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Al via la revisione della Bce Priorità al target d’inflazione

FRANCOFORTE

La Bce è pronta a rivedere e modificare tutto lo strumentario a sua disposizione per assolvere al meglio il suo mandato sulla stabilità dei prezzi «nel miglior interesse degli europei», tenendo conto che le economie nell’Eurozona sono state «investite da profondi cambiamenti strutturali». E questo lo farà quest’anno con il riesame della strategia della politica monetaria, annunciato ieri e che dovrebbe concludersi tra novembre e dicembre: al centro dell’esercizio approccio e strumenti attraverso cui si realizza la stabilità dei prezzi. Ma intanto la Bce non ha alcuna intenzione di modificare la sua politica monetaria, che resta invariata ed ampiamente accomodante a sostegno di una crescita economica che resta «moderata», mantenendo condizioni di finanziamento che favoriscono «la spesa per consumi e gli investimenti delle imprese».

È questo il doppio messaggio trasmesso ieri dalla presidente Christine Lagarde: “dovish”, dunque colomba, dal lato della politica monetaria in corso e dall’altro lato di estrema apertura sul riesame dell’adeguatezza degli strumenti per centrare il mandato. La Bce dunque traccia una netta linea di demarcazione tra la revisione e la politica monetaria che «deve rimanere altamente accomodante per un prolungato periodo di tempo». Gettando così acqua sui focolai accesi nel mercato da chi si aspettava già ieri un atteggiamento più “falco” da espansivo a restrittivo, tenuto conto degli effetti collaterali dei tassi negativi e della virata della banca centrale svedese Riksbank. A questo proposito, sollecitata a più riprese in conferenza stampa sui tassi negativi, Lagarde ha ricordato che grazie ai tassi bassi, anche negativi, sono stati creati nell’area euro 5 milioni di posti di lavoro dal 2014, e la crescita è stata più forte. La numero uno della Bce ha poi preso le distanze dall’esempio svedese respingendo la tesi di chi prova a mettere sullo stesso piano due banche centrali che operano in contesti molto diversi: ha puntualizzato che la Riksbank ha comunque valutato positivamente l’impatto dei tassi negativi ma che legittimamente ha agito sulla base di aspettative inflazionistiche che non sono quelle dell’Eurozona. Nell’area dell’euro la Bce si limita a rilevare «alcuni segnali» di moderato aumento dell’inflazione di fondo sebbene in linea con le attese.

La decisione sull’avvio del riesame della politica monetaria è arrivata a conclusione di un Consiglio direttivo che ha deciso di mantenere invariati non solo i tassi e il QE2 ma anche i rischi per le prospettive di espansione dell’area dell’euro, che restano invariati cioè «orientati al ribasso» e «meno pronunciati», con due lievi modifiche rispetto alla dichiarazione introduttiva di dicembre: non più «lievemente» pronunciati e con l’aggiunta dell’inciso «sul parziale attenuarsi dell’incertezza che circonda il commercio internazionale». Sul commercio globale, Lagarde ha menzionato in conferenza stampa come positiva la conclusione degli accordi di fase uno tra Usa e Cina, e di conseguenza «un’incertezza che è diminuita ma non è scomparsa». E si è anche detta «confortata dai toni» dell’incontro recente tra la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente americano Donald Trump.

La revisione, dunque, è stato chiarito ieri che viaggerà su un binario parallelo a quello delle decisioni di politica monetaria e non vi saranno vasi comunicanti tra i due percorsi se non alla fine, a revisione conclusa e a modifiche adottate. Deludendo i mercati, che sono rimasti nell’attesa di più dettagli sul riesame, la Bce per ora ha precisato che il processo riguarderà «la formulazione quantitativa della stabilità dei prezzi, gli strumenti di politica monetaria, l’analisi economica e monetaria e le prassi di comunicazione» e che verranno anche considerati «la stabilità finanziaria, l’occupazione e la sostenibilità ambientale». Lagarde ha confermato che il processo riguarderà «come si arriva all’obiettivo, come si misura, con quali strumenti e come viene comunicato». Dove la comunicazione, con Lagarde che spingerà per una banca centrale più attenta ad ascoltare i cittadini e a dialogare con loro con la loro lingua, avrà un peso rilevante.

Rispetto all’ultima revisione, risalente al 2003, il mondo è cambiato in maniera profonda e le principali sfide adesso per un banchiere centrale sono diverse: calo della crescita potenziale, rallentamento della produttività, invecchiamento demografico, eredità della crisi finanziaria, bassi livelli di inflazione rispetto alla «sfida storica di un’inflazione elevata», minaccia alla sostenibilità ambientale, rapida digitalizzazione, globalizzazione ed evoluzione delle strutture finanziarie. Tutto questo concorre a rendere diverse ora rispetto al 2003 le dinamiche inflazionistiche, il cuore del mandato della Bce sulla stabilità dei prezzi.

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