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Al via le grandi manovre Le partite di Eni, Enel & Co. tra referendum e «fattore D»

Tutto si deciderà come sempre all’ultimo momento, a ridosso delle assemblee. Ma non c’è dubbio che sulle nomine che si approveranno tra aprile e giugno del prossimo anno l’attesa sia davvero forte e che le «grandi manovre» siano già iniziate. Se ne discute a Milano, se ne parla soprattutto a Roma dove tutto alla fine si definirà.

Le ragioni di tanto interesse sono soprattutto tre. La prima è che tra sei mesi dovranno essere rinnovati i vertici di alcuni dei maggiori gruppi italiani. La seconda è che si tratta delle società che hanno rappresentato il primo banco di prova dell’era-Renzi, quelle dove il premier aveva giocato le carte della discontinuità (e di alcuni fedelissimi) e del riconoscimento della professionalità femminile nominando una serie — la prima della storia — di presidenti donne. Il terzo, e più rilevante, tema è che le nomine di primavera si intrecciano strettamente con il referendum costituzionale: se passerà, ci sarà chi, avendolo appoggiato,vorrà «passare all’incasso», spingendo magari a sostituire anche quei manager che hanno dato prova di capacità ma meno politicamente appoggiati. Se, invece, il referendum costituzionale non passerà, potrebbe (ma non è detto) essere un nuovo governo a decidere. Sull’asse Roma-Milano il fermento è altissimo.

I nomiSecondo l’elenco fornito a Corriere Economia dalla Consob, sono 65 le società quotate che in primavera dovranno confermare o modificare il proprio consiglio di amministrazione. Tra di loro ben 11 hanno un controllo pubblico. Si tratta di colossi come Enel, Eni, Poste, Terna, Leonardo-Finmeccanica per fare i nomi maggiori, ma a queste si devono aggiungere anche grandi municipalizzate come A2A, la società controllata dai Comuni di Milano e Brescia, dove Milano ha cambiato sindaco rimanendo nella continuità pur se il vertice dell’azienda è in fibrillazione soprattutto, si dice, sul fronte bresciano. E come l’omologa Acea, controllata dal Comune di Roma dove sono saliti alla massima carica i 5Stelle con la sindaca Virginia Raggi che già in campagna elettorale aveva dichiarato di voler cambiare tutti i vertici; di recente si racconta di un qualche riavvicinamento, difficile dire con certezza data la situazione romana. Negli articoli pubblicati in queste pagine sono presentati i risultati raggiunti — o non raggiunti — nel triennio dalle cinque società pubbliche maggiormente sotto la lente. Non è possibile dare, invece, l’elenco delle società pubbliche non quotate controllate dal Tesoro che rinnoveranno nel 2017 in quanto l’aggiornamento sarà fatto entro il 31 gennaio prossimo come previsto dalle normative.

Le quoteLe 65 società che vanno a rinnovare i propri vertici tra sei mesi rappresentano un complessivo di 591 posti di consigliere e 215 posti di collegio sindacale, anche se un paio di banche Popolari avranno solo un rinnovo parziale del Cda. In attesa di conoscere (a breve) il nome del nuovo consulente di Assogestioni per le liste che saranno proposte dai fondi per gli amministratori indipendenti, a proposito delle nomine della prossima primavera è necessario sottolineare il tema della rappresentanza femminile. Scorrendo l’elenco Consob si vede che 10 gruppi su 65 hanno una presidente donna e il peso delle consigliere di amministrazione è pari al 33,2%, cioè già in linea con la legge Golfo-Mosca che dall’anno scorso prevede di riservare un terzo dei posti al genere meno rappresentato. Essendo una media, significa che alcune società hanno una maggior presenza e altre una minore, ma certamente tutte a partire da primavera dovranno destinare un terzo dei posti al genere meno rappresentato che è quello femminile.

E qui si innesta la legge Madia sulle partecipate pubbliche. È già in vigore e prevede che per sempre (al contrario della Golfo-Mosca che scade dopo tre rinnovi) si debba destinare un terzo dei Cda al genere meno rappresentato e che nel caso di amministratori unici, fatte 100 le nomine, un terzo siano donne. Sarà interessante seguirne gli sviluppi.

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