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Aiuti, sgravi e rinvii per 13 miliardi. La corsa dei bonus è senza sosta

Valgono 13,2 miliardi gli interventi introdotti o rifinanziati con il decreto Agosto. Una lista di 37 sussidi, bonus, incentivi e rinvii di pagamento. Dall’indennità di 1.000 euro per i liberi professionisti e gli stagionali, fino alle decontribuzioni per i lavoratori al Sud e i neoassunti, passando per l’ulteriore slittamento dei versamenti già prorogati al 16 settembre.

Aiuti per il 45% delle risorse

Nel “pacchetto Agosto” i rinvii dei versamenti e le proroghe della riscossione – anche da parte degli enti previdenziali – sono la parte più sostanziosa: 6 miliardi su 13,2, cioè il 45%, secondo il monitoraggio del Sole 24 Ore del Lunedì. È uno slittamento con effetti solo “di cassa”, che però richiede comunque di essere coperto per il 2020.

Tra gli altri stanziamenti, il capitolo più pesante è quello degli aiuti e dei sussidi, che conta 17 misure su 37 e assorbe quasi 4,8 miliardi. Di questi, più di metà se ne vanno in contributi a fondo perduto: ai lavoratori stagionali del turismo, alla filiera della ristorazione, alle attività commerciali nei centri storici, alle guide turistiche, ai marittimi rimasti a terra, ai lavoratori sportivi. Qui ci sono anche i 500 milioni per le auto non inquinanti, bici, monopattini e colonnine di ricarica.

Oltre agli aiuti in senso stretto, in questo capitolo rientrano i 774 milioni destinati al fondo Ipcei per finanziare i progetti strategici europei, dalla microelettronica alle batterie. Una delle poche misure che esce dal coro degli aiuti finalizzati a tamponare l’emerenza. Anche se – va detto – non è sempre facile per le Pmi intercettare progetti così complessi.

Sgravi sul lavoro e bonus per gli alberghi

Escludendo la cassa integrazione – qui non considerata – il resto delle risorse è destinato alle agevolazioni contributive (cinque misure per 1,7 miliardi) e alle tax expenditures, cioè i bonus fiscali in senso stretto (11 agevolazioni per 702 milioni).

Il taglio dei contributi previdenziali e assistenziali pagati dai datori di lavoro ha un obiettivo chiaro: sostenere l’occupazione, sia per chi ha già un lavoro, sia per favorire nuove assunzioni. E non è un caso che la decontribuzione sia una di quelle voci di spesa che si vorrebbero potenziare con la prossima manovra di Bilancio. Manovra che il Governo dovrà presentare alle Camere entro metà ottobre, con una sorta di “staffetta” con la conversione parlamentare del decreto Agosto, il cui termine scade proprio il 14 ottobre.

Guardando le agevolazioni fiscali, si nota subito che anche molte di queste rispondono alla logica dell’aiuto d’emergenza. Pensiamo ai 231,6 milioni dell’esenzione Imu per gli immobili turistici (compresi cinema e discoteche). O ai 99,2 milioni per l’estensione a giugno del tax credit sugli affitti commerciali e ai 90 milioni riservati agli sponsor delle società e associazioni sportive. Fa eccezione – in questo senso – il credito del 65% per la riqualificazione degli alberghi. Ma si tratta, appunto, di una eccezione, peraltro subordinata al fatto che gli imprenditori abbiano risorse da investire.

Anche la possibilità di rivalutare i beni d’impresa pagando un’imposta sostitutiva del 3% serve soprattutto ad attutire gli effetti della crisi sui bilanci. Non a favorire gli investimenti.

La partita del riordino e la manovra 2021

Lo strascico degli aiuti finanziati con il deficit sarà pesante. Il debito pubblico – si stima – arriverà al 157,6% del Pil nel 2020. E prima o poi bisognerà richiudere il vaso di Pandora dei sussidi. Cominciando a rimettere dentro, possibilmente, quelli che generano «debito cattivo», per dirla con le parole dell’ex governatore Bce, Mario Draghi, cioè «utilizzato per fini improduttivi».

Se davvero la prossima manovra vorrà riordinare le agevolazioni, è un dato di fatto che la proliferazione di quest’anno complicherà ulteriormente le cose. Basta ricordare le altre 19 tax expenditures introdotte solo a maggio con il Dl Rilancio. Un riassetto è richiesto anche dalla Ue per avere i primi 20 miliardi del Recovery Fund, ma l’esperienza degli ultimi anni dimostra che ogni bonus fiscale – una volta introdotto – diventa molto difficile da tagliare.

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