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Air France, parte dai conti il confronto con Alitalia

Primo faccia a faccia ieri tra i commissari di Alitalia Luigi Gubitosi e Stefano Paleari e i manager di Air France-Klm a Parigi. Un incontro proseguito tutta la giornata e terminato in serata, l’inizio di un percorso cominciato la scorsa settimana con la manifestazione di interesse della compagnia franco-olandese che a fianco della low cost easyJet ha chiesto di accedere alla data room, un passaggio obbligato prima di presentare un’eventuale offerta per Alitalia. L’incontro di ieri aveva come oggetto anche gli accordi commerciali, facendo seguito al viaggio dei commissari della scorsa settimana ad Atlanta, dove hanno discusso con i manager di Delta della joint venture transatlantica alla quale partecipa, appunto, anche Air France-Klm: i commissari chiedono di rinegoziare le condizioni per avere le mani più libere sul ricco mercato nordamericano.
Alitalia, da aprile tariffe low cost sul lungo raggio
Bocche cucite su un dossier delicato che potrebbe rappresentare la svolta nel difficile salvataggio della compagnia di bandiera. Sul tavolo i nodi da sciogliere sono numerosi: dalle rotte, alla flotta, agli investimenti e soprattutto gli esuberi. Se la strategia industriale è tutta da costruire, non così quella commerciale: dal 10 aprile, Alitalia insieme a Delta, Air France e Klm adotterà la formula tariffaria della «basic economy» sui voli intercontinentali, facendo pagare a parte il bagaglio, così come già sta facendo Norwegian Air Shuttle. Di certo le new entry nella corsa per Alitalia si parlano da tempo e se l’americana Delta Air Lines per ora ha chiesto di accedere alla data room separatamente, tutti scommettono sul fatto che di fronte ad una offerta congiunta Air France-Klm-easyJet anche gli Americani potrebbe accodarsi. Il vettore franco-olandese, dal canto suo, ha una priorità: quella di non perdere posizione in Europa di fronte ad un mercato che si sta concentrando velocemente. Nel 2016 solo Air France Klm hanno trasportato 93 milioni di passeggeri contro 109,7 milioni del gruppo Lufthansa e 100,7 milioni del gruppo Iag.
Air France punta alle alleanze strategiche
Quello che temono le major è la crescita inarrestabile delle low cost: nel 2016 Ryanair ha trasportato 106,4 milioni di passeggeri ed easyJet 73,1 milioni. Dati superiori a quelli registrati dalle singole major come British Airways (44,5 milioni di passeggeri), Lufthansa (62,4 milioni) e Air France (45,3 milioni). Consolidarsi è quindi diventata una necessità per non perdere posizioni.
Air France e Klm hanno rappresentato il primo caso di consolidamento in Europa , ma che non ha fatto molta strada a causa delle difficoltà finanziarie del vettore francese. Tuttavia, la strategia delle alleanze sta dando risultati come ha riconosciuto lo stesso chairman Jean-Marc Janaillac in occasione della pubblicazione dei dati dei primi nove mesi: «Continuiamo a sviluppare l’espansione del nostro network di alleanze strategiche» che finora l’ha portata a stringere incroci azionari con Delta, Virgin Atlantic e China Eastern Airlines.
EasyJet, gli slot di Alitalia un oggetto dei desideri
Poiché l’alleanza tra Air France e easyJet si è appena formata, mancano i dettagli di un piano congiunto. Di fatto il vettore britannico è l’unico qualificato ad andare avanti avendo presentato un’offerta sulla base di quanto previsto dal bando per la vendita di Alitalia. Non ha mai nascosto che gli slot di Alitalia sul mercato domestico potrebbero essere l’oggetto dei suoi desideri, convinto che il problema del vettore italiano sia la poca competitività sul corto e medio raggio. Crescere in Italia vuol dire confrontarsi con Ryanair: nel 2016 la compagnia britannica ha trasportato in Italia 14,3 milioni di passeggeri doppiata da Ryanair con 32,4 milioni e non ci sono segni che indichino un cambiamento di tendenza.
L’azienda ai sindacati: meglio vendere dopo l’estate
Nell’incontro di mercoledì con le organizzazioni sindacali il capo del personale, Luciano Sale, ha spiegato – secondo quanto riferiscono i sindacati – come per l’azienda che secondo le previsioni chiuderà il 2017 con i ricavi in crescita dell’1% e il primo trimestre con i ricavi allineati alla crescita del settore (intorno al 3%), sarebbe preferibile che la vendita avvenisse dopo l’estate, stagione in cui tradizionalmente si fanno i maggiori profitti, anche per evitare di affrontare i mesi caldi 2018 con la conflittualità causata dagli esuberi. Con la vendita dopo l’estate la compagnia, che attualmente ha in cassa ancora il prestito ponte da 900 milioni quasi intaccato, avrebbe un maggiore valore. Anche se resta da capire quale sarà la scelta della “politica”.

Mara Monti
Giorgio Pogliotti

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