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Aiuti da Russia, Cina e Chiesa la nuova Troika per Atene Varoufakis: “Soldi quasi finiti”

Fmi e Ue vanno in pressing sulla Grecia, preoccupati che la difficile situazione di liquidità del Paese costringa Atene a dichiarare default. «Resto ottimista su un’intesa — ha detto ieri il premier Alexis Tsipras — spero che il buonsenso e la solidarietà europea prevalgano sul ricatto finanziario». I suoi interlocutori sembrano pensarla in un alto modo: «Non siamo soddisfatti di come stanno andando le trattative », ha fatto sapere il portavoce della Commissione Ue. Il governo ellenico avrebbe sondato il Fondo Monetario per una mini-ristrutturazione della sua esposizione. «Se me lo chiedessero direi di no — l’ha gelata il numero uno di Washington Cristine Lagarde — Nessun Paese di serie A ha mai fatto una richiesta del genere». Concetti ribaditi al ministro delle Finanze Yanis Varoufakis durante un rapido incontro in cui i due hanno convenuto di «procedere rapidamente con le misure necessarie per salvare la Grecia». «Sono molto preoccupata per la sua situazione finanziaria», ha concluso Lagarde. Allarme arrivato fino alla Casa Bianca che ieri ha ribadito di «essersi mossa per incoraggiare una soluzione ordinata e positiva alla vicenda». Varoufakis ha dettato i tempi: «La liquidità sta finendo spero accordo entro giugno». Il tempo in effetti è poco. Bce, Ue e Fmi hanno chiesto ad Atene di presentare entro lunedì un pacchetto completo di riforme che deve includere pure quelle su mercato del lavoro, privatizzazioni e pensioni. Temi indigesti all’ala più radicale di Syriza. L’ultima tranche da 7,2 miliardi di prestiti del vecchio piano di salvataggio da 240 miliardi potrà essere pagata solo dopo un’intesa a 360° che allo stato «non si capisce da dove possa arrivare», ha detto caustico il ministro tedesco delle Finanze Wolfgang Schauble. E, ciliegina sulla torta, Tsipras deve restituire nelle prime due settimane di maggio al Fondo monetario un miliardo di euro.

I mercati hanno preso atto della situazione. S&P sostiene che l’economia quest’anno si contrarrà di un altro 1,5% e i rendimenti sui titoli a tre anni, il vero termometro del rischio di default del Paese, hanno toccato quota 27%, il massimo dai giorni nerissimi del 2012. Il dilemma di Tsipras è lo stesso di due mesi e mezzo fa, quando ha vinto le elezioni: se fa concessioni a Bruxelles viene in parte meno alle sue promesse elettorali e rischia di veder impallinata in Parlamento dai suoi compagni di partito ogni intesa. Se non fa passi indietro, ormai è chiaro, non vedrà un euro dal Bruxelles Group. E non potendo più finanziarsi sul mercato potrà solo decidere a quel punto quando e come dichiarare il crac, giocando al limite in zona Cesarini la carta di un referendum o delle elezioni anticipate.
Syriza ha provato a sparigliare le carte giocando le carte della nuova Troika pronta ad arrivare in soccorso rosso di Atene: un composito trio formato da Chiesa Ortodossa, Russia e Cina. Ieronymos, l’arcivescovo della Capitale, ha messo a disposizione i beni della Chiesa per aiutare a ridurre il debito. Pechino, hanno lasciato trapelare ieri fonte governative, sarebbe intervenuta a sostegno di Tsipras acquistando titoli di Stato nell’ultima asta. Mosca invece — in attesa dell’intesa su Turkish Stream e sul gas — continua a stringere i rapporti con la Grecia. Nelle ultime ore i due Paesi hanno raggiunto un accordo preliminare per l’ammodernamento del sistema di difesa missilistico russo comprato anni fa dal governo ellenico. Operazione che ha fatto sollevare più di un sopracciglio dalle parti della Ue e della Casa Bianca. «Tsipras trovi presto una soluzione», ha detto preoccupato il segretario al tesoro Usa Jack Lew.
Il premier però affronta le prime proteste di piazza dell’era Syriza. La polizia si è scontrata ieri violentemente con i gruppi anarchici che da giorni occupano l’università di Atene. Nelle stesse ore sono scesi in centro per contestare il governo 4mila lavoratori della miniera di Skouries, dopo che l’esecutivo ha revocato la licenza di estrazione alla società canadese titolare del contratto per problemi ambientali.
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