Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Al via la svolta di Deutsche Bank

Nel suo discorso d’addio, non ha rinunciato a dare una stoccata ad alcuni Paesi europei, accusandoli – senza nominarli – di aggravare la situazione dell’Eurozona con i loro scarsi progressi sul fronte delle necessarie riforme. Josef Ackermann ha chiuso ieri ufficialmente il suo lungo regno decennale al vertice di Deutsche Bank, passando il testimone – nel corso dell’affollata assemblea degli azionisti alla Fiera di Francoforte – ai due nuovi co-ceo, Anshu Jain e Juergen Fitschen. «La situazione congiunturale, i livelli del debito e la mancanza di volontà di riforma in alcuni Paesi dell’Eurozona danno motivo a un aumento delle preoccupazioni», ha detto, aggiungendo tra le ragioni dei timori anche l’alta disoccupazione in varie parti dell’Eurozona e il rallentamento della crescita in Asia. Ackermann ha poi rilevato che, anche in Germania, finora un mercato molto vivace e dinamico, le imprese stanno riducendo le attese e questo potrebbe farsi sentire sul business della banca nei prossimi mesi. Deutsche Bank è, tuttavia, «bene attrezzata» per fare fronte a una situazione dominata dalle incertezze congiunturali e geopolitiche. Ackermann ha traghettato l’istituto lungo la crisi globale senza dover ricorrere a aiuti statali diretti e, dopo aver sviluppato l’investment banking, ha concluso negli ultimi tre anni varie acquisizioni (PostBank, Sal. Oppenheim, asset di Abn Amro). La sfida è ora quella di proseguire l’internazionalizzazione nel rispetto delle sensibilità tedesche. In occasione dell’assemblea di quella che sotto Ackermann è diventata la principale banca europea, il mondo industriale tedesco ha elevato la sua voce per raccomandare attenzione per le esigenze delle imprese. «È essenziale che Deutsche Bank, che ha ancora un focus considerevole sul finanziamento all’economia reale, mantenga questo orientamento», ha dichiarato Hannes Hesse, direttore esecutivo della Vdma, dichiarandosi per questo «felice che al vertice ci sia ora una struttura duale». Analogamente, il capo dell’Associazione dell’industria automobilistica Matthias Wissmann ha sottolineato: «Speriamo che il cambio di leadership porti a un buon esempio di comportamenti che vengano incontro alle esigenze dell’intera economia». Non è un mistero che gli ambienti industriali si siano allarmati per la nomina di Jain, britannico 49enne di origine indiana, grande investment banker a Londra che non sa il tedesco e che rappresenta l’approccio anglosassone al mondo della finanza. Così tendono a considerare una garanzia che sia affiancato da Fitschen, che è stato a capo del management regionale e conosce bene anche i corridoi del potere nel suo Paese. Deutsche Bank ha già cercato di dissipare alcuni timori mettendo l’enfasi su un approccio prudente all’investment banking e mostrando l’intenzione di espandere le attività di sportello e di wealth management come “secondo pilastro” delle attività del gruppo. Tra le circa 7mila persone convenute nella zona della Fiera, non sono mancati i contestatori anti-globalizzazione.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Un voluminoso dossier, quasi 100 pagine, per l’offerta sull’88% di Aspi. Il documento verrà ana...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La ripresa dell’economia americana è così vigorosa che resuscita una paura quasi dimenticata: l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ancora prima che l’offerta di Cdp e dei fondi per l’88% di Autostrade per l’Italia arrivi sul ...

Oggi sulla stampa