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Al Cdm la proroga di stato d’emergenza e smart working facilitato

Lo stato di emergenza durerà fino al 15 ottobre. L’ufficializzazione della proroga di due mesi e mezzo della decisione presa a inizio emergenza Covid lo scorso 31 gennaio è arrivata ieri sera in consiglio dei ministri dove è sbarcato, per accontentare il pressing anche dentro la maggioranza che chiedeva una norma di rango superiore, un decreto legge con l’indicazione di tutte le norme (35) che resteranno in vigore fino a metà ottobre. A cominciare a esempio dal ricorso allo smart working oltre a varie misure contenute nei decreti approvati negli ultimi mesi: da quello Sanità (18/2020) a quello sulla Scuola (22/2020) al credito (23/2020) e al decreto rilancio (34/22020) oltre alle misure sanitarie (quarantene, mini-lockdown, ecc.) di altri due decreti legati all’emergenza (19 e 33/2020). Oggi invece dovrebbe arrivare un nuovo Dpcm.

La proroga dello stato di emergenza è arrivata dopo un nuovo passaggio del premier Giuseppe Conte in Parlamento, stavolta alla Camera, dove non sono mancati gli attacchi delle opposizioni. Conte l’ha difesa soprattutto dopo che sui social era stata scambiata per un nuovo lockdown in vigore dal primo agosto: «È stata creata confusione» da chi accusa il governo di voler «fare un uso strumentale dell’emergenza per un atteggiamento liberticida, reprimere il dissenso o ridurre la popolazione in uno stato di soggezione». Ad attaccare il premier ieri è stata soprattutto la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni: «Lo stato di emergenza vi serve per consolidare il potere facendo quello che volete senza regole e controlli», legando poi il tema dell’emergenza a quello dell’immigrazione: «Non renderemo tutto vano per la vostra furia immigrazionista!».

Tra le norme prorogate allegate al decreto c’è la conferma della procedura semplificata per il ricorso allo smart working fino al 15 ottobre (si veda l’approfondimento tecnico a pagina 29). Si tratta di una proroga che giunge in extremis, considerando che arriva in prossimità della scadenza del 31 luglio fissata dall’articolo 90 del Dl 34/2020. C’è molta attesa da parte delle imprese per la pubblicazione del Dl in Gazzetta Ufficiale, perché la proroga consente ai datori di lavoro privati di ricorrere con decisione unilaterale al lavoro agile, per ogni rapporto di lavoro subordinato anche in assenza degli accordi individuali, fino alla fine dello stato di emergenza. Considerando che il ministero del Lavoro ha stimato in 1,8 milioni gli smart workers, da settimane c’era molta apprensione tra le imprese, soprattutto tra le grandi. Si pensi a Poste italiane (19mila smart workers), Enel (14mila), Eni (13mila), preoccupate dalla prospettiva di dover richiamare migliaia di dipendenti per la firma degli accordi individuali ai sensi della legge 81 del 2017 da trasmettere al ministero del Lavoro, con il rischio di assembramenti che avrebbero potuto compromettere la salute e la sicurezza dei dipendenti. Tanto che, dopo il pressing di Confindustria, era stata pubblicata una Faq dal ministero del Lavoro per consentire una procedura “semplificata” per comunicare al ministero l’elenco degli smart workers con un modello predisposto, e l’accordo detenuto dal datore di lavoro.

La proroga dello stato di emergenza dovrebbe essere seguita già oggi da un nuovo Dpcm recuperando regole e allegati dell’ultimo in scadenza il 31 luglio con l’indicazione però della ripresa di convegni e fiere dal 1 settembre.

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