Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Al via il nuovo salva Stati europeo Schäuble: a Madrid non serve aiuto

I ministri finanziari della zona euro, riuniti a Lussemburgo per l’Eurogruppo, hanno assolto per la prima volta anche il loro nuovo ruolo di governatori del Fondo salva Stati Esm, dando il via all’operatività di questo strumento stabile da 500 miliardi di euro, erede del meccanismo temporaneo Efsf. Ma il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble, appoggiato da altri colleghi del Nord, ha continuato a frenare sull’applicazione effettiva dell’Esm sia sul debito sovrano, sia come salva-banche.
Schäuble ha sostenuto che la Spagna «non ha bisogno di aiuti finanziari aggiuntivi» e che «sta facendo tutto il necessario sulla politica di bilancio e sulle riforme strutturali». Per la Grecia pretende di aspettare l’esito della verifica ad Atene della Trojka (Ue, Bce e Fmi) prima di valutare la concessione di ulteriori aiuti (l’Eurogruppo ha dato un ultimatum di dieci giorni ad Atene). A Berlino condizionano l’intervento diretto dell’Esm per le banche all’entrata in vigore della supervisione centralizzata della Bce, che richiede tempo. Il vicepresidente della Commissione, il finlandese Olli Rehn, ha confermato l’assenza di urgenza affermando che lo scenario generale lo rende «meno pessimista» rispetto alla primavera scorsa.
Il presidente dell’Eurogruppo, il lussemburghese Jean-Claude Juncker, ha cercato di concentrare l’attenzione sull’inaugurazione ufficiale dell’Esm. «La zona euro ora è equipaggiata con una barriera anti-incendio permanente ed efficace — ha detto Juncker —. È una componente cruciale della nostra strategia complessiva per assicurare la stabilità finanziaria nell’Eurozona». In serata, l’agenzia Moody’s ha assegnato il rating AAA al nuovo fondo, ma con outlook negativo. Il ministro dell’Economia Vittorio Grilli ha parlato di «tappa fondamentale per la costruzione di una unione monetaria più solida, che può contare su strumenti di sostegno di emergenza». Grilli ha aggiunto che per l’Italia «non è necessaria la richiesta di aiuti». Ma di fatto l’utilizzazione del salva-Stati è in corso di trattativa coinvolgendo sempre più Paesi membri (si parla anche di Slovenia e Cipro) e altri dossier.
Un primo scambio può avvenire con la tassa sulle transazioni finanziarie, che Germania e Francia intendono introdurre nei Paesi membri favorevoli con il meccanismo della «cooperazione rafforzata». Belgio, Austria, Portogallo e Slovenia hanno già aderito a questa «Tobin tax». Grecia ed Estonia sarebbero sul punto di farlo. Italia e Spagna diventano così decisive per raggiungere il numero minimo di nove Paesi.
Grilli ha rinviato all’Ecofin di oggi la decisione ufficiale sulla Tobin tax per poter trattare ancora con gli altri ministri dell’Eurogruppo. Ha anticipato però che il governo Monti ha una linea diversa rispetto alla «non apertura» dell’esecutivo Berlusconi, facendo intuire un «sì» di fronte all’accoglimento di alcune richieste. Nei negoziati in corso entra soprattutto la contribuzione dei 27 Paesi al bilancio dell’Ue nel periodo 2014-2020, stimata intorno a mille miliardi. Germania, Regno Unito, Finlandia, Olanda e altri Stati del Nord vorrebbero spendere meno per l’Europa. Grilli ha chiarito che anche «l’Italia ha i suoi interessi specifici da preservare, in parte come contribuente netto». In pratica a Roma non intendono più pagare per l’Ue molto più di quanto ricevono con i vari programmi. E puntano a ottenere un maggiore recupero di fondi Ue finalizzati al rilancio della crescita e dell’occupazione.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Intervista ad Alessandro Vandelli. L'uscita dopo 37 anni nel gruppo. I rapporti con gli azionisti Un...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

I gestori si stanno riorganizzando in funzione di una advisory evoluta che copra tutte le problemati...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Non far pagare alle aziende i contributi dei neo assunti per due anni. È la proposta di Alberto Bom...

Oggi sulla stampa