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Aiuti agli istituti europei, l’Ecofin verso l’accordo

Il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni, uscendo dalla riunione dopo la mezzanotte, ha parlato di «accordo sui principi» dell’Unione bancaria ormai vicino. Ma da completare, soprattutto su importanti aspetti tecnici e legali, in un Eurogruppo/Ecofin straordinario martedì e mercoledì della prossima settimana, alla vigilia del Consiglio dei capi di Stato e di governo dell’Ue del 19 e 20 dicembre. Sulla stessa linea si sono espressi il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble e il presidente olandese dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem. A Bruxelles Saccomanni e il ministro delle Finanze francese Pierre Moscovici hanno spinto per far passare, dopo la già approvata vigilanza centralizzata presso la Bce su principali banche dell’eurozona, il fondo comune per i salvataggi bancari e la garanzia europea sui depositi fino a 100 mila euro. Da Roma il presidente della Bce Mario Draghi, rappresentato nell’Ecofin dal membro tedesco del direttivo Joerg Asmussen, ha ribadito che l’Unione bancaria e le verifiche sulle banche sono «passi essenziali nel migliorare la governance del settore finanziario dell’area dell’euro». Ma Schaeuble ha frenato sull’uso del denaro pubblico tedesco per salvataggi di banche di altri Paesi membri, soprattutto se gonfie di titoli di Stato. «L’accordo è molto com-plesso», ha spiegato Sacco-manni. E l’obiettivo resta portare un testo completo al summit dei capi di governo per la «benedizione al massimo livello». In sostanza sarebbe la cancelliera tedesca Angela Merkel ad avallare l’accordo o eventualmente ad assumersi la responsabilità di non rispettare l’impegno di approvare l’Unione bancaria entro dicembre e di non far completare la procedura entro la scadenza dell’attuale Europarlamento nell’aprile 2014. «La Germania ha la preoccupazione di essere chiamata a finanziare i debiti di altri Paesi», ha confermato Saccomanni, ricordando l’importanza dell’Unione bancaria per evitare il «legame vizioso fra i dubbi sulla solidità dei governi e delle banche, che interagiscono a vicenda creando tensioni sui tassi di interesse». La considera necessaria anche per «evitare la frammentazione del mercato finanziario» perché «un’impresa competitiva dell’Italia del nord deve pagare lo stesso tasso di interesse dell’impresa competitiva della Baviera, non c’è ragione perché paghi 2 o 3 punti di interesse in più».
La Germania sembra aver aperto sul fondo comune di salvataggio finanziato dalle banche stesse. Il problema è l’intervento pubblico negli anni precedenti all’accumulazione completa delle risorse necessarie dagli istituti di credito. Berlino blocca anche un eventuale ricorso al fondo salva Stati prima dell’entrata in vigore operativa della vigilanza centralizzata della Bce. Anche sulla garanzia dei depositi preferisce le responsabilità nazionali. Un altro nodo è come attribuire le perdite nei fallimenti bancari. Italia, Francia e Bce limitano al 13% la parte a carico dei privati. La Germania vuole alzare questa soglia per ridurre il rischio di esborsi pubblici. Saccomanni è apparso sempre in sintonia con la linea di Draghi, che è disponibile al compromesso purché passi il progetto completo: anche progressivamente, ma in modo chiaro e definito. L’Italia lo considera essenziale per rafforzare la fiducia nei governi e nelle banche .
Molto più duro e netto è stato Saccomanni, insieme a Moscovici, contro l’ostruzionismo di Austria e Lussemburgo al potenziamento della direttiva Ue per la lotta alla grande evasione delle tasse tramite i paradisi fiscali. I governi di Vienna e del Granducato si erano impegnati ad accettare lo scambio automatico di informazioni sugli evasori entro questo mese. Italia e Francia hanno chiesto di riportare il dossier dall’Ecofin al summit Ue della settimana prossima. Temono che i cittadini dubitino della volontà dell’Ue di contrastare davvero l’evasione fiscale .

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