio quelle sulla durata delle misure protettive per il debitore. «La direttiva è molto rigorosa: in prima battuta non si possono superare i 4 mesi – spiega Salvatore Sanzo, presidente dello studio legale Lca -. A 12 mesi si potrà arrivare quindi solo attraverso proroghe». Difficile invece che si riesca a escludere dal computo la procedura dei fronte all’Ocri. «Il tetto dei 12 mesi non può essere modificato perché fissato dalla Ue – continua Sanzo – anche se in Italia le procedure sono molto più lunghe e questo creerà non pochi problemi».

Il decreto correttivo cercherà inoltre di rendere più appetibile, per l’imprenditore, il procedimento di fronte all’Ocri , l’ organismo di composizione assistita delle crisi. Anche le norme sull’allerta saranno riviste sia per renderle più chiare, sia per modificare i parametri dell’allerta esterna dell’agenzia delle Entrate.

Prevista anche l’estensione al concordato preventivo del sistema del cram down, che permette al giudice di procedere all’omologa anche senza l’assenso dell’amministrazione finanziaria, ora previsto dal codice solo per gli accordi di ristrutturazione .

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