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Al Trentino il primato degli azionisti

Grande è la confusione nei portafogli degli italiani. Dal Trentino-Alto Adige alla Sicilia, dal Piemonte alla Calabria l’inverno dell’incertezza, alimentato dalla paura di una ricaduta in recessione che cresce man mano che si allunga la fase di correzione dei mercati, sta agendo in profondità sulle scelte di investimento.
Nelle ultime settimane il risk-off, cioè la fuga dal rischio, è stato accelerato da un cocktail di elementi esplosivi: l’introduzione delle nuove regole europee sui salvataggi bancari (relative al cosiddetto “bail-in”, che in caso di default della banca chiama in causa anche azionisti, obbligazionisti e alcune categorie di clienti), in contemporanea con la recrudescenza di vecchie e nuove crisi bancarie di diversa origine, da Mps a Banca Etruria, ancora in cerca di soluzione.
L’impatto su questioni delicatissime, quali il patrimonio reputazionale degli istituti di credito e il rapporto fiduciario tra intermediari e risparmiatori, ha effetti potenzialmente dirompenti. I meccanismi che governano gli investimenti si reggono su equilibri già dinamici, come ha evidenziato l’ultima edizione della ricerca Acri-Ipsos: «Gli italiani – hanno precisato gli analisti – continuano a non ritenersi sufficientemente tutelati da leggi e controlli: anche se il dato è in miglioramento (nel 2015 il 58% parla di norme e controlli non efficaci, ma erano il 65% nel 2014 e il 72% nel 2013) e non c’è fiducia che questa tutela aumenti nei prossimi cinque anni». La sfiducia è resa più minacciosa dalla diffusione geografica: oggi si sentono meno tutelati gli abitanti di Sud e Isole, ma se si guarda al prossimo quinquennio i più preoccupati diventano gli investitori del Nord-Ovest.
Il pericolo che si materializzi una nuova inversione di tendenza è dunque reale e non è sfuggito alle banche, che studiano giorno per giorno la situazione dei flussi in entrata e in uscita da conti e dossier titoli. Fare previsioni risulta quanto mai difficile, dal momento che in questo campo le specificità locali hanno un peso rilevante. La situazione nelle singole aree geografiche, aggiornata alla fine del 2015, conferma infatti abitudini consolidate ma contemporaneamente sfata alcuni luoghi comuni. Lo mette efficacemente in luce la rielaborazione realizzata da Ipsos, in esclusiva per Il Sole 24 Ore del Lunedì, che si basa su quanto volontariamente dichiarato da un campione di italiani in ogni regione, raccolto attraverso poco meno di 12mila interviste.
Le prime sorprese riguardano capacità di risparmio e preferenze di investimento: «Risulta in aumento la capacità delle famiglie di riuscire a risparmiare, che recupera da due anni a questa parte e che nuovamente vede tra i protagonisti il Nord-Ovest – precisa Andrea Alemanno, group director di Ipsos -. Il dato relativo al singolo mese mostra alcune regioni particolarmente attive: Trentino-Alto Adige, Veneto, Abruzzo, Molise e Sardegna. In maggiore affanno il Sud, ma anche Liguria e Umbria».
Come prevedibile gli investimenti più sicuri sono i grandi beneficiati dalla situazione di crisi, ma non mancano le sorprese: questo tipo di impieghi ha infatti una forte attrattività per l’investitore del Nord. Inoltre risulta in crescita anche la ricerca di investimenti più a rischio, però in questo caso il Sud conferma la sua tradizionale diffidenza. «Nello specifico del patrimonio finanziario – aggiunge Alemanno – si registra un maggiore investimento in Lombardia e Piemonte in quasi tutti gli strumenti finanziari, in special modo in quelli a rischio e assicurativi; in Emilia-Romagna sembra essere più diffuso il ricorso a strumenti finanziari più sicuri, mentre in Veneto e in Trentino-Alto Adige trovano molto spazio strumenti previdenziali e assicurativi. Il Sud si caratterizza per una minore penetrazione degli strumenti finanziari in generale, mentre ha la leadership nei libretti di risparmio. Anche il Friuli Venezia Giulia denota una forte penetrazione di questo prodotto».
Altre connotazioni regionali messe in luce dalla rielaborazione di Ipsos mostrano che la componente assicurativa ha un certo seguito anche nel Lazio e in Umbria, mentre fatica molto nel Sud. Il risparmio gestito trova una sua importante fetta di clienti in Lombardia. Infine i risparmiatori più spericolati, dediti all’investimento azionario, sembrano più presenti nelle Marche, in Trentino e in Liguria.
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