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Air France, i piani per Alitalia

Alitalia ci interessa, certo. Ma prima di decidere vogliamo vedere le carte. È questo il senso del brevissimo comunicato diffuso ieri in tarda serata da Air France-Klm al termine di un consiglio di amministrazione straordinario dedicato al dossier della compagnia italiana. «Il consiglio – dice la nota – è stato informato della situazione di Alitalia così come viene percepita dalla direzione generale del gruppo. Considera indispensabile acquisire le informazioni che dovrebbe dare la direzione generale di Alitalia in occasione di un prossimo cda della compagnia».
Quella della partecipazione a un aumento di capitale di Alitalia – con eventuale acquisizione dell’inoptato, in modo da accrescere la propria quota – è insomma la prima opzione, il piano A. Però la compagnia franco-olandese, che di Alitalia è il primo azionista con il 25%, vuole vedere i conti, avere tutti i dettagli del piano di ristrutturazione e capire bene quali sono le intenzioni degli altri soci.
Avvertendo che nel cassetto c’è comunque un piano B. Se infatti non c’è alcun dubbio sull’interesse per il mercato italiano, sulla sua importanza strategica (è il terzo in Europa) – nonostante la politica di generosa apertura alle compagnie low cost che ha compresso i margini – Air France fa capire che la strada di una rafforzata presenza autonoma non è ancora del tutto esclusa. Anche se pare davvero improbabile che Air France getti la spugna a un passo dal traguardo, quando può prendere il controllo di Alitalia con uno sforzo finanziario minimo.
Deve però muoversi con estrema cautela. Perché non può accollarsi il debito di Alitalia quando è impegnata a ridurre il suo. Perché non può farsi carico di tutti i problemi di Alitalia quando sta faticosamente cercando di realizzare il suo piano di ristrutturazione (che dovrebbe riportare i conti in equilibrio l’anno prossimo, dopo sei esercizi in rosso). Perché se Alitalia deve essere, allora Air France vuole decidere programmi e strategie della compagnia.
La palla è quindi nel campo di Alitalia, che riunisce il suo consiglio giovedì prossimo. A un mese dalla scadenza dell’accordo che vincola i cosiddetti “soci privati” alla cessione delle quote solo tra loro, e lo stesso giorno dell’incontro a Parigi tra il ministro italiano dei Trasporti Maurizio Lupi e il suo collega francese Frederic Cuvillier.
Proprio Lupi ha peraltro spalancato le porte a Air France: «Mi aspetto un rafforzamento del ruolo della compagnia francese. Da parte nostra non ci sono assolutamente preclusioni. L’importante è che l’Italia non sia vista solo come un posto dove prelevare della domanda e spostarla su Parigi. Alitalia è un’azienda privata e il compito del governo non è quello di entrare nel merito della dialettica tra i soci. Al governo spetta però ribadire che Alitalia è un’impresa strategica. E avere quindi garanzie sulla salvaguardia dell’hub, sui livelli produttivi e sul ruolo nello sviluppo del settore aeroportuale». Una posizione che privilegia l’interesse della compagnia rispetto alla nazionalità dell’azionista di controllo. Ben diversa da quella imposta nel 2008 da Silvio Berlusconi e accettata dal premier Romano Prodi.

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