Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Aiuti fiscali per aggregazioni di imprese

Dopo qualche misura anticipata nella legge di stabilità, il governo punta a rilanciare il tema industriale partendo dalle aggregazioni di impresa. È ormai quasi definito il menù di interventi di quello che potrebbe diventare un decreto specifico sull’“Industrial compact” italiano da varare subito dopo la conversione in legge della manovra, quindi tra fine anno e inizio 2015. Ci lavorano già da diverse settimane ministero dello Sviluppo economico e ministero dell’Economia e non si può escludere la definizione di misure da presentare anche in ottica di contributo al “piano Juncker” della Ue.
Il gruppo di lavoro misto tra governo ed esperti esterni per ora ha contribuito all’inserimento nella legge di stabilità del «patent box» per brevetti e marchi e del credito d’imposta per gli investimenti in ricerca. Per mantenere la promessa del ministro Guidi di dar vita a un vero “Industrial compact” occorrerà però molto di più. «C’è un lavoro ormai molto avanzato per agevolare la crescita dimensionale delle imprese» dice il capo della segreteria tecnica dello Sviluppo Stefano Firpo. Tra le opzioni c’è la defiscalizzazione dei progetti di fusione: da un lato premiando gli utili reinvestiti entro un determinato arco temporale (ad esempio 3-4 anni), dall’altro accorciando i vincoli temporali sul calcolo per le quote di ammortamento fiscale in modo da consentire benefici fiscali più ravvicinati. Contemporaneamente, per favorire investimenti di multinazionali, si lavora a un’aliquota sostitutiva o addirittura un’aliquota zero per la tassazione dei dividendi reimpatriati. Prende quota anche l’idea dei “Development bond”, una sorta di project bond direttamente mirati alla crescita del sistema industriale: progetti di filiera, integrazioni, accorpamenti o grandi piani di digitalizzazione.
Ci sarà attenzione anche al tema della liquidità. «L’Italia sconta soprattutto una crisi di balance sheet – commenta Firpo – e se si guarda al rapporto tra imprese e banche, servono senz’altro strumenti per prevenire la formazione di grandi incagli di credito. In quest’ottica, tra le altre cose, stiamo studiando il modo per rendere più efficaci le obbligazioni partecipative subordinate».
Secondo molti il governo Renzi, molto concentrato su altri temi, dal Jobs act alle riforme istituzionali, e frenato dai vincoli di deficit, ha fatto finora poco per le misure espansive a favore dell’economia reale. Chi però ha lavorato ai principali dossier vede il bicchiere mezzo pieno. «Abbiamo appena rifinanziato la nuova Sabatini – rileva Firpo – e, sempre per i macchinari industriali, nei prossimi mesi vedremo i frutti della “Guidi-Padoan” che ha attivato un credito d’imposta del 15% sugli investimenti incrementali. Anche sulla ricerca non condivido certe perplessità. Il credito d’imposta per gli investimenti, anche se calcolato sugli incrementi, non penalizza chi investe di più nel picco della crisi perché si tratta per lo più delle grandi imprese che lo farebbero comunque. E comunque andiamo a premiare la spesa storica, e non solo quella incrementale, con il “patent box” su brevetti e marchi che intendiamo rafforzare nella legge di stabilità. Da ultimo, abbiamo appena pubblicato i decreti per due bandi da 400 milioni su agenda digitale e industria sostenibile».
Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«Spero che l’instabilità politica in Italia non metta a repentaglio il lavoro sul Recovery Plan ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

L’annuncio ha stupito. Se non altro per i tempi. A poche settimane dall’insediamento dell’ammi...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

L’incertezza rimane molto elevata, per la dinamica della pandemia con le sue nuove varianti e per ...

Oggi sulla stampa