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Airbnb&co non possono essere sostituti di imposta

L’assenza di stabile organizzazione comporta l’impossibilità tecnica ad agire come sostituti di imposta. Per questo motivo, le piattaforme online di intermediazioni immobiliare (Airbnb, Booking ecc.), non possono svolgere il ruolo di sostituto di imposta, in quanto non hanno una stabile organizzazione nel territorio italiano. L’obiezione alla cosiddetta «norma Airbnb» (l’art. 4 del dl 50/2017 che introduce un nuovo regime di tassazione per le locazioni brevi, stabilendo la possibilità di scegliere tra regime Irpef e cedolare secca, con i siti di intermediazione che agirebbero come sostituti di imposta) arriva da due delle piattaforme più famose, Airbnb e Booking, intervenute ieri davanti alle due commissioni bilancio di camera e senato sulla nuova normativa. Insieme a loro, sullo stesso argomento sono intervenute la Federazione italiana agenti immobiliari professionali (Fiaip) e Property managers, associazione che racchiude gli intermediari professionali e, a differenza dei siti sopracitati, non effettua una mera attività di intermediazione, bensì si occupa di gestire in toto gli appartamenti che le vengono affidati. In rappresentanza di Airbnb è intervenuto Alessandro Tommasi, public policy manager della società. Dopo aver passato in rassegna i numeri aziendali (Italia terzo mercato al mondo, 300 mila annunci presenti, impatto economico sul Pil italiano di 3,4 mld di euro) e dopo aver ricordato che, dato 100 euro il valore della «notte», 97 rimangono sul territorio come reddito dell’host, Tommasi ha riproposto l’interpretazione che, dal momento della pubblicazione della nuova norma, sta prendendo piede tra le società di sharing economy immobiliare: il passaggio da sostituti di imposta ad agenti contabili. In questo caso, i portali non dovrebbero anticipare l’imposta (che è in ogni caso di competenza dei proprietari), ma si limiterebbero a raccogliere il dovuto, per poi rigirarlo alle amministrazioni fiscali. La stessa posizione è assunta da Booking. Se le sopracitate piattaforme sono solo in parte critiche sulla nuova norma, soprattutto sotto il profilo della realizzabilità, la valutazione della Fiaip è estemamente negativa. Per gli agenti immobiliari, i portali effettuano un’attività di intermediazione abusiva (si veda ItaliaOggi del 9 maggio), non rispettando gli obblighi normativi posti in capo a chi effettua attività di intermediazione immobiliare. «Diciamo chiaramente che con la tassa Airbnb, Airbnb non c’entra assolutamente nulla, e dispiace ancor di più che per combattere l’evasione fiscale si criminalizzi la categoria dei proprietari immobiliari e degli agenti immobiliari. Sicuramente spiace dirlo, ma qualcuno ha sbagliato mira». Nonostante le differenti valutazioni, tutti soggetti intervenuti in commissione concordano con la necessità di modificare la norma o di prorogare i termini di attuazione della stessa, previsti per il 1° giugno 2017.

Michele Damiani

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