Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Al giudice civile l’affidamento su atto illegittimo

di Marcello Clarich

Anche dopo il Codice del processo amministrativo, le azioni risarcitorie contro la pubblica amministrazione sono un terreno conteso tra il giudice ordinario e il giudice amministrativo. Proprio in questi giorni la Corte di Cassazione ha segnato un punto a favore del primo. Con due ordinanze le Sezioni unite (n. 6594 e 6596 del 2011) hanno infatti stabilito che il danno subito da un privato per aver confidato nella legittimità di un atto amministrativo poi annullato va fatto valere in sede civile.

Le due vicende sono emblematiche. Ottenuta la concessione edilizia, il proprietario del terreno iniziava i lavori. Il Comune però annullava d'ufficio l'atto e il proprietario, nonostante una serie di istanze di sanatoria e di ricorsi giurisdizionali, non riusciva a ottenere un titolo per completare la costruzione. Anzi il comune ordinava la demolizione. Da qui l'azione per danni proposta davanti al giudice civile. La seconda vicenda riguardava invece un appalto di servizi di ristorazione scolastica aggiudicato a un'impresa e poi annullato, mentre era in corso l'esecuzione, dal giudice amministrativo. Subentrava dunque nel contratto un'altra impresa concorrente. L'impresa proponeva un'analoga azione per danni per la rifusione delle spese sostenute per l'esecuzione interrotta del contratto e per il riconoscimento di un indennizzo per aver confidato nella legittimità degli atti di gara.

Sollevata la questione di giurisdizione, la Cassazione conclude per la tutela in sede civile in base a un ragionamento lineare. Il risarcimento del danno da lesione di interessi legittimi ad opera di atti amministrativi attribuita, al giudice amministrativo da una decina d'anni (dal decreto legislativo n. 80/1998 e ora dall'articolo 30 del Codice), costituisce una forma di tutela complementare o sostitutiva rispetto a quella tradizionale di annullamento dell'atto illegittimo. Ma la devoluzione di queste controversie al giudice amministrativo si giustifica in tanto in quanto il privato ha subito una lesione della propria sfera giuridica in conseguenza dell'esercizio illegittimo del potere.

Nei due casi considerati, invece, il proprietario e l'impresa aggiudicataria non hanno alcunché da lamentarsi nei confronti degli atti emanati nei loro confronti. Questi anzi hanno prodotto un effetto favorevole consistente rispettivamente nella possibilità di edificare e nella stipula di un contratto. Il danno si è manifestato solo in conseguenza dell'annullamento d'ufficio o in via giudiziaria degli atti amministrativi. Ma questo danno è collegato tutt'al più a una colpa consistente nell'aver orientato la parte «verso una condotta che, poi, aveva dovuto interromper» e per aver creato un affidamento nella legittimità degli atti.

Poiché manca un collegamento diretto o indiretto con un potere dell'amministrazione, la lesione lamentata è riferita a un diritto soggettivo. Su queste basi, non scatta la giurisdizione a favore del giudice amministrativo per l'azione risarcitoria. In realtà, la questione è controversa. E del resto, in almeno uno dei due casi, il procuratore generale della Cassazione presente nel giudizio aveva concluso nel senso della giurisdizione del giudice amministrativo

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Il caso Unicredit-Mps, che ha posto le premesse per il passo indietro dell’ad Jean Pierre Mustier ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Con il lockdown la richiesta di digitalizzazione dei servizi finanziari è aumentata e le banche han...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il Credito Valtellinese ufficializza il team di advisor che aiuterà la banca nel difendersi dall’...

Oggi sulla stampa