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Al via il progetto della Bce per arrivare all’euro digitale

Il Consiglio direttivo della Bce ha approvato ieri il lancio del progetto per la realizzazione dell’euro digitale, dando il via a una fase esplorativa – mirata ad aspetti tecnici e a valutare i rischi nel farlo e nel non farlo – che durerà due anni e che, se dovesse portare alla decisione di procedere, richiederà altri tre anni di implementazione. La valuta digitale della banca centrale europea per i pagamenti nelle transazioni al dettaglio, anche tra privati peer-to-peer, non sostituirà mai i contanti perché resterà una forma di pagamento complementare alle banconote. Non si proporrà né come strumento di investimento, né come servizio della banca centrale alla clientela del sistema bancario: l’euro digitale è concepito come la valuta della banca centrale che può essere usata dai cittadini in alternativa ai contanti per pagamenti in forma digitale per importi limitati, senza correre rischi di liquidità, di mercato e di credito e a zero costo.

«Il progetto dell’euro digitale ha la potenzialità di rendere il sistema dei pagamenti, il settore finanziario e l’intera economia dell’area dell’euro più efficienti e più basati sulla tecnologia digitale», ha detto Fabio Panetta, membro del Comitato esecutivo. Presentando alla stampa il progetto di cui è responsabile, ha messo in chiaro che la Bce non ha nessuna intenzione di sostituire i contanti con l’euro digitale, le banconote rimarranno ha assicurato. Né la Bce ha mire di estendere il proprio ruolo offrendo servizi all’utilizzatore finale, al cittadino, un compito che rimarrà agli intermediari bancari e finanziari. «Lavoreremo assieme alle banche per realizzare la valuta digitale», ha detto.

La fattibilità dell’euro digitale è stata oggetto di un rapporto della Bce, pubblicato il 2 ottobre 2020, che ha fatto il primo passo definendo opportunità e rischi di una valuta digitale della banca centrale. A questo ha fatto seguito un’ampia consultazione pubblica e poi una fase di sperimentazione condotta dai tecnici esperti della Bce: quest’ultima è servita per accertare che non vi fossero impedimenti e ostacoli tecnici: per esempio sono stati fatti collaudi sul numero delle transazioni al secondo (40.000 sono fattibili) e sul consumo energetico, risultato per l’euro digitale estremamente più ridotto rispetto ai cryptoassets. Rapporto, consultazione e sperimentazione si sono conclusi in maniera positiva e hanno portato alla decisione ieri del Consiglio direttivo.

Molto lavoro resta da fare, il progetto è «molto complesso», la decisione finale arriverà dopo la fase investigativa. «Non possiamo correre alcun rischio. L’euro digitale «non può creare tensioni tra intermediari finanziari, provocare instabilità, aumentare la fuga dai depositi o il rischio sistemico, non può portare a crisi finanziarie», ha ammonito Panetta. Alla creazione dell’euro digitale non sarà data una seconda opportunità, insomma non si faranno prove generali: tutto dovrà funzionare perfettamente alla prima volta che entrerà in circolazione. Per questo la Bce si prenderà tutto il tempo che occorre per valutare pro e contro, benefici e costi, rischi e opportunità. I cinque anni di preparazione ipotizzati dalla Bce per creare l’euro digitale tra l’altro sono pochi se rapportati alla Cina, ha chiarito Panetta: la PBoC ha lanciato il progetto del renminbi digitale nel 2013-2014 e dopo sette anni ora ha avviato una fase pilota con uso molto limitato. E c’è solo un’altra banca centrale al mondo impegnata sulla valuta digitale, la svedese Riksbank, che ha avviato un progetto nel 2017 e ha pronosticato una sperimentazione su larga scala non prima del 2026.

La lista delle considerazioni tecniche da mettere a punto nella fase investigativa è lunga, come ha spiegato Ulrich Bindseil, director general Market Infrastructure & Payments alla Bce coinvolto in prima linea nel progetto: pagamenti online e offline per facilitarne l’uso, i controlli e il settlement; blockchain, TIPS (TARGET Instant Payment Settlement) o altro; come tutelare la privacy, una delle principali preoccupazioni emerse nella consultazione con i cittatini; come imporre limiti tramite un importo massimo a transazione e/o una remunerazione negativa sugli importi in eccesso; le modifiche legislative necessarie a livello europeo e nazionale. A questo proposito, in una nota congiunta diramata ieri i ministri delle Finanze di Francia e Germania, Bruno Le Maire e Olaf Scholz, si sono espressi a favore dell’euro digitale come «essenziale per preservare la nostra sovranità digitale e monetaria e per il ruolo internazionale dell’euro», sottolineando che servirà il coinvolgimento degli Stati membri e appoggio politico dei governi per adattare la legislazione. «Il nostro lavoro – ha affermato la presidente Christine Lagarde in un comunicato Bce – mira a garantire che nell’era digitale i cittadini e le imprese continuino ad avere accesso alla forma di denaro più sicura, la moneta della banca centrale».

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