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Al rialzo la crescita in Europa con l’eccezione del Regno Unito

L’economia mondiale si rafforza, grazie anche a un primo semestre che è andato meglio del previsto nei Paesi industriali e, per la prima volta dalla crisi globale scoppiata nel decennio scorso, cresce in modo sincronizzato, tanto da indurre il Fondo monetario internazionale a un’ampia revisione al rialzo delle sue previsioni.
L’espansione globale sarà, secondo l’Fmi, del 3,6% nel 2017 e del 3,7% nel 2018, in entrambi i casi ritoccata dello 0,1% rispetto alle stime di luglio. L’Eurozona crescerà del 2,1 e dell’1,9%, con una revisione al rialzo dello 0,2 per ciascun anno. «Il buon momento dell’economia rappresenta un’opportunità – ha detto il capo economista dell’Fmi, Maurice Obstfeld – per fare le riforme. È una finestra che non resterà aperta per sempre». La congiuntura favorevole dovrebbe inoltre indurre i Governi dei Paesi ad alto debito pubblico a moltiplicare gli sforzi per ridurlo.
Obstfeld ha avvisato però che la ripresa è ancora incompleta: all’interno dei singoli Paesi dove, per effetto della tecnologia e del commercio internazionale, la crescita ha raggiunto la popolazione in modo diseguale e ha contribuito ad alimentare il malcontento, anche a causa del debole aumento dei salari; e fra i diversi Paesi: in un quarto circa delle economie emergenti e in via di sviluppo, il reddito pro capite si è contratto nel 2017.
Fra i Paesi a cui l’Fmi ha tagliato le stime rispetto ad aprile ci sono gli Stati Uniti, dove prevale l’incertezza sulla politica economica, e il Regno Unito, dove l’impatto del referendum per l’uscita dalla Ue comincia a farsi sentire sull’economia. Nel caso degli Usa, Obstfeld non ha voluto commentare sulle prospettive dei tagli fiscali proposti dall’amministrazione Trump: molti dettagli non sono ancora chiari, ha detto, e l’approvazione non è ancora sicura, ma una politica di bilancio che facesse aumentare notevolmente il deficit avrebbe implicazioni per il dollaro e per la crescita. Quanto al Regno Unito, «come altri avevamo previsto, prima del referendum, che ci sarebbero state conseguenze negative per l’economia britannica e ora stiamo cominciando a vederle», ha detto Obstfeld. Le previsioni per le altre grandi economie europee (Germania, Francia, Italia e Spagna) sono state invece riviste al rialzo. «Speriamo che il negoziato tra Londra e la Ue si sviluppi in modo costruttivo», ha detto il capo economista. Fra gli altri fattori che possono avere un impatto negativo sull’economia ha citato la situazione in Catalogna, che sta creando molta incertezza per l’economia catalana e spagnola.
Un’altra area che il Fondo tiene sotto stretta osservazione è la Cina, dove pure la crescita è stata rivista al rialzo, ma dove le autorità devono cercare di controllare l’espansione del credito.
Se lo scenario a breve termine è migliorato, l’Fmi vede però rischi nel medio termine, fra cui la possibile reazione dei mercati finanziari, dove oggi molti indicatori sono ai massimi, alla riduzione dello stimolo da parte delle banche centrali. «Se i tassi d’interesse dovessero salire più del previsto – ha detto Obstfeld – e la crescita non dovesse materializzarsi nella misura attesa, i mercati sarebbero esposti a turbolenze».
A proposito di banche centrali, ancora una volta il Fondo sollecita la Bce ad «attendere segni concreti di ripresa dell’inflazione prima di ridurre il grado di stimolo della politica monetaria». L’Fmi dedica in questo contesto, dell’enigma di un’inflazione troppo bassa, un capitolo del “World Economic Outlook” alla questione dei salari, la cui crescita è rimasta quasi stagnante (spesso citata dalla Bce per la sua cautela nel ridurre lo stimolo monetario), nonostante la riduzione delle cifre ufficiali della disoccupazione: a cui hanno contribuito un’alta capacità inutilizzata, di lavoratori involontariamente part-time o sotto-occupati, e la bassa crescita della produttività.

Alessandro Merli

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