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Al Sud crollano investimenti e Pil

Anche l’Italia ha la sua Grecia: è il Mezzogiorno. Un paese nel paese, che rischia la desertificazione demografica, industriale, del capitale umano; in una parola, il sottosviluppo permanente.
Fa davvero paura il quadro descritto nell’ultimo rapporto Svimez. Che spiega come, negli anni compresi tra il 2000 e il 2013, nel Sud italiano l’attività produttiva sia cresciuta del 13 per cento, circa la metà della Grecia, dove il Pil è aumentato del 24 per cento ( mentre l’area dell’euro saliva del 37,3). Questa perdita di crescita , rilevante anche verso le altre regioni deboli dell’euro (verso le quali il gap è stato pari a 25 punti percentuali)è avvenuta, spiega la Svimez, prima e durante la grande crisi. Dunque, si osserva«ai fattori che pongono non solo il Mezzogiorno ma l’intero Paese su un sentiero di bassa crescita, la lunga crisi ha aggiunto un depauperamento permanente di ricchezza e di risorse produttive, con conseguenze difficilmente recuperabili in un periodo breve».
Ed ecco la fotografia attuale del Sud: nel 2014, per il settimo anno consecutivo, il Pil è stato ancora negativo e pari a-1,3 per cento (mentre nel Centro- Nord la flessione è stata -0,2 per cento); in tal modo, il divario di prodotto pro capite con il resto d’Italia è tornato ai livelli di 15 anni fa . E, dato che il reddito si è drasticamente abbassato, non si fanno più nemmeno i figli: nel 2014 al Sud si sono registrate solo 174 mila nascite, il valore più basso dall’Unità d’Italia, annota la Svimez. Negli ultimi sette anni, del resto, i consumi delle famiglie meridionali sono caduti quasi del 13 per cento e gli investimenti dell’industria in senso stretto si sono ridotti addirittura del 59 per cento: si tratta di una flessione tre volte superiore al già pesante calo del Centro- nord( -17%) ; più in generale, tra il 2008 e il 2014 gli investimenti fissi lordi sono scesi del 38% nel Mezzogiorno . Nella crisi,inoltre, la riduzione del valore aggiunto è stata più intensa a sud in tutti i settori produttivi, rimarca ancora il rapporto: nell’industria, il valore aggiunto è sceso del 35% a fronte del -17,2% nel resto del paese. In calo anche le costruzioni (il valore aggiunto è diminuito complessivamente nei sette anni di crisi del 38,7%). E c’è un segno negativo, guardando al solo 2014, anche per l’agricoltura, che perde nel sud addirittura il 6,2 per cento (mentre il Centro- Nord guadagna un +0,4 per cento).
Non c’è da stupirsi,quindi, con queste cifre relative all’attività economica, che il 62% dei meridionali guadagni meno di 12 mila euro annui (contro il 28,5% del Centro-Nord) e che «una persona su tre» sia a rischio povertà, a fronte di un rapporto di «uno su dieci al Nord». In termini di occupazione, infatti, il Mezzogiorno tra il 2008 e il 2014 registra una caduta del 9% contro l’1,4% del Centro- Nord: si tratta di oltre sei volte in più. Nel sud si concentra inoltre il 70 per cento delle perdite di posti di lavoro. Nel solo 2014 i posti di lavoro nel complesso in Italia sono cresciuti di 88.400 unità, tutti concentrati nel Centro-Nord (dove l’incremento è stato di 133mila). Il Sud, invece, ne ha persi 45mila. Il numero degli occupati torna così a 5,8 milioni, sotto la soglia psicologica dei 6 milioni: è il livello più basso almeno dal 1977, anno da cui sono disponibili le serie storiche dell’Istat. Donne e giovani sono, come è ben noto, i soggetti più deboli del mercato del lavoro italiano e nel Sud queste fragilità assumono contorni drammatici. Per quel che riguarda il contributo delle donne, nel 2014 a fronte di un tasso di occupazione femminile medio del 51% nell’Ue a 28 in età 35-64 anni, il Mezzogiorno è fermo al 20,8%. Va ancora peggio se si osserva l’occupazione delle giovani donne under 34: a paragone di una media italiana del 34% (in cui il Centro-Nord arriva al 42,3%) e di una europea a 28 del 51%, il Sud si ferma al 20,8%. Nella fascia d’età compresa fra i 15 e i 34 anni è quindi occupata al Sud solo una donna su 5.
E veniamo ai giovani : per gli under 34 ,il Sud ha perso nei sette anni della crisi 622 mila posti di lavoro (-31,9 per cento) e il tasso di disoccupazione giovanile che nel 2014 era pari al 35,5 per cento nel Centro Nord a Sud è arrivato al 56 per cento. Non basta. Il tasso di occupazione per diplomati e laureati è pari al 45% contro una media Ue a 28 del 76%. E se si considera il mondo dei Neet (not in education,employment or training) su un totale di 3 milioni e 512 mila giovani che non lavorano e non studiano , quasi due milioni sono meridionali.

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