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“Aiuti all’economia invariati” Mossa a sorpresa della Fed e Wall Street spicca il volo

«La ripresa è in corso, acquisterà vigore ma non è ancora abbastanza solida. E la disoccupazione è ancora troppo alta». Così Ben Bernanke ha spiegato il suo annuncio a sorpresa: la politica monetaria continua a sostenere l’economia con strumenti di emergenza. Quindi viene rinviato lo smantellamento degli acquisti di bond. La banca centrale americana per il momento non smette di inondare il mondo intero di liquidità, stampando moneta al ritmo di 85 miliardi di dollari al mese. Poi ridurrà quest’impegno, forse già a fine anno, e forse a metà 2014 lo interromperà, ma per ora lo mantiene. «E non ci sono date prestabilite », puntualizza Bernanke.
La notizia arriva al termine di un cruciale meeting della Fed, preceduto da aspettative di segno diverso. Ci si aspettava che la Fed cominciasse a ridurre i suoi acquisti di titoli. L’aveva lasciato capire Bernanke fin da maggio. Ma da allora i segnali dall’economia reale non sono stati abbastanza confortanti. L’America cresce ma la creazione di nuovi posti di lavoro non è così sostenuta come dovrebbe, anche per effetto proprio della paura globale generata dall’annuncio di un ritorno alla normalità nell’azione della Fed. Il tasso di disoccupazione Usa resta elevato, al 7,5%. La Fed annuncia: «Per sostenere il progresso verso il pieno impiego e la stabilità dei prezzi, una politica monetaria altamente espansiva resterà appropriata per un tempo considerevole anche quando la ripresa economica si sarà rafforzata e il programma di acquisto di titoli potrà concludersi». Continua, per ora senza una scadenza, il ruolo di supplenza delle banche centrali unico nella storia. Wall Street ha salutato con rialzi vigorosi la buona novella e sia il Dow Jones che l’indice S&P 500 hanno toccato i nuovi record.
La vittoria delle “colombe” avviene tre giorni dopo che Larry Summers ha dovuto ritirarsi dalla corsa per la successione a Bernanke. L’ex segretario al Tesoro, favorito fino a questo weekend, aveva una posizione critica verso la creazione eccezionale di liquidità. Contro di lui si era mobilitata la sinistra del partito democratico. Sparito Summers dalla gara, in pole position rimane la vice di Bernanke, Janet Yellen: lei sostiene una politica monetaria che debba perseguire vigorosamente la creazione di posti di lavoro, anche proseguendo l’utilizzo di strumenti d’emergenza come l’acquisto di bond. La decisione della Fed è una boccata d’ossigeno per i mercati, perché significa che la crescita continuerà a essere alimentata da una leva monetaria poderosa. È anche però un’ammissione preoccupante sulla fragilità della crescita attuale. La Fed non si fida che l’economia realeriesca a fare a meno della sua “droga” fatta di credito abbondante e a buon mercato.
Nell’immediato le ripercussioni positive si faranno sentire nel mondo intero. L’aspettativa di un graduale ridimensionamento degli acquisti di titoli, aveva già provocato turbolenze a livello planetario. Il mondo intero è “Fed-dipendente”. Basta ricordare quali scenari erano stati descritti nell’attesa del meeting di ieri. L’espressione colorita, nel linguaggio di Wall Street, suona così: quando arriva la bassa marea si scopre chi stava in acqua senza costume. In questo caso la previsione di un lento ritirarsi della liquidità americana stava già “scoprendo” gli europei e i Paesi emergenti. La banca centrale americana dal 2008 ha comprato 3.400 miliardi di bond, l’equivalente di “stampar moneta” in dimensioni mai viste. Il quantitative easing (letteralmente “facilitazione quantitativa” della ripresa) ha avuto conseguenze ben oltre gli Stati Uniti. E per forza. L’economia americana resta la più grande del mondo, rimettendo in moto la sua locomotiva ha evitato una recessione più grave in Europa, Cina e Giappone. Il mercato dei titoli del Tesoro Usa è un gigante senza rivali: vale 13.600 miliardi di dollari. Quel che accade lì dentro si ripercuote sugli altri mercati. L’ampia offerta di dollari negli anni scorsi ha fatto salire le Borse anche in piazze lontane. Ma se i tassi americani cominciano a risalire, sale anche nel resto del mondo il costo del denaro. Da quando Bernanke accennò alla fine della “manna monetaria”, e nel calendario apparve un orizzonte di pochi mesi in cui la Fed avrebbe cominciato a “decelerare” gli acquisti, i tassi di mercato hanno cominciato a risalire in America e nel resto del mondo. L’inversione di tendenza sui tassi stava iniziando a colpire un tessuto di imprese europee che non hanno la stessa salute delle loro concorrenti americane. Anche i Brics (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) stavano soffrendo. Finché la Fed stampa dollari a gogò una parte della liquidità esonda verso le nazioni emergenti. Le fughe di capitali che hanno colpito l’Asia sono avvenute in conseguenza della previsione che la marea stia per cominciare a ritirarsi. Ora la Fed ha regalato un rinvio della sofferenza. La fine della manna verrà più tardi. Le Fed ha preso atto che la sola aspettativa di una cura di disintossicazione aveva avuto effetti nefasti: “La stretta finanziaria, se proseguisse, potrebbe rallentare il miglioramento dell’economia”.
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