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Aiuti anti covid, le microimprese fanno il pieno

Un milione e duecentomila aziende coinvolte, ciascuna delle quali in media ha ottenuto benefici per 86mila euro.

L’osservatorio sugli aiuti di Stato realizzato da Cribis offre una prima sintesi di quanto accaduto nel 2020 in termini di sostegno all’economia.

Lo ha fatto incrociando i dati del Registro Nazionale degli Aiuti di Stato con quelli della banca dati interna per analizzare tipologia, dimensioni e settori delle imprese che, nel periodo gennaio 2020 – gennaio 2021, hanno usufruito del sostegno pubblico per fronteggiare la crisi dovuta all’emergenza Covid-19.

Le risorse messe a disposizione, 103 miliardi, per il 78% sotto forma di garanzie sui prestiti per agevolare l’accesso alla liquidità, sono andate dunque a 1,2 milioni di imprese, poco più di un quinto del totale nazionale.

La quota maggiore, rispetto alla dimensione, è andata alle microimprese, che hanno assorbito il 91,9% del totale degli aiuti, a fronte del 7% delle piccole, l’1% delle medie e lo 0,1% delle grandi.

In generale, come era lecito attendersi, quasi il 90% degli aiuti è andato alle aziende meno strutturate e con le spalle meno larghe, quelle con un giro d’affari inferiore al milione di euro. Imprese mediamente giovani, con il 42,2% nate fra il 2011 e oggi, percentuale che scende al 26,8% per quelle nate fra il 2001 e il 2010 e al 16,5% per quelle nate fra il 1991 e il 2000.

Anche in termini settoriali è evidente il legame diretto tra i sostegni e i diversi vincoli imposti dal lockdown e dalle restrizioni successive, meno severi per la manifattura, devastanti per impatto e di durata maggiore per alcuni servizi e per i commercianti.

Il settore che ha fatto maggiormente ricorso agli aiuti di Stato è infatti proprio quello del commercio al dettaglio (che da solo ha assorbito il 16,3% del totale degli aiuti concessi), seguito dai servizi di ristorazione (12,1%), dal commercio all’ingrosso (9,3%) e dai lavori di costruzione specializzati (9,2%). Per trovare il primo settore manifatturiero (prodotti in metallo) bisogna scendere al decimo posto, con un peso relativo del 2,8 per cento.

Dal punto di vista geografico in termini assoluti primeggiano ovviamente le regioni a maggiore densità di imprese: Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna sono le aree che hanno ricevuto più aiuti di Stato: 23,8 miliardi di euro la Lombardia, quasi il doppio del Veneto (12 mld di euro), al terzo posto l’Emilia-Romagna (10,9 mld di euro).

Guardando però all’incidenza percentuale sul totale il discorso cambia. Considerando il numero di imprese che hanno ricevuto aiuti di Stato in rapporto al totale delle aziende attive sul territorio, è la Valle d’Aosta a guidare la classifica regionale, con il 51,6% (6.142 imprese). Seguono Friuli-Venezia Giulia (40%, 37.345 imprese), Marche (34,1%, 51.577) e Basilicata (30,1%, 15.755).

Nelle ultime posizioni troviamo Lazio (15,3%, con 87.429 imprese), Molise (16,3%, 4.962) e Campania (16,7%, 82.783).

Nella top ten delle province con la più alta percentuale di imprese che hanno ottenuto benefici si trovano Aosta (51,6%) che precede Gorizia (42,5%, 3.878 imprese), Udine (40,2%, 18.029), Trieste (39,8%, 6.084) e Pordenone (38,8%, 9.354). Seguono, nell’ordine, Trento (36,5%, 17.362) e quattro province marchigiane: Fermo (34,7%, 6.731), Macerata (34,5%, 11.823), Pesaro (34,4%, 12.241) e Ancona (33,7%, 13.644).

All’estremo opposto Caserta (12,7%, 10.631 aziende), Bolzano (12,8%, 7.101) e Roma (14,5%, 64.823).

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