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Al Csm l’allarme tribunali Orlando: faremo i concorsi

Un nuovo concorso per assumere duemila cancellieri. È questa la carta segreta cui sta lavorando il Guardasigilli Andrea Orlando. Una boccata d’ossigeno con l’immissione di energie fresche, cioè proprio quello che in questi giorni stanno chiedendo presidenti di Tribunali e Corti di appello, e capi delle procure in un’allerta collettiva che ha raggiunto sia il ministero della Giustizia che il Csm. Dice Orlando: «Quest’anno, complessivamente, entreranno negli uffici 2.200 persone, frutto della mobilità da altri uffici. Si tratta dell’iniezione più significativa dopo anni in cui non c’è stato il minimo ricambio». Ma Orlando guarda più in là, al nuovo concorso per 2mila persone, per il quale si sta battendo anche con Palazzo Chigi.
È questa la sua risposta, non senza qualche polemica, all’ultimatum del Csm. La delibera di quattro pagine – anticipata ieri da Repubblica – in cui si chiede di «indire con urgenza nuovi concorsi straordinari» non solo per i cancellieri ma anche per i magistrati – è stata approvata ieri dal plenum del Consiglio all’unanimità e dopo un rapidissimo dibattito. Preceduto però da un focoso scambio di telefonate tra via Arenula e palazzo dei Marescialli. Perché da un lato Orlando rivendica di non essere stato affatto con le mani in mano da quando è ministro, e il Csm ribatte di essere diventato il destinatario di una lunga serie di proteste dai vertici degli uffici giudiziari.
Si parlano a lungo il vice presidente del Csm Giovanni Legnini e il ministro. Cercano di evitare fratture, ma quando è sera, durante un dibattito sulla giustizia organizzato dal Foglio, Orlando non riesce a nascondere il suo malumore. Tant’è che, entrando in sala, dice ai cronisti che gli si fanno intorno: «Eh già, l’ultimatum del Csm… La verità è che loro sono arrivati per ultimi, mentre quello del personale è il mio incubo da due anni». «La mancanza di amministrativi è la priorità della giustizia italiana, altrimenti riforme, buone pratiche e sforzi organizzativi sono destinati a non produrre gli effetti sperati» dice Legnini la mattina durante la discussione della delibera. Aggiunge: «Si è speso non poco, ma i risultati non sono finora soddisfacenti». Luca Palamara e Francesco Cananzi, i presidenti delle commissioni sesta e settima, Riforme e Organizzazione giudiziaria, che hanno preparato il testo, sempre rivolti a Orlando insistono: «Bisogna investire di più sulla giustizia per superare questa situazione di collasso».
Quanto basta per spingere il Guardasigilli a una replica dal sapore decisamente polemico. «Il Csm si è accorto del problema del personale perché un autorevole magistrato come il procuratore di Torino Armando Spataro ha posto il problema. Con Legnini ne abbiamo parlato più volte (l’ultima venerdì scorso, dopo che Legnini aveva incontrato anche Mattarella, ndr.)». Poi Orlando mette i puntinoi sulle “i”: «Il Csm se ne accorge adesso, io al ministero me ne occupo da due anni. Tant’è che abbiamo misurato le performance dei tribunali, sappiamo che 20 lavorano meglio di quelli omologhi in Europa, che 80 vanno così così, che 19 vanno malissimo. Io ho scelto di visitare proprio quelli più in difficoltà. E ho scoperto che 7 di questi, pur essendo ad organico di personale pieno, vanno male lo stesso. Quindi ne ho dedotto che sono stati diretti male da chi c’era prima al vertice degli uffici, oppure sono diretti male adesso». E qui parte l’ultimatum di Orlando al Csm: «Il Consiglio deve scegliere bene i capi degli uffici. Noi faremo il reclutamento straordinario, ma non basta. Se a fronte di investimenti, 159 milioni per l’informatica quest’anno contro i 75 del 2015, la situazione non migliora, ciò è frutto di discutibili capacità organizzative ».
Ma due magistrati come il primo presidente della Cassazione Gianni Canzio e il procuratore di Torino Spataro sono convinti che la mancanza di personale è esiziale. Canzio, che fa citare espressamente la Suprema Corte nella delibera del Csm per un buco di personale del 30%, descrive un ufficio «in grande affanno, con 80mila ricorsi nuovi e 140mila pendenti, e in vista del lavoro straordinario per il referendum». Spataro conferma la sua denuncia: «Vedo le difficoltà del governo, ma è un grosso vulnus alla democrazia non consentire che la magistratura sia dotata di strutture e di personale». Poi una stoccata a Renzi: «Chi guida il Paese deve evitare di usare i 140 caratteri che il tweet richiede e invece deve confrontarsi».

Liana Milella

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