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Aiuti di stato: Amazon e Apple nel mirino

Il conto di Bruxelles ad Amazon per gli accordi fiscali di favore con il governo del Lussemburgo che avrebbe alterato la concorrenza tra stati, ammonta a 250 milioni di euro mentre si riapre la battaglia per il recupero dei 13 mld di euro contestati ad Apple: l’Irlanda sarà deferita alla Corte di giustizia Ue. È quanto emerge dal comunicato della conferenza stampa tenutasi ieri dal commissario sulla concorrenza Ue, Margrethe Vestager.

Per quanto riguarda Amazon in Lussemburgo, la Commissione ha contestato uno schema elusivo che sfruttava un accordo tra il colosso delle vendite web e l’amministrazione fiscale del Lussemburgo.

Come anticipato ieri da ItaliaOggi, Amazon Eu, società del gruppo Amazon ed effettiva società di gestione delle attività, trasferiva i propri utili ad Amazon Europe holding technologies, una società intermediaria tra gli affari in Europa e negli Stati Uniti. Infatti, tale holding, registrata secondo la forma giuridica di società in accomandita semplice, secondo il diritto lussemburghese, è soggetta a tassazione a livello dei soci e non della società. La holding, intestataria dei diritti di proprietà del gruppo Amazon, cedeva le royalty a prezzi gonfiati e non corrispondenti all’effettiva realtà economica. Il passaggio incrimina le autorità lussemburghesi, in quanto era autorizzato tramite un ruling fiscale, concordando il pagamento delle tariffe considerate, riporta il comunicato della Commissione. Tale operazione è configurabile come aiuto di stato all’interno del diritto comunitario, in quanto ha concesso un vantaggio economico, consentendo al gruppo Amazon una tassazione minore rispetto alle imprese soggette alle stesse norme fiscali nazionali. In sostanza, l’accordo tra il paese e la società ha consentito di eludere le imposte su il 75% degli utili generati all’interno del mercato unico europeo. Secondo quanto stabilisce la normativa europea, non sono previste sanzioni per la società coinvolta: lo scopo è quello di ripristinare la situazione antecedente alla concessione degli aiuti, attraverso il recupero delle imposte non pagate, maggiorate dagli interessi. All’interno della conferenza tenuta dal commissario Ue, è stato discusso, inoltre, il caso Apple legato agli accordi fiscali illeciti con l’Irlanda. Dei 13 miliardi di euro che l’azienda deve versare al paese, nessun provvedimento è stato ancora avviato. Intenzione della Commissione è, quindi, di deferire l’Irlanda alla Corte europea di giustizia dell’Unione europea per la mancata riscossione degli aiuti di stato forniti, secondo quanto stabilisce l’articolo 108 paragrafo 2 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. La decisione della commissione risale al 30 agosto 2016, con una deadline fissata per 3 gennaio 2017. Come riferisce il commissario Vestager, «è comprensibile che la restituzione degli importi dovuti sia più complesso in alcuni casi rispetto ad altri, ed in questi termini la Commissione è sempre pronta ad assistere e collaborare con gli stati membri. Tuttavia, compito dei paesi è quello di dare vita a sufficienti sviluppi al fine di ripristinare la concorrenza tra imprese. Questa è la ragione per cui la Commissione ha deciso di deferire l’Irlanda per aver mancato l’attuazione della decisione». Come afferma il comunicato, per di più, l’Irlanda oltre a non aver richiesto la restituzione dei 13 miliardi di euro, Apple continua a beneficiare del vantaggio illegale, ed è questa la motivazione principale per cui il ripristino della situazione deve avvenire nel termine più breve possibile.

Matteo Rizzi

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