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Al contradittorio non si manca

Al contraddittorio preventivo del nuovo redditometro bisogna partecipare. È in quella sede che si forma la pretesa tributaria ed è soltanto attraverso una partecipazione attiva che il contribuente può smorzare o far rivedere all’ufficio alcune presunzioni reddituali che altrimenti, in ipotesi di non partecipazione, potranno ampiamente legittimare l’emissione dell’avviso di accertamento.

Sull’importanza pro contribuente del contraddittorio preventivo è la stessa circolare n.24/e del 31 luglio (si veda ItaliaOggi del 1° agosto) a fornire spunti di riflessione. Dopo aver chiarito il ruolo centrale e di novità costituito appunto dall’istituzionalizzazione del contraddittorio preventivo obbligatorio, sancito nel nuovo settimo comma dell’articolo 38 del dpr 600/1973, in vari passaggi del documento di prassi, vengono date le istruzioni operative per gli uffici nell’ipotesi di mancata partecipazione del contribuente al contraddittorio stesso. Così come avviene per gli studi di settore, anche nel nuovo redditometro l’ammontare della «eventuale» pretesa tributaria troverà il suo luogo di formazione proprio nel corso del contraddittorio, delle cui risultanze l’ufficio dovrà dare debito conto anche nella successiva motivazione dell’accertamento. In questo senso la circolare n.24/e è lapidaria: «nella motivazione devono essere evidenziate le vicende dell’intero iter accertativo risultante dalle verbalizzazioni dei momenti di confronto con il contribuente e, in particolare, i motivi del mancato accoglimento delle proposte avanzate dalla parte». Da ciò consegue che una motivazione che non contenesse tali evidenze non potrebbe che essere impugnata per difetto di legittimità.

Ma torniamo ai contenuti del contraddittorio preventivo nel nuovo redditometro. Oggetto del contraddittorio saranno una serie di elementi caratterizzanti la futura pretesa impositiva per ognuno dei quali il contribuente potrà dimostrare la diversa realtà fattuale.

Fra le prime circostanze da discutere in contraddittorio vi sarà la famiglia fiscale di riferimento assegnata dall’anagrafe tributaria al contribuente. Questa si baserà sui dati desumibili dai prospetti dei familiari a carico, ma potrebbe evidentemente divergere dalla famiglia reale nella quale il contribuente vive. Oltre alla definizione del nucleo familiare altro passaggio essenziale del contraddittorio riguarderà la ripartizione delle spese tra i membri della famiglia stessa. In assenza di prove contrarie le stesse verranno presunte dall’ufficio sulla base dei criteri guida contenuti nel decreto ministeriale del 24 dicembre 2012, ripresi dalla circolare 24/.

Nel contraddittorio si dovrà discutere anche delle «spese certe» desunte dalle banche dati dell’anagrafe tributaria. Per queste il contribuente potrà, attraverso idonea documentazione, dimostrare l’errata imputazione della spesa o l’inesattezza di una o più informazioni in possesso dell’ufficio.

Ma nel corso del contraddittorio il contribuente potrà anche dimostrare o cercare di dimostrare una diversa ricostruzione della spesa assegnata dall’ufficio per il mantenimento di un certo bene nella sua disponibilità. Ovviamente anche per questo tipo di prova contraria occorreranno idonei documenti probatori. In questa fase, tanto per riprendere alcuni esempi contenuti nella circolare, il contribuente potrà dimostrare l’inagibilità dell’immobile e la conseguente diversa quantificazione delle spese di consumo sullo stesso afferenti. Ma oggetto del contraddittorio dovranno e potranno essere anche le spese per investimenti patrimoniali, l’utilizzo delle relative provviste, i disinvestimenti e il calcolo della quota di risparmio formatasi nel corso dell’anno.

Dagli esiti e dai riscontri del contraddittorio si potrebbe anche arrivare all’archiviazione della pretesa. Sul punto la circolare 24/e così si esprime: se il contribuente fornisce chiarimenti esaustivi in ordine alle «spese certe», alle «spese per elementi certi», agli investimenti e alla quota di risparmio, l’attività di accertamento si esaurisce nella prima fase del contraddittorio.

La mancata partecipazione del contribuente al contraddittorio avrà invece effetti esattamente opposti. Tale assunto si evince chiaramente dal passaggio del citato documento di prassi nel quale si argomenta sull’attribuzione al contribuente della quota parte delle spese medie Istat. In relazione a tale ammontare presunto di spese medie il contribuente può fornire nel corso del contraddittorio, anche ricorrendo ad argomentazioni logiche e non soltanto documentali, una diversa rappresentazione della realtà, fermo restando che se il contribuente non si presenta all’invito dell’ufficio la quota parte delle spese medie Istat concorrerà alla formazione del maggior reddito sinteticamente accertabile.

Ecco allora l’importanza di una partecipazione attiva del contribuente al contraddittorio preventivo nel nuovo redditometro. Essendo questa la fase nella quale si forma e si sostanzia la pretesa tributaria è infatti impossibile pensare di lasciare la partita interamente nelle mani del funzionario dell’ufficio.

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