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Aiuti ad Atene al rush finale

di Chiara Bussi

L'assegno definitivo per il salvataggio della Grecia. Un nuovo giro di valzer nel tentativo di rafforzare l'Esm, il fondo salva-Stati permanente europeo. Ma anche il caso-Italia, neo studente modello contrapposto all'allievo indisciplinato di Madrid.
Saranno queste le battute principali del copione dell'Eurogruppo in scena oggi pomeriggio a Bruxelles. Domani la riunione si allargherà poi a tutti i 27 Paesi della Ue per il primo dibattito ufficiale sulla Tobin tax e il possibile via libera a una misura senza precedenti: la parziale sospensione dei fondi strutturali all'Ungheria, rea di aver sforato i parametri di bilancio. Sempre domani i riflettori saranno accesi sull'incontro tra il premier Mario Monti e il cancelliere tedesco Angela Merkel a Roma.
Dopo il test superato con gli obbligazionisti privati la settimana scorsa – che ha permesso di sbloccare 35,5 miliardi di euro per sostenere lo scambio di debito della Grecia – i ministri dell'Eurozona sono chiamati oggi a dare l'ok ai restanti prestiti per 94 miliardi. In tempo per il 20 marzo, quando scadono bond ellenici per 14 miliardi. Le basi poste per il salvataggio della Grecia riusciranno a convincere Germania e Finlandia, da sempre contrarie, della necessità di dotare l'Esm di spalle più larghe per affrontare possibili nuove emergenze? Secondo gli economisti interpellati la riunione di oggi non sarà risolutiva. La soluzione di compromesso più probabile riguarda la combinazione delle forze già previste: i 250 miliardi non utilizzati dell'Efsf da sommare ai 500 miliardi destinati all'Esm, che sarà operativo da luglio.
Un accordo sembrava vicino già a inizio marzo. Ma un vertice dei leader dell'area euro per il rush finale è stato poi cancellato per le contrarietà di Berlino. Il tempo stringe: una decisione deve essere presa entro la prossima riunione del G20 di aprile, che vuole vedere lo "sforzo" europeo prima di aumentare il suo contributo al fondo Eurozona dell'Fmi. A più riprese, però, i leader Ue hanno posto l'accento sul fatto che il mese di marzo ha 31 giorni, senza vincolarsi a una precisa data. E a dare una mano all'agenda è anche una riunione informale già fissata per il 30 e 31 marzo.
«Non mi aspetto una decisione definitiva oggi – sottolinea l'economista di Royal Bank of Scotland, Silvio Peruzzo – ma piuttosto piccoli passi in vista di un'intesa. È probabile che le varie delegazioni si decidano finalmente a scoprire le carte mostrando le loro posizioni ufficiali. Il buon risultato raggiunto con lo swap delle obbligazioni in mano ai privati – aggiunge Peruzzo – potrebbe contribuire a rendere un po' meno scettici i Paesi ancora contrari».
Non si attende un accordo oggi nemmeno Diego Valiante, ricercatore del Ceps e responsabile della ricerca del think tank European capital market institute (Ecmi): «A complicare i giochi è la decisione dell'Irlanda di indire un referendum sul fiscal compact (il Patto di bilancio tra 25 Paesi siglato lo scorso 1° marzo dai leader Ue, ndr). Con una bocciatura Dublino si precluderebbe la possibilità di attingere ai fondi dell'Esm». Un aumento della potenza di fuoco, sottolinea l'economista, è però necessario, perché «rispetto al suo predecessore l'Esm avrà un raggio d'azione allargato, dal sostegno alla ricapitalizzazione delle banche fino all'acquisto di bond dei Paesi in difficoltà». Solo per la ricapitalizzazione degli istituti di credito il conto stimato dall'Ocse in un recente studio è di 400 miliardi di euro. Tra i Paesi che potenzialmente potrebbero invece beneficiare del paracadute in futuro, «l'Italia oggi è fuori dal radar – spiega l'economista di Barclays Capital, Fabio Fois – e si è imposta sulla scena come un vero game changer». Uno «studente modello», gli fa eco Peruzzo, contrapposto all'allievo spagnolo che nel 2012 non riuscirà a centrare gli obiettivi di deficit di bilancio. «Madrid – dice Fois – deve lavorare molto sulla riduzione del disavanzo, ma presenta anche punti di forza come il livello di debito pubblico accettabile».
La barra diritta sul rigore terrà banco anche nella riunione dell'Ecofin di domani: la presidenza di turno danese cercherà di strappare il congelamento parziale dei Fondi di coesione previsti per l'Ungheria nel 2013 in seguito alla procedura per deficit eccessivo. È la prima volta che viene discussa una simile sanzione. Sul tavolo dei ministri delle Finanze approderà poi ufficialmente il tema della Tobin tax, portato alla ribalta lo scorso settembre con una proposta della Commissione Ue. La necessità di una tassa sulle transazioni finanziarie è sostenuta da Italia, Germania, Francia e altri sei Paesi, che chiederanno di premere sull'acceleratore. L'ostacolo più arduo rimane il "no" del premier britannico David Cameron.

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