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Al board del San Raffaele il concordato preventivo

di Stefano Elli

Sarà presentato quest'oggi al Cda della Fondazione San Raffaele il piano di concordato preventivo per il tentativo di salvataggio del gruppo ospedaliero di via Olgettina. Nella serata di ieri c'è stato un ulteriore summit tra gli advisor legali della Fondazione Monte Tabor (studio Gianni Origoni Grippo) e i consulenti tecnici della Vitale e associati. Il progetto di concordato preventivo, prima di essere presentato al presidente della seconda sezione del Tribunale di Milano Filippo Lamanna, dovrà essere poi asseverato dai professionisti prescelti: Angelo Provasoli e Mario Cattaneo. Il piano, una settantina di pagine, traccerà il quadro per il salvataggio del gruppo e oltre all'offerta presentata dalla cordata Ior-Malacalza (complessivamente 250 milioni circa, più l'accollo di circa 750 milioni di debiti sul 1,5 miliardo di sbilancio complessivo), prenderà probabilmente in considerazione anche il piano di cessione di partecipazioni in società non più ritenute strategiche, oltre alle condizioni poste dal sistema bancario, rappresentato dall'avvocato Gregorio Gitti, di erogare nuova finanza con un finanziamento ponte a supporto della continuità operativa del gruppo. Sul fronte dei debiti che resterebbero fuori dall'offerta Ior- Malacalza, secondo alcune indiscrezioni, il piano dovrebbe anche contemplare un nuovo modello di organizzazione aziendale interna con la riconsiderazione anche del ruolo di Don Luigi Verzé, il fondatore del gruppo ospedaliero, che attualmente ricopre il ruolo di presidente onorario con potere di revoca e nomina del Cda. Un ruolo che sono in molti a volere ridimensionato. La scadenza del 12 ottobre, data dell'udienza presso la fallimentare, dunque, sembra destinata a essere rispettata anche per effetto della decisione della Procura della Repubblica di Milano e dai pm Luigi Orsi e Laura Pedio, cui si è aggiunto negli ultimi giorni anche Gaetano Ruta, di accelerare i tempi presentando un'istanza di fallimento autonoma. Un'iniziativa che, secondo alcuni osservatori vicini al dossier, ha senz'altro contribuito all'accelerazione dell'iter di presentazione del piano di concordato senza ulteriori perdite di tempo. E proprio tra gli allegati dell'istanza di fallimento presentata dai pm milanesi figurano alcuni decreti ingiuntivi che mostrano meglio di qualunque considerazione a margine la gravità della posizione debitoria della Fondazione. I decreti allegati nella richiesta dei pm sono 29 per un importo complessivo di 32 milioni di euro. Tra i principali creditori che tra il 2009 e il 2011 hanno intimato all'ospedale di onorare il proprio debito spiccano la Farmafactoring (13.386.850 euro) la Janssen Cilag, (3.837.010 euro) il gruppo Roche (1.343.705 euro)e la Banca Ifis (7.249.661 euro). Ma figurano anche creditori di minor peso: la Mengozzi (2milioni di euro) e la Esaote (45mila euro). Nel frattempo, alle inevitabili polemiche politiche in sede di Consiglio Regionale, si aggiungono le dichiarazioni dei sindacati della dirigenza medica del Servizio nazionale: la Anaao Assomed e la Sds Snabi che rivendicano un ruolo nella discussione e nella ridefinizione del futuro del San Raffaele «non disperdendo il grande patrimonio di competenze e di professionalità invidiato all'ente ospedaliero da tutto il Paese».

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