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Al via la moratoria per le pmi. Aderiscono le grandi banche

di Giuseppe Chiellino

Ad un mese esatto dalla firma nella sede dell'Abi della seconda moratoria sui debiti delle piccole e medie imprese, quasi tutte le principali banche italiane hanno deciso di aderire al protocollo che dalle prossime settimane dovrebbe concedere una boccata d'ossigeno alle piccole e medie imprese strette nella morsa del credit crunch. L'elenco ufficiale sarà diffuso oggi dall'Abi e dalle associazioni imprenditoriali che hanno stretto l'accordo, migliorando la prima moratoria del 2009.
Nel pomeriggio di ieri, tra le grandi banche Banco Popolare non risultava ancora tra gli istituti che avevano accettato la sospensione dei pagamenti delle rate di mutui e prestiti da parte delle Pmi: la decisione di sottoscrivere è arrivata in serata, dopo un'attenta valutazione «del perimetro di adesione» al protocollo.
Il Banco del resto non è l'unico ad aver aderito in extremis. In molti hanno deciso negli ultimissimi giorni. È il caso di Intesa SanPaolo che ha deliberato proprio ieri sera. Nessuno lo ha confermato ufficialmente, ma a frenare i consigli di amministrazione delle banche è stato il pasticcio parlamentare delle commissioni bancarie che un emendamento al decreto sulle liberalizzazioni aveva azzerato. Prima che un decreto del governo, approvato contestualmente al testo sulle liberalizzazioni rimettesse a posto le cose, il sistema creditizio non si è voluto esporre e ha messo in stand by la moratoria che, nella versione del 2009, secondo i dati dell'Abi è costata una quindicina di miliardi alle banche. Fino ad una settimana fa, solo alcune Banche di credito cooperativo avevano aderito al protocollo.
Oggi, invece, la quasi totalità del sistema creditizio figurerà nella lista. Una delle prime "grandi" ad aderire è stata Banca Monte dei Paschi, e non poteva essere altrimenti, visto che dal Monte proviene il presidente dell'Abi, Giuseppe Mussari. Peraltro l'istituto senese proprio ieri ha presentato i conti 2011 chiusi in rosso per 4,69 miliardi (si veda l'articolo a pagina 35). C'è ovviamente il gruppo UniCredit che ha fatto proprio il protocollo nei giorni scorsi, così come ha aderito Ubi banca, con tutti gli otto istituti del gruppo, dalla Popolare di Bergamo a Banca Carime.
All'appello dell'Abi e delle imprese hanno risposto anche Cariparma, la controllata italiana di Credit Agricole, e l'altra "francese", la Bnl (gruppo Bnp Paribas) Così come, negli ultimi giorni, ha sottoscritto il testo anche la Banca popolare di Milano.
Al momento nessuno degli istituti interpellati ha deciso di applicare alle pmi che chideranno la moratoria condizioni migliori rispetto a quelle "base" previste nel protocollo. Ma è una possibilità che non si può escludere e che, in parte, potrebbe essere affidata alla trattativa tra banca e cliente.
L'attenzione e il lavoro degli istituti di credito e delle imprese guardano già alla prossima tappa. Le parti, infatti, si sono impegnate a definire, entro aprile, misure per «favorire il finanziamento del capitale circolante connesso alla realizzazione di nuovi ordini ovvero favorire progetti di investimento e il consolidamento delle passività finanziarie» ed per «agevolare un rapido smobilizzo dei crediti vantati dalle imprese nei confronti della Pubblica Amministrazione» rendendo operativi meccanismi di certificazione dei crediti che così possono essere qualificati come «certi ed esigibili». Si sta lavorando anche per valorizzare il ruolo dei Confidi e dei fondi pubblici di garanzia per allargare le possibilità di accesso al credito da parte delle pmi.
La moratoria consente fino al 31 dicembre di quest'anno di chiedere la sospensione per 12 mesi della quota capitale delle rate dei mutui e dei contratti di leasing (sei mesi per quelli mobiliari). Le imprese potranno chiedere anche l'allungamento del periodo di rimborso, anche al termine dell'eventuale sospensiva, distribuendo su un periodo più lungo (massimo tre anni) la quota capitale residua del debito. Sia la moratoria vera e propria che l'allungamento delle rate non comporta l'aumento del tasso di interesse originario del finanziamento oggetto della misura di agevolazione.

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