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Air France lancia un salvagente ad Alitalia: più rotte sugli Usa

Alitalia in alto mare, a un mese dalla scadenza del bando. Matteo Salvini e Luigi Di Maio non vogliono svenderla. Entrambi, chi più (il primo) chi meno (il secondo) vorrebbero farla ripartire con un cuore italiano, magari quello di Cassa Depositi e Prestiti con alle spalle un’alleanza europea. Un rebus aggiuntivo nel rompicapo della formazione del governo che potrebbe mettere a rischio la salvezza della compagnia anche se in cassa ci sono soldi sufficienti per garantirne l’atterraggio in sicurezza dopo l’estate.
Sullo sfondo, però si intravedono delle novità che potrebbero cambiare il destino della linea aerea. Delta, Air France-Klm, Virgin Atlantic e China Eastern in particolare, stanno aprendo la porta ad una revisione della fetta di royalties da dividere con Alitalia sulla partnership dei voli transatlantici. Tutti i partner, compresi i nuovi entranti, sarebbero pronti a incrementare la quota dei ricavi a favore degli italiani. Questo consentirebbe un balzo importante degli utili che derivano dai collegamenti verso il Nord America.
Altra buona notizia quella sugli esuberi: se Lufthansa non molla e chiede sacrifici i francesi, secondo una simulazione interna, potrebbero fare qualche concessione per convincere il futuro governo. Ma al momento non c’è nulla di concreto all’orizzonte e questo preoccupa tutti. Lega e Centrodestra, ad esempio, sono pronti a difendere italianità e posti di lavoro: «Nessuna svendita, Alitalia deve tornare compagnia di bandiera», tuona Matteo Salvini, sorvolando sui 10 miliardi di euro pubblici elargiti a piene mani negli anni.
I 5Stelle, con la stessa forza, non vogliono che venga messa in scena una svendita della linea aerea più antica e discussa del Paese. Ma non vogliono nemmeno buttare altri miliardi di euro nel motore Alitalia solo per tenere alta la bandiera dell’italianità. Il tema, all’interno del Movimento, è infatti uno di quelli che potrebbero scatenare reazioni emotive fortissime. Quindi sì ad un parziale ritorno in mani pubbliche ma senza fare follie e soprattutto senza svendite.
Due mission impossible? Prima di rispondere bisogna guardare cosa accade fuori dal cortile Alitalia. Alla finestra ci sono dei pretendenti: ma Air France-Klm (con il futuro alleato easyJet) e Lufthansa, non hanno voglia di scottarsi le dita prima che sia avviata una ristrutturazione. Entrambe hanno già chiarito di non voler partecipare ad aste col rilancio, cosa che i commissari di Alitalia hanno in qualche modo sperato e forse alimentato, com’è giusto che sia in una partita come questa. Gli stessi commissari si ritrovano con due ostacoli da dribblare: il primo riguarda il nome del possibile acquirente: Carsten Spohr (Lufthansa) e Jean-Marc Janaillac (Air France), vogliono trattare con un governo in carica. Il secondo problema dei commissari è rappresentato dagli stessi 5Stelle che da mesi puntano il dito sul conflitto di interessi che coinvolgerebbe Enrico Laghi, già presidente di MidCo Alitalia e consigliere di Alitalia Cai. Accuse sempre respinte con forza dal commissario. Ma Luigi Di Maio tira dritto e suona la carica: «Mandiamo via il management che ha causato questi guasti ad Alitalia — spiega — serve un commissario super partes che metta in campo un piano industriale pronto a tagliare gli sprechi».

Lucio Cillis

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