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Al traguardo il decreto sviluppo-bis

Ora manca solo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale della legge di conversione per scrivere la parola fine alla lunga gestazione parlamentare del decreto sviluppo-bis. Un testo che contiene tuttavia una buona dose di misure “auto applicative”, ovvero che non hanno bisogno di ulteriori atti amministrativi di implementazione, soprattutto in materia di startup, come il credito d’imposta per le nuove assunzioni, gli incentivi fiscali per chi investe sul capitale umano e le regole semplificate per i contratti a termine. Per il resto bisognerà invece aspettare i tempi di attuazione, come ieri ha ammesso il ministro Corrado Passera, segnalando che Governo e Parlamento hanno comunque rispettato «quasi alla lettera» l’agenda che si erano dati: «Magari – ha detto – qualcosa riusciamo ancora a fare adesso nei decreti attuativi. Ma diciamo che questo Governo, insieme al Parlamento, ha rispettato l’impegno a creare condizioni favorevoli alla crescita».
L’articolato varato dalla Camera è identico a quello approvato dal Senato il 6 dicembre scorso e dopo la fiducia incassata mercoledì (la numero 50), e la votazione finale di ieri ha semplicemente confermato nei numeri la fine della “strana maggioranza” che aveva retto fin qui il governo Monti: su 316 votanti, i «sì» sono stati 261, i «no» 55 e 131 gli astenuti, tutti del Pdl.
Tra le «poche risorse» messe in campo sono da ricordare i 150 milioni per la banda larga da spendere l’anno venturo, mentre sul fronte infrastrutture resta l’amaro in bocca per il mancato abbassamento della soglia minima di ammissibilità del credito di imposta per le opere in project financing (che resta a quota 500 milioni, nonostante gli sforzi fatti dal viceministro Mario Ciaccia).
C’è, poi, il capitolo dell’Agenda digitale, quello che contiene il maggior numero di provvedimenti attuativi: dieci per l’esattezza, e spaziano dal documento unificato all’anagrafe nazionale della popolazione alle diverse misure di dematerializzazione. Qui sarà decisivo l’impegno di chi verrà dopo Monti, come ha sottolineato ieri il presidente di Confindustria Digitale, Stefano Parisi, convinto del passo avanti che è stato comunque compiuto perché «senza l’approvazione l’Italia avrebbe perso un altro anno nella realizzazione dell’Agenda digitale, aumentando ulteriormente il suo già profondo divario con l’Europa».
La conferma nel testo finale della norma sull’equiparazione fiscale e contributiva per le compagnie che operano con continuità nel Paese a prescindere dalla loro nazionalità e che colpirà in prima battuta Ryanair, è stata invece salutata come una «svolta storica» da Assaereo. Resta anche la discussa proroga quinquennale per le concessioni balneari e gli obblighi, introdotti al Senato, sull’uso dei pneumatici da neve in particolari condizioni. Una misura su cui il Pd, in particolare, ha esercitato un pressing sul Governo per ottenere una norma interpretativa da inserire nella legge di stabilità e che trasformi l’obbligo in facoltà.

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