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Aiuti di Stato, vita difficile per le imprese mordi e fuggi

Niente contributi per le imprese che investono nelle aree svantaggiate se nei due anni precedenti la domanda di contributo hanno chiuso la stessa o un’analoga attività nello spazio economico europeo o che, al momento della domanda di aiuti, hanno concretamente in programma di cessare l’attività entro due anni dal completamento dell’investimento iniziale oggetto dell’aiuto nella zona interessata. Questa una delle importanti novità del Regolamento Ue 651/2014pubblicato in Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea L 187 del 26 giugno 2014 sugli aiuti di stato alle imprese. Con l’entrata in vigore del nuovo regolamento inizia una nuova era per i finanziamenti Ue alle imprese. Il regolamento, entrato in vigore il 1° luglio ha mandato in soffitta il regolamento Ce 800/2008. Il nuovo regolamento sarà il riferimento di molte delle agevolazioni statali e regionali che verranno concesse alle imprese da qui al 2020 per svariate tipologie di attività: dagli investimenti in beni materiali e immateriali, ai progetti di ricerca, sviluppo e innovazione, dai contributi per la formazione a quelli per progetti che portano miglioramenti ambientali, solo per citare alcuni esempi. Vediamo dunque nel dettaglio le agevolazioni principali che lo Stato e le regioni italiane potranno concedere alle imprese tramite appositi bandi da qui al 2020.

Aiuti alle piccole e medie imprese: previsti contributi per ogni fase di sviluppo dell’azienda e ogni sua necessità. Gli aiuti alle piccole e medie imprese sono sicuramente le agevolazioni a più ampio raggio previste dalla Ue. Una piccola e media impresa, infatti, in base al regolamento Ue 651/2014 può beneficiare di contributi per tutte le fasi di vita dell’azienda: per l’avvio dell’attività, per il suo potenziamento attraverso l’acquisto di macchinari, impianti, attrezzature, immobili, per la fase di sviluppo e specializzazione grazie agli aiuti diretti alla sua internazionalizzazione, allo sviluppo di nuovi prodotti e processi tramite la ricerca e sviluppo, nonché accedere a finanziamenti per il capitale di rischio. A favore delle pmi sono infatti previste agevolazioni non solo per gli investimenti in immobilizzazioni materiali e immateriali, ma anche a fronte di servizi di consulenza, partecipazione a fiere, progetti di cooperazione europea, agevolazioni per l’avvio dell’impresa e per le attività di ricerca e innovazione che portano alla nascita di nuovi prodotti, processi, servizi innovativi. Nel caso degli investimenti produttivi, i massimali di aiuto sono 20% per le piccole imprese e 10% per le medie. Le percentuali di contributo possono aumentare con regolamenti specifici nelle aree in deroga 107.3c e107.3a.

Per le spese di consulenze e di partecipazione a fiere l’entità massima dell’aiuto sale al 50%. Possono accedere ai contributi per l’avviamento dell’attività le piccole imprese non quotate fino a cinque anni dalla loro iscrizione al registro delle imprese che non hanno ancora distribuito utili e che non sono state costituite a seguito di fusione. Gli aiuti all’avviamento sono erogati sotto forma di finanziamenti agevolati, garanzie agevolate e sovvenzioni oppure tramite la combinazione di tutte e tre queste tipologie di aiuto. Nel caso delle imprese innovative gli importi massimi per tipologie di aiuti sopra elencate possono essere raddoppiati.

I contributi per i progetti di ricerca e sviluppo vengono concessi secondo i seguenti massimali: il 100% dei costi ammissibili per la ricerca fondamentale; il 50% dei costi ammissibili per la ricerca industriale e per gli studi di fattibilità e infine il 25% dei costi ammissibili per lo sviluppo sperimentale. L’intensità di aiuto per la ricerca industriale e lo sviluppo sperimentale può essere aumentata fino a un’intensità massima dell’80% dei costi ammissibili se vengono rispettate determinate condizioni.

Aiuti a finalità regionale a pmi e grandi imprese: finanziate le aree svantaggiate. Gli aiuti a finalità regionale sono diretti al finanziamento di imprese localizzate in specifiche aree svantaggiate e sono di tre tipi: aiuti per gli investimenti, aiuti per il funzionamento e aiuti per progetti di sviluppo urbano. Nel primo caso si tratta di aiuti specifici per gli investimenti realizzati nelle zone svantaggiate che soddisfano le condizioni dell’articolo 107, paragrafo 3, lettera a). Possono beneficiare dei contributi le Pmi e le grandi imprese per investimenti materiali e immateriali, oppure per i costi salariali stimati relativi ai posti di lavoro creati per effetto di un investimento iniziale, calcolati su un periodo di due anni; o per una combinazione dei due costi precedenti, purché l’importo cumulato non superi l’importo più elevato fra i due. Gli aiuti vengono concessi a determinati requisiti. Per le grandi imprese a esempio gli aiuti possono essere concessi solo per un investimento iniziale a favore di una nuova attività economica nella zona interessata. Per quanto riguarda gli aiuti concessi per un cambiamento fondamentale del processo di produzione, i costi ammissibili devono superare l’ammortamento degli attivi relativi all’attività da modernizzare durante i tre esercizi finanziari precedenti. Per gli aiuti concessi a favore della diversificazione di uno stabilimento esistente, i costi ammissibili devono superare almeno del 200% il valore contabile degli attivi che vengono riutilizzati, registrato nell’esercizio finanziario precedente l’avvio dei lavori. Lo scopo di questi aiuti è assicurare lo sviluppo e la crescita nel tempo delle aree svantaggiate, per questo motivo non possono essere finanziate le imprese che investono nelle aree svantaggiate se nei due anni precedenti la domanda di contributo hanno chiuso la stessa o un’analoga attività nello spazio economico europeo o che, al momento della domanda di aiuti, hanno concretamente in programma di cessare l’attività entro due anni dal completamento dell’investimento iniziale oggetto dell’aiuto nella zona interessata.

Contributi per la formazione. Per la formazione del personale aziendale viene concesso un contributo fino a un massimo del 50% dei costi ammissibili, contributo che però può salire fino al 70% in specifici casi. Infatti sono previste le seguenti maggiorazioni: di 10 punti percentuali se la formazione è destinata a lavoratori con disabilità o a lavoratori svantaggiati, di 10 punti percentuali per gli aiuti concessi alle medie imprese e infine di 20 punti percentuali per gli aiuti concessi alle piccole imprese.

Contributi per progetti di tutela ambientale. La Ue concede aiuti agli investimenti che consentono alle imprese di andare oltre le norme dell’Unione in materia di tutela ambientale o di innalzare il livello di tutela ambientale in assenza di tali norme. I costi ammissibili devono corrispondere ai costi di investimento supplementari necessari per andare oltre le norme dell’Unione o per innalzare il livello di tutela dell’ambiente in assenza di tali norme. Tali costi sono determinati come segue: se il costo dell’investimento per la tutela dell’ambiente è individuabile come investimento distinto all’interno del costo complessivo dell’investimento, il costo ammissibile corrisponde al costo connesso alla tutela dell’ambiente; in tutti gli altri casi, il costo dell’investimento per la tutela ambientale è individuato in riferimento a un investimento analogo meno rispettoso dell’ambiente che verosimilmente sarebbe stato realizzato senza l’aiuto. La differenza tra i costi di entrambi gli investimenti corrisponde al costo connesso alla tutela dell’ambiente e costituisce il costo ammissibile.

Altri contributi. Oltre ai contributi visti precedentemente nel dettaglio, il regolamento prevede contributi per altre tipologie di attività. Tra queste troviamo gli aiuti per gli investimenti volti a promuovere la produzione di energia da fonti rinnovabili, contributi per l’assunzione di lavoratori svantaggiati e aiuti destinati a ovviare ai danni arrecati da determinate calamità naturali. A questi si aggiungono anche aiuti a carattere sociale/culturale vale a dire gli aiuti per i trasporti a favore dei residenti in regioni remote, quelli per le infrastrutture a banda larga, gli aiuti per la cultura e la conservazione del patrimonio, nonché gli aiuti per le infrastrutture sportive e le infrastrutture ricreative multifunzionali e infine gli aiuti per le infrastrutture locali.

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