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Aiuti alle banche, maxi utili ai governi

di Sergio Bocconi

MILANO— I piani di salvataggio pubblici delle banche dopo la grande crisi dei subprime hanno impegnato i soldi dei contribuenti, ma hanno anche portato guadagni agli Stati. In particolare per il governo Usa gli introiti sono stati pari a 64 miliardi di dollari (45,3 miliardi di euro), mentre in Europa hanno raggiunto i 21,4 miliardi di euro. In Italia le banche per i Tremonti bond hanno pagato 200 milioni di interessi. Sono le stime contenute nell’ultimo rapporto R&S-Mediobanca sulle principali banche internazionali, che comprende anche l’aggiornamento dei piani di stabilizzazione finanziaria, in pratica gli aiuti governativi agli istituti di credito in crisi. Piani e ritorni presentano comunque peculiarità e differenze, anche fra Stati Uniti ed Europa. Gli Usa hanno messo a disposizione uno stock lordo di aiuti pari a 2.810 miliardi di dollari, ma dall’ultimo trimestre 2009 è iniziato un massiccio piano di rientro, che ha portato a rimborsi per circa 780 miliardi di dollari. Il maxi salvataggio che ha assorbito gran parte delle risorse è stato destinato alle agenzie governative dei mutui Fannie Mae e Freddy Mac, che hanno ricevuto 1.650 miliardi di dollari (per lo più come garanzie). E solo le due agenzie hanno consegnato allo Stato, sotto forma di commissioni sulle garanzie, 23 miliardi di dollari. Dalle grandi banche, come Citi o Goldman Sachs, invece sono arrivati introiti per lo Stato dal riacquisto di azioni o warrant e dalla distribuzione dei dividendi. In Europa, su uno stock lordo di aiuti pari a 2.180 miliardi di euro e netto pari a 1.220 miliardi, governi hanno incassato, esclusivamente da interessi, commissioni e dividendi, 21,4 miliardi di euro, 9,4 dei quali il solo governo britannico, 3,4 quello tedesco, 3 l’olandese e 2,7 lo Stato belga. I 4,1 miliardi di Tremonti bond hanno «fruttato» allo Stato interessi per 200 milioni. Le banche hanno comunque registrato una netta ripresa nel 2010 con utili cresciuti del 37,1%in Europa e del 46,8%negli Usa, anche grazie alla forte contrazione della svalutazione crediti, ma gli inizi del 2011 hanno invece visto una frenata della redditività. Che comunque si mantiene ancora ben al di sotto dei livelli pre-crisi. Nel 2010 inoltre gli istituti hanno ridotto la leva finanziaria ai minimi dell’ultimo decennio: per le banche europee il rapporto tra attivi e patrimonio netto si è ridotto da 42 a 27 volte mentre negli Usa da 28 a 15 volte. Un focus particolare R&S-Mediobanca lo ha infine dedicato al caso delle sette maggiori Landesbank, che equivalgono a un quarto del sistema bancario tedesco. I loro conti sono stati travolti nella crisi da perdite su crediti e titoli «tossici» . Sottocapitalizzate, presentano una leva che a fine 2009 era pari a 39 volte, 11 punti in più della media europea.

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