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Al copyright ci pensa Google

Google paladino dei diritti di proprietà intellettuale. Nel corso del 2013 il motore di ricerca più famoso al mondo ha dato seguito al 91% delle richieste di rimozione dai propri risultati dei link associati a portali non conformi al copyright. Si tratta di numeri di tutto rispetto.

Basti pensare che soltanto l’anno scorso il colosso di Mountain View ha ricevuto ben 235 milioni di segnalazioni per cancellare i collegamenti che indirizzavano a contenuti pirata, in forte crescita rispetto ai 50 milioni di richieste pervenute nel 2012 e ai 10 milioni del 2011. In cima alla lista dei segnalanti figurano per lo più i mostri sacri dell’industria dell’entertainment a stelle e strisce come Nbc Universal, Warner Bros, Microsoft, Disney e Fox. «L’anno scorso l’industria musicale è stata di gran lunga il segnalatore più attivo», hanno avvertito gli esperti di TorrentFreak dopo aver analizzato l’ultimo rapporto sulla trasparenza pubblicato da Google. «I gruppi anti-pirateria BPI e RIAA hanno, infatti, inviato richieste di rimozione pari rispettivamente a 41,7 e 30,8 milioni di link. Seguono, a completare la top five, Twentieth Century Fox, Froytal Services e Microsoft, ciascuno con 19,3 milioni, 19,2 milioni e 10,4 milioni di Url per presunta violazione».

Al di là dei volumi, la notizia più interessante contenuta nel rapporto è che il colosso di Mountain View ha accolto quasi in toto le richieste di rimozioni dei link pervenute da imprese o associazioni, rigettando solamente il 9% delle domande ricevute nel 2013 (comprese le comunicazioni inesatte o le duplicazioni della stessa domanda inviate da soggetti diversi). In termini numerici, questo equivale a 21 milioni di link mantenuti in essere.

Tra le associazioni di categoria, il numero maggiore di richieste rigettate da Google fanno capo al braccio anti pirateria della BPI (British Recorded Music Industry): oltre 520 mila segnalazioni hanno, infatti, ricevuto il no di Mountain View, pari all’11% del totale delle domande inviate dall’associazione nel corso del 2013. E cosa dire, invece, delle imprese private? Di tutti i titolari di diritti d’autore che hanno presentato più di un milione di richieste di rimozione di Url, il popolare sito di video tutorial, Lynda.com, ha ottenuto la corona in quanto alla più alta percentuale di richieste di takedown scartati. Dopo aver analizzato il milione e 179 mila domande presentate dalla società lo scorso anno, infatti, Google ha deciso di non intraprendere alcuna azione per il 57% dei casi. Seguono NBC Universal e Warner Bros per cui Google ha scartato rispettivamente il 28 e il 25% delle domande di rimozione di link. Ma quali sono le ragioni che influiscono sulla decisione di accogliere o rigettare la domanda di rimozione di un collegamento in base al diritto alla tutela del copyright? «Di tanto in tanto ci arrivano richieste inesatte o ingiustificate in relazione a risultati di ricerca che chiaramente non rimandano a contenuti illeciti», hanno spiegato gli esperti di Google. Un importante studio cinematografico americano, per esempio, ha richiesto due volte la rimozione della recensione di un film sul sito web di un quotidiano. Una scuola di guida del Regno Unito ha inviato una domanda di cancellazione della home-page di un concorrente sulla base del fatto che questo avrebbe copiato un elenco alfabetico di città e regioni in cui si offrivano lezioni di guida. Non solo. Un privato cittadino degli Stati Uniti ha richiesto la rimozione dei risultati di ricerca che rimandavano a procedimenti giudiziari facenti riferimento al suo nome e cognome sulla base del fatto che il proprio nome era registrabile come copyright.

Mentre svariati privati cittadini americani hanno richiesto la rimozione dei risultati di ricerca che rimandavano a post di blog e forum che associavano i loro nomi a determinate accuse, località, date o commenti negativi. Infine, un’azienda Usa ha richiesto a Google la rimozione dal proprio motore di ricerca dei link che rimandavano ai post di un blog di un dipendente in cui si faceva riferimento a un trattamento ingiusto. «In tutti questi casi non abbiamo dato corso ad alcuna di queste richieste», hanno assicurato dalla società. Ma esiste un modo per impugnare una richiesta di rimozione per violazione del copyright nel caso in cui si ritenesse che Google ha agito in maniera impropria? «Se i webmaster ritengono che sia stato rimosso erroneamente un link al loro sito a causa di una richiesta presentata contro di loro, possono inviare un modulo di contro-notifica e Google potrebbe ripristinare il link conformemente a quanto previsto dalle sezioni 512 (2) e (3) del Dmca, il Digital Millennium Copyright Act, ovvero la legge degli Stati Uniti che offre protezione a fornitori di servizi online ritenuti idonei, in caso di responsabilità monetaria per reclami dovuti a violazione del copyright», hanno concluso gli esperti.

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