Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Aiuti fino al 90% delle perdite

Entrate meno costi variabili: sulla differenza contributi fino al 90% a fondo perduto con un massimo di tre mln di euro. La Commissione europea chiarisce la portata della nuova tipologia di aiuto, denominato «sostegno a costi fissi non coperti», che potrà essere erogato a copertura delle perdite. L’aiuto sarà concesso entro il 30 giugno 2021. Il calcolo sarà effettuato sul periodo compreso tra il 1° marzo 2020 e il 30 giugno 2021. La Commissione europea ha definito, nell’ambito del Quadro temporaneo degli aiuti in risposta all’emergenza Covid-19, il metodo di calcolo del contributo che copre fino al 90% delle perdite per le imprese. La nuova sezione del quadro temporaneo, che emerge anche dalla versione consolidata del Quadro temporaneo diffusa dall’esecutivo Ue, è denominata «Aiuti sotto forma di sostegno a costi fissi non coperti» e permette agli Stati membri di prevedere un sostegno ai costi fissi non coperti delle imprese per le quali la pandemia di Covid-19 ha comportato la sospensione o la riduzione dell’attività commerciale (si veda quanto già anticipato da ItaliaOggi il 15/10/2020).

Le condizioni per accedere all’aiuto. La Commissione europea considererà questi aiuti compatibili con il mercato interno purché risultino soddisfatte alcune condizioni. In particolare, l’aiuto potrà essere concesso nel quadro di un regime a favore di imprese che subiscono, durante il periodo ammissibile, un calo del fatturato di almeno il 30 % rispetto allo stesso periodo del 2019. Per «costi fissi non coperti» si intendono i costi fissi sostenuti dalle imprese durante il periodo ammissibile che non sono coperti dagli utili (vale a dire le entrate meno i costi variabili) durante lo stesso periodo e che non sono coperti da altre fonti, quali assicurazioni, altre misure di aiuto temporanee contemplate dal Quadro temporaneo o sostegno da altre fonti. L’intensità di aiuto non dovrà superare il 70% dei costi fissi non coperti, tranne per le microimprese e le piccole imprese per le quali l’intensità di aiuto può arrivare al 90% dei costi fissi non coperti. Le perdite subite dalle imprese in base al loro conto economico durante il periodo ammissibile sono considerate costi fissi non coperti. Gli aiuti nell’ambito della misura possono essere concessi sulla base delle perdite previste, mentre l’importo definitivo dell’aiuto è determinato dopo il realizzo delle perdite sulla base di conti certificati o, con un’adeguata giustificazione fornita dallo Stato membro alla Commissione (ad esempio, in relazione alle caratteristiche o alle dimensioni di determinati tipi di imprese) sulla base di conti fiscali. I pagamenti eccedenti l’importo finale dell’aiuto sono recuperati.

Importo fino a 3 milioni di euro. In ogni caso, l’importo complessivo dell’aiuto non può superare i 3 mln di euro per impresa. L’aiuto può essere concesso sotto forma di sovvenzioni dirette, garanzie e prestiti, a condizione che il valore nominale totale di tali misure rimanga al di sotto del massimale di 3 milioni di euro per impresa; tutti i valori utilizzati sono al lordo di qualsiasi imposta o altro onere. Gli aiuti nell’ambito della misura non sono cumulabili con altri aiuti per gli stessi costi ammissibili.

Le imprese in difficoltà. L’aiuto non può essere concesso a imprese che si trovavano già in difficoltà il 31 dicembre 2019; in deroga a questo requisito, gli aiuti possono essere concessi alle microimprese o alle piccole imprese che risultavano già in difficoltà al 31 dicembre 2019, purché non siano soggette a procedure concorsuali per insolvenza ai sensi del diritto nazionale e non abbiano ricevuto aiuti per il salvataggio. Nel caso di società a responsabilità limitata (diverse dalle pmi costituitesi da meno di tre anni), un’impresa è considerata in difficoltà qualora abbia perso più della metà del capitale sociale sottoscritto a causa di perdite cumulate. Ciò si verifica quando la deduzione delle perdite cumulate dalle riserve (e da tutte le altre voci generalmente considerate come parte dei fondi propri della società) dà luogo a un importo cumulativo negativo superiore alla metà del capitale sociale sottoscritto. Nel caso di società in cui almeno alcuni soci abbiano la responsabilità illimitata per i debiti della società (diverse dalle pmi costituitesi da meno di tre anni), l’impresa è in difficoltà qualora abbia perso più della metà dei fondi propri, quali indicati nei conti della società, a causa di perdite cumulate. Se l’impresa è oggetto di procedura concorsuale per insolvenza o soddisfa le condizioni previste dal diritto nazionale per l’apertura nei suoi confronti di una tale procedura su richiesta dei suoi creditori, è sempre considerata in difficoltà, così come laddove l’impresa abbia ricevuto un aiuto per il salvataggio e non abbia ancora rimborsato il prestito o revocato la garanzia, o abbia ricevuto un aiuto per la ristrutturazione e sia ancora soggetta a un piano di ristrutturazione. Infine, una grande impresa è in difficoltà qualora, negli ultimi due anni, il rapporto debito/patrimonio netto contabile dell’impresa sia stato superiore a 7,5 e il quoziente di copertura degli interessi dell’impresa (ebitda/interessi) sia stato inferiore a 1,0.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Al bivio tra un’iniezione di "italianità", che potrebbe coincidere con l’acquisizione di Mps o...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Cronaca di un addio a lungo annunciato, ma non per questo meno traumatico (-4,96% il titolo in Borsa...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Estrema cautela». È questo allo stato dell’arte l’approccio di Cdp e dei fondi, Blackstone e...

Oggi sulla stampa