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Aiuto alla crescita semplificato

Conversione semplificata dell’aiuto alla crescita economica (Ace) in credito d’imposta Irap. Basta applicare, infatti, le aliquote stabilite per ogni scaglione Irpef all’eccedenza del bonus convertita.

L’Agenzia delle entrate, con la circolare 21/E di ieri, ha risolto così uno dei problemi più complessi (si veda ItaliaOggi del 3/4/2015) inerente alla corretta applicazione della disciplina sull’Ace, dopo le novità introdotte dal dl 91/2014 (cosiddetto «decreto crescita e competitività»).

La circolare è copiosa ma interviene su numerose problematiche, ricordando, innanzitutto, che il dl 91/2014 ha disposto un vero e proprio rafforzamento del bonus, introducendo una maggiorazione del 40% della variazione del capitale proprio per le società quotate, e rendendo possibile la conversione delle eccedenze Ace non utilizzate, in un credito d’imposta utilizzabile per il versamento dell’imposta regionale (Irap).

Con riferimento alla maggiorazione, destinata esclusivamente alle società quotate che sono state ammesse alla quotazione e alla negoziazione dei propri strumenti finanziari dopo il 25/6/2014 (data di entrata in vigore del provvedimento), le Entrate chiariscono il meccanismo che deve sempre tenere conto della somma algebrica degli elementi positivi (conferimenti e accantonamenti degli utili) e negativi (distribuzione di patrimonio) e, soprattutto, che la variazione incrementativa da utilizzare non tiene conto di tutti gli incrementi eseguiti, a partire dall’1/1/2011, ma solo a quelli eseguiti in ciascun esercizio, cui si deve applicare la maggiorazione, rispetto al periodo d’imposta precedente.

Con riferimento, invece, alla conversione dell’eccedenza in credito d’imposta Irap, posta la possibilità di riportare la stessa nei periodi d’imposta successivi o di convertirla, anche parzialmente, nel detto credito d’imposta, il documento di prassi ricorda che l’utilizzo è limitato al pagamento del tributo regionale, senza possibilità di eseguire una compensazione, di cui all’art. 17, dlgs 241/1997 e che non operano, in tal caso, né il limite di compensabilità (euro 700 mila annui), di cui all’art. 34, legge 388/2000, né il blocco per i crediti erariali iscritti a ruolo (superiori a 1.500 euro), di cui all’art. 31, dl 78/2010.

Inoltre, l’utilizzo del credito in dichiarazione non è soggetto all’apposizione del visto di conformità, di cui al comma 574, dell’art. 1, legge 147/2013 e, per la ripartizione in cinque quote annuali, con riporto senza limiti temporali dell’eccedenza, non lo si deve considerare soggetto al limite disposto per i crediti agevolati (euro 250 mila), da indicare nel quadro «RU», di cui al comma 53, dell’art. 1, legge 244/2007.

 

La parte più interessante del documento, però, è quella in cui le Entrate propongono alcuni esempi per la corretta determinazione e, soprattutto, quella riguardante la formazione del credito d’imposta in capo ai soggetti Irpef (si veda esempio), giacché le disposizioni non erano per niente chiare; si fa riferimento, infatti, alla lett. b), comma 1, dell’art. 19, dl 91/2014, che richiama «genericamente» le aliquote «di cui agli articoli 11 e 77 del testo unico delle imposte sui redditi».

Inoltre, la circolare evidenzia l’impossibilità di eseguire un dietrofront poiché le eccedenze, una volta trasformate in credito d’imposta Irap, assumono una natura diversa e seguono un percorso diverso rispetto alle eccedenze Ires, e ricorda che le nuove disposizioni si rendono applicabili solo alle eccedenze maturate nel periodo d’imposta in corso al 31/12/2014 (per i solari, il 2014).

La seconda parte della circolare è formata da numerosi chiarimenti in tema di disciplina antielusiva, con l’analisi di alcuni ambiti e casi particolari, come, per esempio, la «preventività» degli interpelli disapplicativi; il detto requisito non deve essere considerato con riferimento alle singole operazioni, ma con riferimento al periodo d’imposta, cui si chiede la disapplicazione.

Con riferimento al rapporto di controllo, la sterilizzazione dell’Ace derivante dall’incremento dei crediti da finanziamento si rende applicabile esclusivamente nei confronti di soggetti su cui il detto controllo è presente alla chiusura dell’esercizio in cui avviene l’incremento, mentre restano escluse dall’ambito della disciplina antielusiva, le acquisizioni (o l’incremento) di partecipazioni di controllo con conferimento in natura.

Infine, relativamente ai conferimenti provenienti da soggetti non residenti in Italia, il documento di prassi evidenzia la prevista «sterilizzazione» delle variazioni in aumento fino a concorrenza degli apporti eseguiti da soggetti non residenti o da soggetti domiciliati in Stati o territori a fiscalità privilegiata, che non sono individuati dalla «white list», di cui all’art. 168-bis, dpr 917/1986 (Tuir).

Sul tema, le Entrate precisano, facendo alcuni esempi, che la «sterilizzazione» deve operare in presenza di un conferimento proveniente da soggetto localizzato in un Paese che non aderisce allo scambio di informazioni o in presenza di un gruppo strutturato, dal quale emerge la presenza di un socio, anche di minoranza, localizzato in un Paese non collaborativo.

Dopo aver trattato la gestione delle istanze di disapplicazione delle norme antielusive, il documento ricorda ulteriori fattispecie «elusive» (o ritenute tali) e chiarisce l’operatività dell’agevolazione nei confronti delle stabili organizzazioni, per le quali si rende possibile l’applicazione, ma con riferimento al «fondo di dotazione», rispetto a quello esistente alla chiusura dell’esercizio in corso al 31/12/2010, con gli opportuni adattamenti.

Infine, confermando che le riserve da rivalutazione, iscrivibili a fronte di leggi speciali o di deroghe al comma 4, dell’art. 2423 c.c., non rilevano ai fini del bonus alla nascita, poiché riserve «non» disponibili, le Entrate precisano che le stesse possono rilevare ma soltanto per la quota riferibile ai maggiori valori realizzati nelle fasi successive.

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