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Air France non sottoscriverà l’aumento Alitalia. Piano Del Torchio: tagli ai salari e 2000 esuberi

ROMA — Air France non parteciperà all’aumento di capitale e Alitalia dovrà volare da sola, fino all’integrazione in un’altra compagnia. Questo scenario, ormai ben chiaro agli occhi dei vertici del vettore italiano, costringe Gabriele Del Torchio alla messa a punto di un piano stand alone,
per riuscire a far quadrare i conti nei prossimi mesi. E come anticipato da Repubblica la scorsa settimana, il progetto è ormai delineato, proprio mentre da Parigi i quotidiani continuano a dare per scontato il disimpegno di Air France-Klm e la diluizione al 6% dei titoli in mano ad Air France. Ma dal fronte bancario italiano non si notano segnali di nervosismo sull’assenza dei transalpini dall’aumento di capitale. Secondo Federico Ghizzoni, numero uno di Unicredit «l’obiettivo è fare l’aumento di capitale, che credo verrà raggiunto».
Intanto però restano confermati i 2mila esuberi, divisi equamente tra i più garantiti contratti a tempo indeterminato che si avvantaggeranno di prepensionamenti e cassa integrazione, e i contratti a termine. Taglio di 250 unità per i piloti 400 quelle previste tra gli assistenti di volo e circa 450 tra il personale di terra. Per il ministro allo Sviluppo Flavio Zanonato: «Gli esuberi sarebbero un grosso problema da risolvere. Ci aspettiamo un piano industriale credibile».
Accanto alle uscite dei dipendenti, Del Torchio proporrà al consiglio di amministrazione che si riunirà domani anche un taglio lineare per tutte le retribuzioni superiori ai 40mila euro lordi annui. Al di sopra di questa asticella i dipendenti di Alitalia vedranno il proprio stipendio decurtato del 20%. Verranno poi ridotti molti dei benefit concessi ai quadri e dirigenti.
Sul fronte della rete operativa del vettore, saranno messi a terra almeno una ventina di aerei oggi impegnati su rotte di corto-medio raggio, mentre tutte le forniture attive verranno rinegoziate per consentire una riduzione dei costi di almeno il 15%-20% rispetto a oggi. In pratica si punta ad ottenere un risparmio – grazie a minori uscite – nel breve termine prossimo ai 100 milioni di euro per arrivare ad un (ottimistico) traguardo in tre anni di 300 milioni.
Nel frattempo però anche i contratti di lavoro dei naviganti sarebbero entrati nel mirino del management Alitalia. Da qualche giorno, infatti, dall’azienda partono segnali precisi, con raffronti tra il costo del lavoro in Alitalia e quello di British Airways che, secondo queste voci, sarebbe più basso di circa il 20%. «Accettiamo la sfida», risponde secco Marco Veneziani, segretario aggiunto della Uiltrasporti, «siamo disponibili in qualunque momento a far nostro e ad applicare il contratto dei dipendenti British in Alitalia. Oltre a questo però — aggiunge Veneziani — la compagnia non deve certo pensare di salvarsi grazie ai tagli. Questa è una strategia che non potrà avere alcun successo: occorre pensare ai ricavi, al riequilibrio dei conti, andando in controtendenza rispetto agli ultimi anni di gestione dell’azienda». Oggi, infine, i sindacati sono stati convocati al capezzale di Alitalia: ne parleranno col ministro dei Trasporti Maurizio Lupi i numeri uno di Cgil, Cisl, Uil e Ugl.

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