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Al giudice ordinario le scelte sui figli nati fuori dal matrimonio

Con il nuovo anno gli avvocati che si occupano di diritto di famiglia devono rivedere la mappa degli uffici giudiziari di riferimento. È entrata in vigore il 1º gennaio 2013 la legge 219 del 10 dicembre 2012 (pubblicata sulla «Gazzetta Ufficiale» del 17 dicembre), che elimina la distinzione tra figli legittimi e naturali e trasferisce la competenza dal tribunale per i minorenni al giudice ordinario su una serie di giudizi che riguardano la tutela dei diritti dei figli, nati nel matrimonio o no.
La legge cancella le definizioni di figli «legittimi» e «naturali», sostituite con quelle di figli «del matrimonio» e «nati fuori dal matrimonio». Il cambio di definizioni è, però, solo la punta dell’iceberg della rivoluzione in materia, che parte dalla stessa concezione della filiazione e della famiglia nel diritto e arriva alla necessità di riorganizzare, in tempi strettissimi, il lavoro del personale delle cancellerie dei tribunali ordinari, che si devono occupare di questi nuovi “utenti”.
L’equiparazione
Nella pratica la modifica consente una sostanziale «equiparazione» del trattamento processuale di tutti i figli. Viene così superata la doppia via prima esistente, con competenze e trattamenti diversi per casistiche eguali, giustificati dalla riserva di competenza in favore del tribunale per i minorenni stabilita dall’articolo 38 delle disposizioni di attuazione del Codice civile, interamente sostituito dall’articolo 3, comma 1, della legge 219.
Il vecchio testo dell’articolo 38 diversificava il destino dei figli legittimi da quello dei figli naturali, sul presupposto comune della rottura del progetto di vita unitario dei genitori. Il nuovo testo, invece, dopo avere delimitato i giudizi di competenza del tribunale per i minorenni, stabilisce la competenza del tribunale ordinario per regolare tutte le questioni relative alla fine di una relazione di fatto tra genitori: modalità di visita, frequentazione, contributo in favore dei figli minori.
Inoltre, il nuovo articolo 38 chiarisce che nei procedimenti di affidamento e mantenimento si applicano gli articoli 737 e seguenti del Codice di procedura civile, vale a dire il rito della camera di consiglio che, «sentito il pubblico ministero», si concluderà con un decreto; infine, sancisce l’estensione delle garanzie per le obbligazioni economiche, già presenti per i figli del matrimonio a favore di tutti i figli a prescindere dalla formalizzazione del legame tra i loro genitori.
Il giudice ordinario
Quindi, dal 1º gennaio, se cessa un matrimonio o una relazione affettiva informale, le problematiche e le garanzie per i figli hanno un solo giudice competente: il giudice del tribunale civile ordinario. Al contrario, prima della legge 219, i figli dei genitori che non avevano contratto matrimonio si trovavano ad affrontare le medesime tematiche dei figli nati nel matrimonio, ma di fronte al tribunale per i minorenni. Con effetti distorsivi: l’approccio specialistico di questo tribunale a volte privilegiava le sole tematiche di natura psicologica, in luogo della tutela immediata dei diritti, anche economici, che al termine di una relazione tra adulti, devono essere da subito garantiti in favore dei minori.
Vengono inoltre estese ai figli delle coppie di fatto tutte le garanzie già previste per i figli delle coppie coniugate, come quelle relative all’obbligo di prestare una cauzione a garanzia dell’onere economico stabilito in favore del figlio, la facoltà di disporre il sequestro dei beni a garanzia di tale obbligo, nonché la possibilità di emettere, con provvedimento del giudice, un ordine al terzo debitore dell’onerato, affinché questo corrisponda l’assegno di mantenimento, in caso di inadempienza del genitore, direttamente all’avente diritto.
Le altre cause «trasferite»
Oltre a regolare le questioni relative alle modalità di visita e frequentazione e misura del contributo, in favore dei figli minori, anche nel caso della fine della relazione di fatto tra i genitori, la legge 219/2012 fa transitare dal tribunale per i minorenni al tribunale ordinario una serie di giudizi. Si tratta sostanzialmente di quelli relativi all’amministrazione dei beni di competenza del minore, al riconoscimento, alla sua impugnazione e all’affidamento del figlio nato fuori dal matrimonio, all’assunzione del cognome e alle dichiarazioni giudiziali di paternità. Infine, transitano al tribunale ordinario i ricorsi relativi all’esercizio delle competenze della potestà genitoriale e le questioni sulla potestà da decidere in caso di impedimento di uno dei due genitori.
Sempre l’articolo 3 della nuova legge detta la competenza “ulteriore” del tribunale ordinario per il giudizio sulla richiesta dell’allontanamento per condotta pregiudizievole ai figli (articolo 333 del Codice civile). Giudizio che di norma resta al giudice specializzato, ma che passa a quello ordinario quando tra i genitori dei minori sia in corso un giudizio di separazione o di divorzio o un giudizio che tratti (in base all’articolo 316 del Codice civile) delle questioni relative a un contrasto tra i genitori in ordine alla potestà.
Così il tribunale per i minorenni, liberato dal carico di lavoro connesso alla regolamentazione dei rapporti economici e di visita in favore dei figli, tra genitori non coniugati e giunti al termine della loro storia, si potrà dedicare alla tutela dei minori nelle questioni della decadenza e reintegra della potestà, della decadenza e riammissione, dell’amministrazione del patrimonio del minore e della sua adozione.

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