Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Airbnb: Londra, Copenaghen e Parigi presentano il conto

Airbnb, la piattaforma di prenotazione di alloggi privati, nel 2016 ha pagato meno di 200 mila sterline d’imposte nel Regno Unito, nonostante un giro d’affari di quasi 700 milioni di sterline. E sulla piattaforma digitale si addensano le nuvole dei governi danesi e francesi. E anche l’Italia fa sentire la sua voce. Sugli importi versati nelle casse Uk è la Bbc, il canale radiotelevisivo inglese, a fornire dettagli e Airbnb replica: «La nostra azienda segue le regole e paga tutte le imposte dovute». La notizia emerge nel momento in cui il sistema fiscale dei giganti della tecnologia è nel mirino delle istituzioni nazionali ed europee. Il commissario alla concorrenza dell’Unione europea, Margrethe Vestager, ha avviato infatti procedure contro Apple e Amazon per imposte non versate in seguito ad accordi illeciti con Irlanda e Lussemburgo. L’azienda di affitti brevi, fondata a San Francisco nel 2008, ha rivoluzionato il settore dell’ospitalità, permettendo l’affitto di stanze o intere proprietà da privati per uso a breve termine, diventando uno degli emblemi dell’economia digitale, con un valore stimato di 24 miliardi di dollari. I proventi di Airbnb derivano da un’aliquota del 3% applicata ai proprietari, più una commissione applicata ai locatari. In diversi stati europei, inclusa l’Italia, sono stati presi provvedimenti in merito alla tassazione dell’azienda. Il 16 ottobre, infatti, dopo una serie di rinvii, partirà la prima scadenza per il versamento della tassa sugli affitti brevi, introdotta dalla legge 96/2017. Dal 12 settembre 2017, l’aliquota, fissata al 21%, è applicata dagli intermediari operanti come sostituti di imposta. Tuttavia, il 22 settembre, l’azienda ha presentato ricorso presso il Tar di Roma, affermando che l’imposta sia contraria ai principi del diritto europeo, in quanto restrizione alla libera prestazione di servizi, ma andrebbe anche a violare la direttiva comunitaria 1535 del 2015, che prevede una comunicazione preventiva alla Commissione delle regole tecniche riguardanti le società digitali. Inoltre, il 3 ottobre, l’azienda ha presentato una segnalazione all’Antitrust. Il dubbio, sulle modalità di tassazione di Airbnb, è salito anche a Bruno Le Maire, ministro delle finanze francese, che in una recente intervista ha dichiarato perplessità in merito a un azienda che dichiara milioni di euro in turnover, ma allo stesso tempo possa pagare poche decine di migliaia di euro di imposte. In senso opposto a quello italiano, si sta muovendo il governo Danese, che ieri 9 ottobre, ha presentato in parlamento l’iniziativa per la nuova tassa Airbnb. Il ministro delle finanze, Karsten Lauritzen, dichiara: «Al momento non è possibile applicare un’imposta che obblighi le aziende digitali, come Airbnb, a dichiarare i redditi prodotti alle autorità del paese. Non sono presenti strumenti legali a sufficienza a far si che questo accada.» In questo senso, la leva sarà sui contribuenti. Infatti, sarà aumentata da 24 mila corone a 36 mila corone la cifra minima dalla quale sarà necessario dichiarare i canoni ricevuti da affitti brevi. Si tratta di un incentivo fiscale all’interno di un pacchetto di riforme al fine di incentivare la crescita nella sharing economy.

Matteo Rizzi

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«È un falso dilemma» che la Bce abbia un solo mandato e la Federal Reserve due. Anche la Banca ce...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Un intervento normativo finalizzato a favorire il rafforzamento patrimoniale delle società di capit...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Scuola e lavori pubblici, settore residenziale e miglioramento delle norme in fatto di appalti, come...

Oggi sulla stampa