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Albi, l’inarrestabile discesa dei nuovi iscritti

Medici, architetti, psicologi o avvocati: negli ultimi dieci anni, gli aspiranti al tesserino di un Ordine professionale che si sono presentati agli esami si sono ridotti di oltre un quarto (-27,3%). Più stretta anche la via dell’accesso: un terzo in più dei candidati non ha superato gli esami di abilitazione. La crisi ha colpito di più gli uomini: la categoria si è quasi dimezzata, passando dai 30mila nuovi ingressi del 2003 ai 18mila del 2012, mentre le donne hanno “tenuto” meglio con una flessione delle abilitazioni pari “solo” al 19 per cento. Anzi, le donne hanno persino sorpassato i colleghi uomini: 23mila le abilitate del 2012, rispetto a 18mila uomini.
La tendenza emerge dalle elaborazioni del Sole 24 Ore sui dati del ministero dell’Istruzione, che ogni anno fotografa gli esami di Stato per alcune professioni chiave (si veda il grafico qui sotto). I nuovi professionisti censiti dal Miur sono oltre 41mila; a questi vanno aggiunti 1.031 consulenti del lavoro (anno 2013) e 5.396 avvocati (dato ancora incompleto). Spesso le donne, appunto, sono in maggioranza. Oltre alle classiche professioni da sempre rosa (psicologi, veterinari e assistenti sociali) l’avanzata è netta anche su nuovi fronti: le notaie, ad esempio, sono passate dal 17% nel 1991 al 31% del 2013. E oggi rappresentano il 43% degli under 40 secondo le stime del Notariato. Tra i consulenti del Lavoro, poi, sfiorano il 70 per cento.
Quasi tutte le professioni registrano un calo di interesse: all’eccezione costituita da assistenti sociali, psicologi e biologi fanno da contrappeso le “mannaie” che hanno decimato in particolare chimici e geologi. Per questi ultimi le difficoltà partono dall’Università: «Con meno dipartimenti – spiega il presidente Gian Vito Graziano – si è impoverita la qualità della formazione e l’accesso è ora più difficile». «Però – aggiunge – negli ultimi tre anni a causa purtroppo delle tante calamità si è risvegliato l’interesse per la nostra professione proprio nelle Università».
Non sempre, poi, esami di abilitazione e iscrizione all’Ordine si muovono di pari passo. Prendiamo gli architetti: mentre negli ultimi dieci anni iscritti e promossi all’esame andavano dimezzandosi, l’Albo ha continuato a crescere. Per il presidente del Consiglio nazionale, Leopoldo Freyrie, questo dipende anche dagli sbocchi occupazionali prescelti: «Dopo la laurea molti scelgono mestieri come il designer o il grafico per i quali l’abilitazione non serve». «Al contrario – precisa – abbiamo un eccesso di offerta con i nostri 150mila iscritti, più di tre volte rispetto ai colleghi francesi e con redditi falcidiati dalla crisi». Stesso fenomeno per i consulenti del lavoro: secondo le stime del Consiglio nazionale, solo negli ultimi cinque anni i candidati all’esame sono passati da 4.610 a 2.407 (-47%). «Ma i nostri iscritti sono raddoppiati in dieci anni e ora siamo 28mila» commenta la presidente, Marina Calderone. La categoria è tra le più colpite dalle commissioni d’esame: 43% la percentuale di successo del 2013, 30 punti in meno della media nazionale, pur sempre il doppio degli avvocati. Per questi ultimi ora la Corte europea ha aperto la via alternativa dell’abilitazione in Spagna con accesso diretto all’Ordine, saltando l’esame (si veda il Sole 24 Ore del 18 luglio). Con effetti che potrebbero estendersi anche alle altre categorie. «È l’intera formazione universitaria che va rivalutata – commenta a caldo Calderone – ma non in chiave di semplificazione dell’accesso perché cercare lo “sconto” fuori significa esporsi a una maggiore difficoltà ad essere competitivi sul mercato del lavoro».
Nonostante il calo, c’è chi giudica le professioni ordinistiche la categoria «vincente» dell’ultimo decennio. «Sono riusciti a resistere all’abolizione – commenta Gian Paolo Prandstraller, ordinario di sociologia a Bologna a riposo – e hanno ampliato competenze e prestigio». Un esempio? «I farmacisti hanno dato vita alla farmacia multi-servizi». Così come gli architetti: il loro ruolo sociale è molto cresciuto – conclude Prandstraller – perché c’è un bisogno più diffuso di bellezza nelle città».

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