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Al via la gara per catturare il clearing sui derivati in euro

I mille di Hsbc potrebbero essere i primi. La location è già nota: Parigi. C’è solo da riordinare la sede, allargarsi magari con qualche dependance, poi la banca con il cuore a Londra e le radici in Cina avrà una propaggine importante in Francia. Entro due anni potrebbero essere del tutto operativi. Ubs conta di distaccare una pattuglia di pezzatura analoga, a dar retta alle parole del presidente Axel Weber, ma non è ancora scontata la destinazione. Jp Morgan punta invece a Francoforte dove – suggeriscono fonti anonime – trasferirà tutto il quartier generale europeo oggi a Londra. Più dei 4mila immaginati da Jamie Dimon nei mesi scorsi? Si direbbe di sì, interpretando le parole del ceo della banca Usa che occupa 16mila persone in Gran Bretagna. «I traslochi sembrano essere più numerosi – ha ammesso – del previsto».
Le lezioni di tedesco non sono ricercate solo fra i grattacieli di Canary Wharf, ma anche nella vecchia City. Alla Germania, stessa sponda sul fiume Meno, guarda Goldman Sachs che s’ostina a smentire numeri precisi: tremila giovani e forti dovrebbero immolarsi in nome della Brexit anche se – lo ripetiamo – non c’è ancora conferma ufficiale. Francoforte è la scelta, probabile, anche dell’inglesissima Lloyds bank e lì si dice che potrebbe essere il destino ultimo dell’Eba, il regolatore del sistema bancario che vorrebbero ospitare in tanti. Milano compresa. La città è mobilitata da tempo. Il 27 marzo il Global Financial Centres Index sarà presentato proprio nel capoluogo lombardo mentre, due giorni dopo, i ministri Padoan, Alfano e il sindaco Sala saranno a Londra per un roadshow dedicato a Milano che andrà oltre il comparto finanziario concentrato, come sarà, sull’Ema, l’agenzia dei medicinali che Londra dovrà lasciare e l’Italia spera di ereditare.
La finanza resta tuttavia il boccone britannico che tutti vorrebbero afferrare. Appare ormai certo che il clearing di derivati in euro sia destinato a trasferirsi nell’Eurozona come la Bce chiede da tempo. E con esso 54mila posti di lavoro, a parere della società di consulenza Oliver Wyman, che salgono a 232mila se si considera tutto l’indotto secondo il rapporto riservato che Ernst &Young ha realizzato per London stock exchange. Un rapporto illustrato dal ceo del gruppo, Xavier Rolet, a Westminster con viva preoccupazione in quanto il listino di Paternoster square controlla Lch, di gran lunga il maggior player sui derivati Otc in euro. Essendo Borsa italiana – con tutte le sue strutture di clearing – parte di Lse, il pensiero di uno sbocco a Milano per l’euroclearing ha una forte logica. Superiore, crediamo, a quella di molte piazze concorrenti anche se l’ambizione tedesca è nota: ricreare a Francoforte l’ecosistema che secoli di storia hanno generato a Londra.
Impresa considerata impossibile. La percezione crescente è che dal Miglio Quadrato se ne andranno in tanti, ma nessun distretto finanziario potrà davvero sostituirsi a Londra. Sarà un esodo – in termini comunque relativi – diffuso sul territorio. Francoforte, Parigi, Dublino (a cui guardano per delocalizzare attività specifiche i Lloyds di Londra), Milano, Amsterdam e via lungo un sentiero di ambizioni crescente. «Il vero vincitore – dicono nella City banchieri di gruppi americani – sarà New York, l’unica piazza dove può aver senso tornare». Forse, ma in Europa una presenza dovrà esserci, dovrà essere nell’Eurozona e non potrà essere una finzione. Uffici di cartone per fingere operazioni che si continueranno a svolgere a Londra? Un’idea passata per la testa a molti, ma di difficile realizzazione. Se non sarà l’Ue a voler fare harakiri dopo quello spettacolare che il Regno Unito ha messo in scena ai danni di se stesso.

Leonardo Maisano

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