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Air France: sì ad Alitalia ma a certe condizioni

Alitalia è in attesa della prima boccata d’ossigeno dopo la maratona assembleare che ha dato il via libera alla manovra di salvataggio. Le banche stanno completando in queste ore gli ultimi passaggi per sbloccare i 100 milioni del prestito anticipato. Con un occhio alle scelte dei soci che hanno approvato l’aumento di capitale da 300 milioni di euro e che quindi dovranno cominciare a chiarire le loro reali intenzioni. L’Immsi di Colaninno, l’Atlantia dei Benetton e Intesa Sanpaolo (che fa parte, con UniCredit, del consorzio di garanzia dell’inoptato) si sono già impegnati ad assicurare da subito 65 milioni. E ieri anche il fronte dei piccoli ha cominciato a muoversi: Davide Maccagnani, titolare del 2,1% del vettore, ha annunciato che parteciperà all’aumento sottoscrivendo la propria quota (6 milioni) e auspicando «la compattezza del nucleo degli azionisti italiani».
Le incognite su chi aderirà all’operazione sono però ancora molte. A cominciare da Air France-Klm che, come si evince dal verbale dell’assemblea, ha dato voto contrario alla relazione sulla situazione patrimoniale al 30 giugno e alla riduzione del capitale sociale, ma ha invece avallato la ricapitalizzazione. La compagnia franco-olandese (assistita dallo studio legale Latham & Watkins) non ha però ancora sciolto del tutto le riserve e vincola la sua concreta adesione a «una ristrutturazione industriale più rigorosa della precedente e a un riassetto finanziario più importante» come ribadito ieri, in una intervista tv, dal numero uno Alexandre De Juniac. Il manager ha però anche aggiunto: «L’integrazione con Alitalia consentirà alla compagnia italiana di avere il suo giusto ruolo, ma questo potrà essere fatto solo a certe condizioni».
Si vanno quindi componendo molto lentamente le tessere della ricapitalizzazione. Che, secondo quanto riportato ieri dall’agenzia Reuters, si farebbe avendo a riferimento un valore della società di 30 milioni, come richiesto dal consorzio di garanzia che avrebbe sollecitato uno sconto del 40% rispetto al valore deciso dei soci (50 milioni). Per il prestito convertibile, invece, il rapporto di conversione sarebbe stato fatto prendendo a riferimento un valore di 50 milioni.
Per la sottoscrizione delle loro quote gli azionisti hanno comunque tempo fino al 16 novembre, come ha ricordato ieri il dg di Intesa Sanpaolo, Gaetano Miccichè. «Air France è un investitore importante di Alitalia e ha nel cda quattro illustri rappresentanti: se ben ricordo, tutte le delibere che sono state prese in questi anni all’unanimità. In assemblea hanno votato a favore dell’aumento di capitale e credo che avranno un po’ di settimane per decidere, come tutti gli altri azionisti. Mi auguro che tutti sottoscrivano». Il manager non ha poi voluto replicare all’ex premier Romano Prodi che, sempre ieri, aveva parlato dell’operazione Cai come «un disastro». «Ho un tale rispetto per quello che dice il professor Prodi che non posso osservare nulla. La mia opinione non è questa», ha spiegato, aggiungendo che «l’importante è piuttosto che guardare al passato, guardare al futuro».
Il futuro di Alitalia passa, però, attraverso una rivisitazione profonda del piano industriale presentato a luglio dall’ad Gabriele Del Torchio. Un pesante riassetto che comporterà, come ha scritto ieri e mercoledì questo giornale, consistenti tagli all’organico (circa 2mila esuberi), messa a terra di 22 aerei e la sforbiciata a rotte a breve e medio raggio. Su questo si è registrata ieri la precisazione della compagnia che ha parlato di «indiscrezioni infondate». Mentre il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, interpellato sul tema, si è limitato a dire «che nessun piano industriale è stato ancora presentato al ministro, che quindi non ne conosce i contenuti né ha notizie da smentire».

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